Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8762 del 04/04/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 04/04/2017, (ud. 22/12/2016, dep.04/04/2017),  n. 8762

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6431-2016 proposto da:

L.A.C., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA COLA DI

RIENZO 69, presso lo studio dell’avvocato CHIARA MORASCHI,

rappresentata e difesa dagli avvocati RAFFAELE TOTARO, LUCA RENNA

giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

SIFATT SRL, quale società incorporante la MONTE PRATELLO SPA, in

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, V.LE DEI PARIOLI 76, presso lo studio

dell’avvocato SEVERINO D’AMORE, rappresentata e difesa dall’avvocato

LUCIANO DELL’ORSO giusta procura in calce al controricorso e ricorso

incidentale;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 1268/2015 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 17/11/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 22/12/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONELLA

PELLECCHIA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. L.A.C. convenne in giudizio la Monte Pratello S.P.A. al fine di sentirla condannare al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali da essa subiti a seguito di una caduta avvenuta a causa di una lastra di ghiaccio, non visibile e non segnalata, mentre scendeva dall’impianto sciistico.

Si costituì in giudizio Monte Pratello S.p.A., eccependo che il sinistro si era verificato per esclusiva colpa della L. che, come confermato dalla relazione di servizio dell’Ispettore D. e dalle immagini registrate dall’impianto di videosorveglianza, aveva perso l’equilibrio.

Il Tribunale di Sulmona, dopo aver escusso prova testimoniale, ha accolto integralmente la domanda attorea con la sentenza n. 501/2014.

2. La decisione è stata riformata dalla Corte d’Appello di L’Aquila con la sentenza n. 1268 del 17 novembre 2015.

La Corte ha ritenuto che, a prescindere da qualsivoglia qualificazione del fatto sia come responsabilità contrattuale o come responsabilità extracontrattuale, dalla ricostruzione compiuta emerge l’assenza di responsabilità del gestore dell’impianto posto che l’Ispettore della Polizia di Stato intervenuto non aveva rilevato alcuna anomalia sulla pista.

Inoltre, secondo la Corte, l’attrice non ha fornito la prova circa la sussistenza di una situazione di pericolo necessaria per poter configurare un comportamento colposo del gestore per mancata predisposizione di segnalazioni e/o protezioni.

3. Avverso tale sentenza propone ricorso in Cassazione L.A.C. sulla base di cinque motivi.

3.1 Resiste con controricorso e ricorso incidentale S.I.F.A.T.T. s.r.l. già Monte Pratello S.p.A.

4. E’ stata depositata in cancelleria relazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., e regolarmente notificata ai difensori delle parti, la proposta di inammissibilità del ricorso. La ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

5. A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, reputa il Collegio con le seguenti precisazioni, di condividere le conclusioni cui perviene la detta proposta.

5.1. Con il primo motivo la ricorrente deduce la nullità del procedimento perchè “la Corte d’appello prima ancora della costituzione in giudizio di L.A.C. comunque avvenuta nei termini previsti dal codice di rito, con decreto depositato in cancelleria in data 20.08.2015 ha fissato l’udienza di discussione ex art. 281 sexies c.p.c.con termine per memorie da depositare 10 giorni prima dell’udienza del 17.11.2015”. Lamenta la L. che ciò avrebbe leso il suo diritto di difesa.

Il motivo è infondato perchè generico.

Infatti la L. a parte considerazioni generali ed apodittiche non denuncia quali attività avrebbe svolto o in cosa sarebbe stata lesa nel suo diritto di difesa.

5.2. Con il secondo motivo deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 1681 c.c. che la Corte avrebbe ritenuto non applicabile al caso di specie. Denuncia anche che il giudice del merito non avrebbe indicato quale norma sarebbe applicabile al caso de quo.

Anche tale motivo è infondato.

La ricorrente non coglie la ratio decidendi della sentenza. Il giudice del merito ha ritenuto che comunque si qualifichi la domanda proposta sia come responsabilità contrattuale o come responsabilità extracontrattuale, in entrambi i casi, non risulta provata la responsabilità del gestore.

5.3. Con il terzo e quarto e quinto motivo lamenta l’omessa valutazione della prova testimoniale raccolta sia che la Corte ha fatto riferimento ad una giurisprudenza non applicabile alla fattispecie in esame perchè ha inteso la caduta come avvenuta durante la fase di discesa con gli sci e non all’atto di scendere dalla seggiovia. Si duole anche che la sentenza sarebbe viziata in quanto il giudice del merito interpreta in maniera contraddittoria, lacunosa e illogica le deposizioni rese dai testi.

I tre motivi che possono essere esaminati congiuntamente sono inammissibili.

Infatti la ricorrente chiede in realtà a questa Corte di pronunciarsi ed interpretare questioni di mero fatto non censurabili in questa sede mostrando di anelare ad una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito, nel quale ridiscutere analiticamente tanto il contenuto dei fatti storici quanto le valutazioni di quei fatti espresse dal giudice dell’appello – non condivise e per ciò solo censurate al fine di ottenerne la sostituzione con altre più consone alle proprie aspettative (Cass. n. 21381/2006).

6.1. Con l’unico motivo di ricorso incidentale la S.I.F.A.T.T. s.r.l. si duole che la Corte territoriale non si sia pronunciata sulla domanda di restituzione, come richiesto nell’atto di appello, delle somme versate alla L. pari ad Euro 6.800,00.

Il motivo è fondato.

Effettivamente la Corte d’appello ha omesso di pronunciarsi sul punto mentre ha previsto solo il rimborso delle spese di lite.

Pertanto la Corte rigetta il ricorso principale, accoglie quello incidentale, cassa in relazione la sentenza impugnata e decidendo nel merito condanna L.A.C. a restituire a S.I.F.A.T.T. s.r.l. quanto indebitamente percepito in dipendenza della sentenza di primo grado. Le spese seguono la soccombenza.

PQM

la Corte rigetta il ricorso principale, accoglie quello incidentale, cassa in relazione la sentenza impugnata e decidendo nel merito condanna L.A.C. a restituire S.I.F.A.T.T. s.r.l. quanto indebitamente percepito in dipendenza della sentenza di primo grado. Condanna la ricorrente principale al pagamento in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 5.200,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200, ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del citato art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione sesta civile della Corte Suprema di Cassazione, il 22 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 4 aprile 2017

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