Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8777 del 13/04/2010

Cassazione civile sez. II, 13/04/2010, (ud. 11/03/2010, dep. 13/04/2010), n.8777

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PICCIALLI Luigi – rel. Presidente –

Dott. BUCCIANTE Ettore – Consigliere –

Dott. MAZZACANE Vincenzo – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 11067-2006 proposto da:

S.E.G. (OMISSIS), D.L.A.

(OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA

BARBERINI 52, presso lo studio dell’avvocato ROMEO FRANCESCO,

rappresentati e difesi dall’avvocato CARLINO PASQUALE;

– ricorrenti –

contro

R.I. (OMISSIS), S.D.F.

(OMISSIS), S.D.G.G.

(OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA BOEZIO 16,

presso lo studio dell’avvocato IMPARATO DARIO, rappresentati e difesi

dagli avvocati SBORDONE PAOLO, SBORDONE LUIGI;

– controricorrenti –

e contro

L.M.G.A., P.E., P.E.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1054/2005 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 12/04/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

11/03/2010 dal Consigliere Presidente Dott. LUIGI PICCIALLI;

udito l’Avvocato CARLINO PASQUALE, difensore del ricorrente che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito l’Avvocato SBORDONI PAOLO, difensore del controricorrente che

ha chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SGROI Carmelo che ha concluso per l’accoglimento del primo – secondo

e quarto motivo; assorbito il 3^ motivo del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto notificato il 4.12.90 S.E.G. e d.

L.A. citarono al giudizio del Tribunale di Napoli gli eredi di R.C., al fine di sentir emettere sentenza ex art. 2932 c.c. di esecuzione in forma specifica del contratto preliminare datato (OMISSIS), con il quale gli istanti avevano compromesso l’acquisto un appartamento in quella città, per il prezzo di L. novecento milioni, di cui duecento corrisposti contestualmente, centosessanta con successivo acconto ed il resto da pagarsi alla stipula dell’atto di compravendita, prevista entro la fine di quell’anno. Gli attori esponevano che il promittente venditore R.C. si era impegnato a cancellare la trascrizione di un pignoramento ma, alla scadenza suddetta, non solo non vi aveva provvedutola aveva anche subito la trascrizione sul medesimo bene di una domanda di riduzione di disposizioni testamentarie paterne da parte della sorella R.I., e dopo essere stato inutilmente invitato a fissare una nuova data per la stipula, previa cancellazione di quelle trascrizioni, nell'(OMISSIS), era deceduto.

Si costituirono gli eredi legittimi del R. la vedova P. C., la sorella R.C., i nipoti S.D. F. e G.G., mentre rimase contumace l’altra sorella ed erede, la suddetta R.I.. Gli anzidetti convenuti contestarono il fondamento della domanda ed ascrivendo agli attori l’inadempimento del preliminare, per non aver pagato il residuo prezzo ed essere rimasti silenti per due anni,chiesero in via riconvenzionale la risoluzione del contratto. Dopo la precisazione delle conclusioni, tuttavia, la convenuta P. addivenne alla vendita agli attori della sua quota, pari a 2/3 dell’immobile ed il Tribunale con sentenza del 2.6.93. dichiarata cessata la materia del contendere tra tali parti ed accogliendo le residua domanda attrice (previa espressa rinuncia alla precedente richiesta di tenere “libera di iscrizioni e trascrizioni pregiudizievoli” l’immobile),con sentenza del 2.6.93 dispose il richiesto trasferimento ex art. 2932 c.c.. del rimanente terzo dell’immobile, subordinandolo al versamento del residuo prezzo, pari a L. 180.000.000,in favore degli altri convenuti, che condannava al rimborso delle spese del giudizio in favore degli attori. Ma a seguito ed in accoglimento dell’appello proposto dai S.d. e da R.I., anche nella qualità di eredi di R.C. nelle more defunta, con sentenza del 14.11.97 la Corte di Napoli rigettò la domanda ex art. 2932 c.c., compensando le spese del doppio grado, essenzialmente ritenendo che a nessuna delle due parti potesse ascriversi un grave inadempimento, non a quella attrice perchè il comportamento dei promittenti era stato solo improntato ad eccessiva prudenza,non a quella convenuta, perchè la trascrizione della domanda di riduzione testamentaria, peraltro successivamente rigettata, non era addebitabile al R., il quale si era anche attivato per eliminarla; sicchè questione oltretutto si era dichiarato pronto alla stipula ed a garantire da evizione i promissari acquirenti, non poteva considerarsi inadempiente, con conseguente mancanza di una condizione per l’esecuzione specifica.

A seguito del ricorso per cassazione del S. e del d.L., resistito dai soli S.D. e da R.I. e non anche dagli eredi di P.C., nelle more deceduta con sentenza n. 1867 del 9.2.01 questa Corte, in accoglimento del primo motivo, rilevava che la corte napoletana si era occupata soltanto della seconda trascrizione, senza invece fornire appagante motivazione in ordine alla mancata cancellazione della prima, relativa ad un pignoramento del 16.12.74, che il promittente venditore si era impegnato a cancellare;pertanto cassava la sentenza impugnata, dichiarando assorbiti i rimanenti motivi e rinviando per nuovo esame ad altra sezione della corte territoriale.

Riassunto il giudizio dal S. e dal d.L., con richiesta di conferma della sentenza di primo grado, si costituirono i S. d. e R.I., i quali ribadirono il già proposto appello; gli eredi P. rimasero contumaci.

Con sentenza dei 17.3-12.4.2005 la Corte d’Appello di Napoli ha rigettato la domanda di esecuzione in forma specifica proposta dal S. e dal d.L. ed ha compensato interamente le spese di tutti i gradi tra le parti, sull’essenziale rilievo, ritenuto assorbente rispetto ad ogni altra questione ed ostativo alla richiesta di esecuzione in forma specificarne il R. non poteva considerarsi colpevole di inadempimento, per la mancata cancellazione del pignoramento immobiliare, essendosi comportato in buona fede e dichiarato disposto alla stipulazione del contratto definitivo. Come era infatti stato provato documentalmente, il promittente venditore aveva rintracciato il creditore pignorante e comunicato, a mezzo del proprio legale, alle controparti che quello si era dichiarato disposto o a rinunziare al pignoramento in occasione della stipulazione o a rilasciare una dichiarazione separata; ma i promissari acquirenti,alla richiesta di esprimere una scelta al riguardo, non avevano inviato alcuna risposta. Peraltro la ridotta incidenza economica del pignoramento,per sole L. 100.000,e la palese inefficacia ex art. 479 c.p.c. dello stesso,non seguito dalla richiesta di vendita nel prescritto termine di gg. 90, comportavano comunque la mancanza di gravità dell’ascritta inadempienza,tanto più considerando che i promissari acquirenti non avevano prospettato particolari motivi in ordine alla necessità della cancellazione e che,nel corso del giudizio di primo grado,vi avevano addirittura rinunziato, così confermando la nulla o scarsa rilevanza dell’inadempimento.

Contro tale sentenza il S. ed il d.L. hanno proposto ricorso con quattro motivi; hanno resistito R.I., S. d.F. e d.G.G. con controricorso;

gli eredi P. neppure in questa sede hanno svolto attività difensiva.

I difensori delle parti costituite hanno depositato memoria illustrativa.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo i ricorrenti deducono omessa,insufficiente e contraddittoria motivazione su punto decisivo della controversia,essenzialmente lamentando che i giudici di rinvio, limitandosi a valutare la sussistenza e gravità dell’inadempimento in relazione alla sola mancata cancellazione della trascrizione del pignoramento del (OMISSIS) da parte del promittente venditore R. C., non abbiano esaminato le altre questioni che,oggetto dei rimanenti motivi di ricorso per cassazione dichiarati assorbiti nella sentenza di legittimità, puntualmente riproposte nell’atto di riassunzione, sarebbero state rilevanti ai fini della decisione:la protrazione dell’inadempienza da parte degli eredi del R., la rilevanza della successiva trascrizione,che quand’anche non addebitabile alla controparte, avrebbe tutt’al più comportato la sospensione dell’obbligo di stipulazione del contratto definitivo o l’esonero dal risarcimento,ma non quello dalla stipula suddetta la violazione e falsa applicazione degli artt. 2907 e 2908 c.c. e art. 277 c.p.c., perchè la corte di merito,rigettando sia la domanda di risoluzione,sia quella di esecuzione in forma specifica,aveva disapplicato le norme sull’efficacia vincolante del contratto, pervenendo ad una sostanziale denegatio iustitiae.

Con il secondo motivo si deduce carenza e contraddittorietà di motivazione,nonchè violazione e falsa applicazione degli artt. 2932 e 1218 c.c., per essere stata erroneamente e immotivatamente esclusa l’inadempienza della parte convenuta,non avendo questa fornito prova dell’impossibilità, per causa ad essa non imputabile, della prestazione, in un contesto nel quale era incontroverso che la stessa non aveva provveduto, così non osservando l’obbligo della buona fede, alla cancellazione della trascrizione del pignoramento nel termine fissato per la stipula del contratto definitivo,nè successivamente. I giudici di rinvio non avrebbero tenuto conto che,peraltro, alla data della lettera del legale del promittente venditore era ancora pendente la causa di riduzione testamentaria che aveva determinato la seconda trascrizione e che pertanto ben giustificate erano le remore dei promissari alla stipula del definitivo. La corte di merito avrebbe inoltre erroneamente richiestoci fini della proponibilità della domanda di esecuzione in forma specificala gravità dell’inadempimento,requisito quest’ultimo non necessario ai sensi dell’art. 2932 c.c. richiedendo tale norma quale condizione dell’azione soltanto il mancato adempimento della controparte.

Con il terzo motivo vengono dedotte carenze e contraddittorietà di motivazione e violazione dell’art. 1256 c.c. per essere stato valutato soltanto il comportamento del promittente venditore R.C. e non anche quello dei suoi eredi, che al pari del loro dante causa non si erano attivati per la cancellazione delle trascrizioni ed erano rimasti successivamente renitenti all’obbligo di stipulazione del contratto definitivo, nonostante i promissari acquirenti peraltro assolti con statuizione passata in giudicato dall’addebito di inadempimento colpevole, avessero rinunziato a conseguire l’immobile libero da iscrizioni e trascrizioni pregiudizievoli.

Con il quarto motivo si deduce infine,sostanzialmente riassumendo tutte le precedenti censure,violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 e segg., 1372, 2907 e 2908 c.c., nonchè dell’art. 277 c.p.c., per avere la corte di merito disapplicato le norme sulla forza vincolante del contratto,sulla sua interpretazione,con particolare riferimento a quelle sulla intenzione dei contraenti e sul criterio della buona fede,risolvendosi l’impugnata decisione in un vero e proprio diniego di giustizia,per non essere stato il contratto preliminare sottoposto al suo esame dichiarato suscettibile di adempimento, pur essendone stata esclusa la risoluzione. I motivi di ricorso, per la stretta connessione ed interdipendenza tra le censure contenute, possono essere esaminati congiuntamente.

Premesso che la cassazione con rinvio della sentenza di secondo grado,pronunziata a seguito dell’accoglimento,ritenuto assorbente rispetto ad ogni altra questione,di un vizio della motivazione rilevante ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, aveva restituito ai giudici di merito tutte le tematiche già devolute dall’appello e rimesse in discussione con il ricorso per cassazione,con il solo limite di non poter nuovamente incorrere nelle stesse carenze rilevate e censurate in questa sede deve anzitutto ritenersi fondata la doglianza contenuta nel primo motivo,considerato che i giudici di rinvio non avrebbero potuto limitarsi ad esaminare la sola questione della sussistenza e rilevanza dell’inadempimento,con riferimento alla mancata eliminazione,da parte del promittente venditore della trascrizione del pignoramento immobiliare gravante sull’immobile, ma dovuto procedere anche ad una complessiva e nuova disamina, nei limiti devolutivi del precedente gravame,della vicenda negoziale,con poteri di valutazione delle risultanze processuali non soggette a limitazioni di sorta,a parte quella sopra indicata (v. tra le altre S.U. 10598/97, Cass. n. 12148/02,4018/06). Nel caso di specie, dunque, quale che fosse stato l’esito della questione oggetto del primo motivo di ricorso per cassazione, rimanevano da esaminare tutte quelle formanti oggetto dei successivi motivi, che questa Corte aveva dichiarato espressamente assorbiti (al riguardo v. Cass. n. 11767/90). Tale valutazione – ed al riguardo fondato si evidenzia il terzo motivo di ricorso – avrebbe dovuto compiersi con riferimento non solo al comportamento del R., ma anche a quello successivo (oggetto del secondo, assorbito, motivo del precedente ricorso di legittimità) di quegli eredi che, succedutigli negli obblighi derivanti dal contratto preliminare, rimasto ineseguito ed ancora in vigore dopo il decesso del predetto, avevano tuttavia opposto un rifiuto alla stipulazione dell’atto definitivo, sull’assunto che il mancato adempimento fosse addebitabile esclusivamente ai promittenti venditori ciò deducendo a fondamento della domanda riconvenzionale risolutoria. Ma tale domanda era stata respinta in primo grado e la relativa statuizione era stata confermata dalla Corte d’Appello con la sentenza del 14.11.97, non impugnata dagli eredi R.; sicchè sulla non addebitabilità dell’inadempimento al S. ed al D. L. sussisteva un giudicato interno, con la conseguenza che i giudici di rinvio,nello stabilire se la residua domanda ancora in considerazione,quella ex art. 2932 c.c. (limitata al trasferimento dei rimanenti diritti di comproprietà per un terzo dell’immobile) fosse meritevole di accoglimento, avrebbero dovuto tener conto della non colpevolezza del comportamento dei promissari acquirenti e della correlativa indeducibilità,da parte dei resistenti eredi R., dell’eccezione inadimplenti non adimpledum, sulla base della quale i medesimi, con implicito richiamo all’art. 1460 c.c. si erano essenzialmente opposti alla domanda principale.

In siffatto contesto processuale,caratterizzato da due contrapposte pretese, l’una di esecuzione in forma specifica ex art. 2932 c.c. basata su un contratto parzialmente rimasto inadempiuto ed ancora in vigore tra le parti, l’altra, quella ex art. 1453 c.c. sulla cui reiezione era calato il sipario del giudicato, evidente risulta come il diniego di accoglimento della prima domanda da parte dei giudici di rinvio, sul semplice rilievo che la mancanza di un “grave inadempimento” addebitabile alla parte promittente venditrice ne comportasse l’inaccoglibilità, legittimando il persistente rifiuto di adempimento delle parti convenute ancora resistenti,abbia determinato una paradossale situazione di stallo del rapporto, risolventesi – come fondatamente dedotto nel quarto motivo di ricorso e nell’ultima parte del primo – nella sostanziale vanificazione degli effetti vincolanti del contratto, nella specie pur valido ed efficace,riconosciuti in via generale dall’art. 1372 c.c., e,per quanto attiene in particolare a quello preliminare, del diritto del contraente non inadempiente a pretenderne ex art. 2932 c.c. l’esecuzione in forma specifica, salvi i casi,nella specie non ricorrenti, in cui la stessa sia impossibile o esclusa dal titolo. E” agevole, infatti osservare che,ove passasse in giudicato la decisione oggetto della presente impugnazione,di reiezione della domanda ex art. 2932 c.c., i promissari acquirenti, venditori pur essendo stati dichiarati incolpevoli di inadempimento rimarrebbero sine die vincolati ad un contratto preliminare, ancora valido ed efficace, senza poterne tuttavia richiedere l’esecuzione, che di fatto sarebbe rimessa alla mera discrezione delle controparti.

Ritiene invece questa Corte che, di fronte al fatto oggettivo del mancato adempimento del contratto preliminare, che di per sè solo è sufficiente a configurare l’interesse della parte non inadempiente (tali dovendo considerarsi, in virtù dell’evidenziato giudicato à promissari acquirenti) a promuovere l’azione di cui all’art. 2932 c.c. (al riguardo v. Cass. 8693/91, 1749/56, secondo cui la domanda di esecuzione neppure richiede la costituzione in mora della controparte), l’indagine compiuta dai giudici di rinvio in ordine alla gravità dell’inadempimento della controparte, per fatto comunque riconducibile alla stessa (nella specie la mancata eliminazione della prima trascrizione gravante sull’immobile, non solo entro il termine convenzionale del 31.12.88,ma anche successivamente), sia stata indebitamente compiuta,non richiedendo la sopra citata norma,a differenza di quella sulla risoluzione del contrattole l’inadempienza sia anche dovuta a colpa grave della parte non adempiente. L’errore essenziale,inficiante l’apparato argomentativo della decisione impugnata, è consistito dunque nell’impropria trasposizione, in tema di esecuzione in forma specifica dell’obbligo di concludere un contrattoci una disposizione del tutto particolare,quella contenuta nell’art. 1455 c.c. secondo cui l’inadempienza è priva di rilevanza nel caso in cui sia di scarsa importanza,avuto riguardo all’interesse dell’altra parte, che è dettata esclusivamente ai fini della risoluzione del contratto e che, per la sua natura eccezionale, derogante al più generale principio (cui sono improntati gli artt. 1453 e 1218 c.c.) secondo cui le conseguenze sfavorevoli dell’inadempimento devono far carico sulla parte che vi sia incorsa,neppure in via analogica avrebbe potuto applicarsi in tema di azione ex art. 2932 c.c. E’ agevole al riguardo osservare come,nel caso di specie l’operata valutazione di scarsa rilevanza abbia comportato la legittimazione di un comportamento,anteriore e successivo all’instaurazione del giudizio, palesemente renitente alla stipulazione, traente spunto da un fatto (la non procurata cancellazione di quella trascrizione,in ordine alla quale la parte promittente venditrice aveva assunto un preciso impegno) certamente dovuto alla mancata osservanza di un’obbligazione contrattuale gravante sui convenuti e da presumersi,in base al principio dettato dall’art. 1218 c.c., dovuto a fatto dei medesimi, salvo prova dell’impossibilità della prestazione derivante da causa agli stessi non imputabile. D’altra parte, una volta intervenuta la rinunzia delle controparti all’adempimento di quell’obbligazione propedeutica alla stipulazione del contratto definitivo, nessuna ragione vi sarebbe stata più per opporsi alla stessa o alla pronunzia di una sentenza costitutiva, tenente luogo della non conclusa compravendita ad oggetto dei rimanenti diritti di comproprietà sull’immobile compromessola nulla rilevando che in primo momento la stipula fosse stata differita su prudenziale iniziativa dei promissari acquirenti al fine di consentire alla controparte di eliminare quella trascrizione pregiudizievole,che peraltro non si configurava quale assoluto impedimento tale da comportare l’impossibilità della stipulazione. Una volta rimosso,a seguito della surriferita rinunzia, quell’iniziale ostacolo, derivante da una legittimala pur accessoria, pretesa degli attori, comunque rimasta insoddisfatta,ai giudici di merito non restava in cospetto di un contratto preliminare valido ed efficace,ancora parzialmente ineseguito, e di una idonea e seria offerta di adempimento della residua controprestazione (relativa al pagamento del saldo, che secondo il contratto avrebbe dovuto avvenire contestualmente alla stipula e che per consolidato principio della giurisprudenza di legittimità ben può essere offerto con la domanda ex art. 2932 c.c., dovendo gli effetti traslativi della sentenza essere subordinati a tale pagamento),che pronunziare la sentenza costitutiva di esecuzione in forma specifica. Il convincimento ora esposto appare del resto,confortato da un risalente,ma tuttora insuperato, principio enunciato da questa Corte, in una fattispecie in parte analoga alla presente, in cui fu affermato che ” la domanda di adempimento informa specifica dell’obbligo di concludere un contratto avente ad oggetto una cosa determinata può essere respinta solo in caso di inadempimento della parte istante e anche quando la stessa, a termini dello art. 1460 cod. civ.,si sia rifiutata (in precedenza) di addivenire alla conclusione del contratto eccependo l’inadempimento della parte promittente venditrice,come nel caso di avvenuta iscrizione, da parte del promittente venditore,di ipoteca sull’immobile in violazione dell’obbligo di trasmettere la proprietà libera da garanzie reali” (Cass. n. 3901/79). Le suesposte considerazioni,sulla scorta delle quali deve ritenersi fondato il primo motivo di ricorso sui dedotti preliminari profili,essendo sufficiente il mancato adempimento della controparte, ancorchè non connotato da gravità, a giustificare l’esperimento dell’azione di cui all’art. 2932 c.c., esimono dalla valutazione dei rimanenti profili, con i quali si censura la sostanziale sottovalutazione della gravità di tale inadempienza, e consentono di accogliere il ricorso, emettendo, in un contesto nel quale la fattispecie risulta compiutamente accertata in tutti i suoi elementi di fatto e di diritto, una diretta pronunzia di merito ex art. 384 c.p.c., comma 1, u.p.. Vanno pertanto cassata senza rinvio la sentenza impugnata e rigettato l’appello avverso la sentenza di primo grado,che aveva correttamente accolto la domanda di esecuzione in forma specifica del S. e del d.L., per la parte ancora inseguita del contratto preliminare. Ne consegue, per il principio della soccombenza,la condanna dei resistenti al pagamento delle spese di tutti i successivi gradi del processo, che si liquidano come da dispositivo.

PQM

La Corte accoglie il ricorso,cassa senza rinvio la sentenza impugnata e, pronunziando nel merito,rigetta l’appello avverso la sentenza del Tribunale di Napoli del 2.6.1993. Condanna i resistenti R. I., S.d.F. e S.d.G. G. al rimborso,in favore dei ricorrenti S.E. G. e de L.A., delle spese dei giudizi di secondo grado e di legittimità, che liquida, per quello di appello, in complessivi Euro 2.200.00, di cui 1.500 per onorari e 500 per diritti,per il primo di cassazione, in complessivi Euro 4.600,00 di cui 100 per esborsi, per quello di rinvio in complessivi Euro 3.200,00 di cui 2.300 per onorari e 700 per diritti, e per il presente,in complessivi Euro 5.700,00 di cui 200 per esborsi.

Così deciso in Roma, il 11 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 13 aprile 2010

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