Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8757 del 04/04/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 04/04/2017, (ud. 22/12/2016, dep.04/04/2017),  n. 8757

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3727/2016 proposto da:

R.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DI SAN BASILIO

61, presso lo studio dell’avvocato EUGENIO PICOZZA, rappresentato e

difeso dall’avvocato ROSA MICHELA RIZZI, giusta mandato speciale a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

R.A., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCESCO

A BECCARA, giusta delega a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 199/2015 della CORTE D’APPELLO di TRENTO del

19/05/2015, depositata il 17/06/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 22/12/2016 dal Consigliere Dott. ANTONELLA

PELLECCHIA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. R.A., originariamente rappresentato dalla madre, poi in proprio avendo raggiunto la maggiore età, convenne il padre R.P. al fine di sentirlo condannare al risarcimento dei danni alla persona per lesioni subite a seguito di percosse.

Il Tribunale di Trento, con sentenza n. 18/2013, accolse la domanda di risarcimento proposta dall’attore, condannando R.P. al pagamento di Euro 19.500,00.

2. La decisione è stata confermata dalla Corte d’Appello di Trento, con la sentenza n. 199 del 17 giugno 2015.

Secondo la Corte di Appello non si è verificata una duplicazione illegittima delle voci di danno per aver il giudice di primo grado liquidato un danno morale, distinto da quello biologico, posto che le categorie del danno biologico e del danno morale svolgono una funzione descrittiva dell’intero contenuto pregiudizievole. Parimenti, non si riscontra un vizio di ultrapetizione nella liquidazione del danno morale per la perdita della figura paterna poichè la motivazione della sentenza è unitaria e considera il danno alla persona nel suo complesso. Il riferimento ad un pregiudizio conseguito alla perdita della figura paterna è solo uno dei possibili profili di sofferenza che in situazioni così straordinariamente gravi si possono verificare. E ciò si evince dall’atto di citazione di primo grado pag. 5-7.

3. Avverso tale decisione propone ricorso in Cassazione R.P., sulla base di tre motivi.

3.1 Resiste con controricorso R.A..

4. E’ stata depositata in cancelleria relazione ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ., e regolarmente notificata ai difensori delle parti, la proposta di manifesta infondatezza del ricorso. Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

5. Con i tre motivi di ricorso il ricorrente si duole della errata valutazione e quantificazione del danno effettuata dai giudici del merito e lamenta la non corretta applicazione dei criteri di liquidazione del danno non patrimoniale delle tabelle di Milano.

A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella Camera di consiglio, reputa il Collegio con le seguenti precisazioni, di condividere le conclusioni cui perviene la detta proposta.

I tre motivi possono essere esaminati congiuntamente e sono infondati. La motivazione della sentenza dei giudici del merito resiste a tutte le critiche avanzate dal ricorrente. Infatti ha fatto applicazione dei principi di questa Corte sia in relazione alla liquidazione del danno e sia alla personalizzazione in via equitativa effettuata del danno morale di cui è stata data adeguata motivazione (pag. 8 sentenza C.A.) (Cass. 22585/2013; Cass. 18641/2011).

Pertanto, ai sensi degli artt. 380-bis e 385 c.p.c., il ricorso va rigettato. Le spese seguono la soccombenza.

PQM

la Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 2.600,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200, ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del citato art. 13 , comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 22 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 4 aprile 2017

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