Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8821 del 13/04/2010

Cassazione civile sez. trib., 13/04/2010, (ud. 03/03/2010, dep. 13/04/2010), n.8821

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – rel. Presidente –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

S.S., elettivamente domiciliato in Volterra Via G.

Matteotti n. 21, presso lo studio dell’avv. VERDIARELLI Renzo, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del direttore pro tempore,

elettivamente domiciliate in Roma, Via dei Portoghesi n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che le rappresenta e difende;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria

regionale della Toscana, sez. 9^, n. 48, depositata il 4.9.2007.

Letta la relazione scritta redatta dal relatore Dott. Aurelio

Cappabianca;

constatata la regolarità delle comunicazioni di cui all’art. 380 bis

c.p.c., comma 3.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Premesso:

che il contribuente propose ricorso avverso avviso, con il quale l’Agenzia – con metodo induttivo e sulla base dei “parametri”, di cui al D.P.C.M. 29 gennaio 1996, emessi ai sensi della L. n. 549 del 1995, art. 3, comma 181, e segg. – aveva accertato a suo carico, per l’anno 1999, maggior Iva;

– che l’adita commissione tributaria respinse il ricorso, con sentenza confermata, in esito all’appello del contribuente, dalla Commissione regionale;

– che il nucleo essenziale della motivazione della decisione di appello recita: “… La Commissione nel merito ritiene che le motivazioni dell’appellante siano inconsistenti in quanto lo scostamento emerso tra i redditi dichiarati rispetto a quelli desumibili dall’applicazione dei parametri è condizione sufficiente a legittimare l’accertamento operato dall’Ufficio”;

rilevato:

che, avverso la sentenza di appello, il contribuente ha proposto ricorso per cassazione in due motivi;

– che l’Agenzia ha resistito con controricorso; osservato:

che, con il primo motivo, il contribuente ha dedotto “violazione e falsa applicazione di legge motivo ex art. 360 c.p.c., n. 3” e formulato il seguente quesito: “se ai fini della determinazione dei compensi presuntivi la legge su richiamata stabilisce che ai fini della determinazione del reddito in via presuntiva debbano essere presi in considerazione solo i compensi dichiarati, ritenendo irrilevante o meno la loro effettiva corresponsione nell’anno in corso”;

– che, con il secondo motivo, il contribuente ha dedotto “omessa, illogica e contraddittoria motivazione motivo ex art. 360 c.p.c., nn. 4 e 5” e denunciato l’inadeguata motivazione della sentenza impugnata “in carenza di una valutazione effettiva e ragionata del rigetto dei motivi di ricorso in appello del comparente”;

considerato:

– che il primo mezzo è inammissibile;

– che – in disparte la mancata indicazione della specifica norma di legge asseritamente violata e la mancata rispondenza del quesito proposto ai requisiti prescritti dall’art. 366 bis c.p.c., secondo la lettura fornitane da questa Corte (v. Cass. s.u. 3519/08) occorre, invero, rilevare che il quesito medesimo non è coerente con la ratio decidendi della pronunzia impugnata, mentre il motivo risulta, comunque, non autosufficiente, non fornendo adeguata rappresentazione degli elementi e delle ragioni idonee a sovvertire la decisione del giudice a quo;

– che – a prescindere dall’incoerenza logica della contestuale denunzia di omessa e di contraddittoria motivazione – carente con riguardo al requisito dell’autosufficienza, nei termini sopra indicati, si rivela, altresì, il secondo mezzo;

ritenuto:

che il ricorso si rivela, pertanto, manifestamente infondato, sicchè va respinto nelle forme di cui agli artt. 375 e 380 bis c.p.c.;

che, per la soccombenza, il contribuente va condannato al pagamento delle spese di causa, liquidate in complessi Euro 800,00 (di cui Euro 600,00 per onorario) oltre spese generali ed accessori di legge.

P.Q.M.

La Corte: respinge il ricorso; condanna il contribuente al pagamento delle spese di causa, liquidate in complessivi Euro 800,00 (di cui Euro 600,00 per onorario) oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 3 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 13 aprile 2010

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