Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8771 del 12/05/2020

Cassazione civile sez. II, 12/05/2020, (ud. 27/09/2019, dep. 12/05/2020), n.8771

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Presidente –

Dott. ORICCHIO Antonio – Consigliere –

Dott. DE MARZO Giuseppe – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29041/2017 proposto da:

GE.CO.IN SRL, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ARNO 38, presso

lo studio dell’avvocato GIOVANNI BARONE, che la rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

G.S.I. SRL, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ALBALONGA, 40,

presso lo studio dell’avvocato RENATO NEGRONI, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato ENRICO AMICIZIA;

CALCESTRUZZI SPA, (incorporante la Speedybeton spa) elettivamente

domiciliata in ROMA, lungotevere Sangallo n. 1, presso lo studio

dell’avv. GIANFRANCO VITI, che la rappresenta e difende;

GENERALI ITALIA SPA, elettivamente domiciliata in ROMA via Giuseppe

Ferrari n. 35, presso lo studio dell’avv.to MARCO VINCENTI che la

rappresenta e difende;

– controricorrenti –

e contro

ZUCCHERI RICAMBI SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 4841/2017 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 18/07/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

27/09/2019 dal Consigliere Dott. LUCA VARRONE.

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

1. La società G.S.I. Srl conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale di Roma la società Ge.Co.In. S.p.A. (oggi srl) chiedendone la condanna alla restituzione della somma di Lire 500.000.000 a titolo di quota parte del corrispettivo indebitamente versato in ragione del mancato completamento a regola d’arte di un immobile edificato dalla convenuta e venduto all’attrice e dell’ulteriore somma di Lire 400.000.000 per il risarcimento dei danni.

1.1 Nel corso del giudizio la convenuta otteneva l’autorizzazione alla chiamata in causa delle società Zuccheri Ricambi s.p.a. E.T.S. s.r.l. Speedybeton s.p.a. (oggi Calcestruzzi S.p.A.) e Generali S.p.A. che si costituivano in giudizio.

2. Il Tribunale di Roma accoglieva la domanda attorea e condannava la convenuta al pagamento di Euro 393.981,79, accoglieva anche la domanda riconvenzionale della società Zuccheri Ricambi condannando la convenuta al pagamento della somma di Euro 74.897, dichiarava, infine, l’inammissibilità della chiamata in causa nei confronti delle altre società.

3. La società Ge.Co.In. S.p.A. odierna ricorrente proponeva appello avverso la suddetta sentenza.

4. La Corte d’Appello di Roma, in parziale accoglimento del gravame, rigettava la domanda riconvenzionale proposta da Zuccheri Ricambi S.p.A. nei confronti dell’appellante, rigettava l’appello incidentale condizionato proposto da Zuccheri Ricambi s.p.a. e rigettava l’appello nella restante parte.

In particolare, la Corte d’Appello riteneva che, pur dovendosi interpretare il contratto come di vendita e non di appalto, in quanto l’immobile era stato venduto a corpo nello stato di fatto e di diritto come pervenuto alla parte venditrice per averlo edificato a propria cura e spese, tuttavia in relazione all’eccezione di prescrizione e di decadenza sollevata dalla convenuta tale qualificazione non assumeva rilevanza giacchè ai sensi dell’art. 1495 c.c., comma 2, in tema di vendita la denuncia non è necessaria se il venditore ha riconosciuto l’esistenza del vizio e, anche ai sensi dell’art. 1667 c.c., comma 2, in tema di denuncia dei vizi dell’opera appaltata è previsto che la denuncia non sia necessaria se l’appaltatore ha riconosciuto la difformità e i vizi.

Nella specie tale riconoscimento era avvenuto come risultava dalle prove espletate.

La Corte d’Appello respingeva anche il motivo di appello relativo alla nullità della citazione introduttiva del giudizio e quello relativo alla legittimazione della società Zuccheri Ricambi, così come il motivo di appello relativo alla consulenza tecnica d’ufficio di cui si chiedeva la rinnovazione salvo che per la parte relativa alla domanda della società Zuccheri Ricambi che non aveva provato il danno e il cui appello incidentale condizionato doveva essere respinto.

5. Ge.Co.In. S.p.A. ha proposto ricorso per cassazione avverso la suddetta sentenza sulla base di sette motivi.

6. Calcestruzzi S.p.A., Generali Italia S.p.A. e G.S.I. Srl hanno resistito con controricorso.

7. La ricorrente ha depositato due distinti atti di rinuncia al ricorso rispettivamente in data 3 maggio 2019 e 8 maggio 2019 con richiesta di dichiarare l’estinzione del giudizio.

8. Con memoria depositata in prossimità dell’udienza la ricorrente afferma di aver notificato alla calcestruzzi S.p.A. la rinuncia al giudizio e, tuttavia, non essendo pervenuta l’accettazione, insiste per l’accoglimento dei motivi di ricorso anche al fine di scongiurare la condanna alle spese processuali.

9. Il giudizio deve essere dichiarato estinto per rinuncia al ricorso.

Tale rinuncia è stata accettata solo da due delle tre parti costituite. Come si è detto la ricorrente insiste per l’accoglimento dei motivi nei soli confronti della società Calcestruzzi spa che non ha accettato la rinuncia al ricorso. Tale domanda non può essere accolta, in quanto la rinuncia al ricorso per cassazione risulta perfezionata nel caso in cui la controparte ne abbia comunque avuto conoscenza e, trattandosi di atto unilaterale recettizio, produce l’estinzione del processo a prescindere dall’accettazione, che rileva solo ai fini delle spese (Sez. 1, Ord. n. 17187 del 2014).

Nel giudizio di cassazione, infatti, non trova applicazione l’art. 306 c.p.c., secondo cui la rinuncia agli atti del giudizio dev’essere accettata, in quanto in tale giudizio la rinuncia per essere produttiva di effetti processuali non richiede l’accettazione della controparte, restando esclusa la reviviscenza del ricorso ove la parte, con successiva memoria ex art. 378 c.p.c., sia tornata ad insistere per l’accoglimento dell’impugnazione (Sez. 3, Sent. n. 12743 del 2016).

10. Alla dichiarazione di estinzione del giudizio segue la condanna nei soli confronti della società Calcestruzzi SPA incorporante la Speedybeton spa, alle spese del giudizio di legittimità liquidate in Euro 4.200 più 200 per esborsi.

P.Q.M.

La Corte dichiara estinto il giudizio e condanna la ricorrente al pagamento nei confronti della Calcestruzzi SPA incorporante la Speedybeton spa, delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 4200 più 200 per esborsi.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile, il 27 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 12 maggio 2020

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