Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8752 del 13/04/2010

Cassazione civile sez. lav., 13/04/2010, (ud. 18/02/2010, dep. 13/04/2010), n.8752

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCIARELLI Guglielmo – Presidente –

Dott. CURCURUTO Filippo – Consigliere –

Dott. NOBILE Vittorio – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. CURZIO Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul

Lavoro (INAIL), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE

144, presso lo studio dell’avvocato LA PECCERELLA LUIGI, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato ROMEO Luciana per

delega Notaio F. Tuccari di Roma del 10/3/2006, rep. n. 70262;

– ricorrente –

contro

P.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA A.

BAIAMONTI 2, presso lo studio dell’avvocato BLASI PAOLO, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5415/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 22/11/2005 R.G. 10470/2002;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

18/02/2010 dal Consigliere Dott. GIOVANNI MAMMONE;

Viste le conclusioni scritte del P.M. in persona del Sostituto

Procuratore Generale Dott. PIVETTI Marco, che ha concluso per

l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO E DIRITTO

Con ricorso al giudice del lavoro di Roma P.S. chiedeva che l’INAIL fosse condannato a corrispondergli le prestazioni di legge conseguenti ad un infortunio sul lavoro da lui patito.

Rigettata la domanda per assenza di postumi indennizzabili, l’assicurato proponeva appello lamentando che avrebbe dovuto pur sempre essere concessa l’indennità di inabilità temporanea. Con sentenza depositata il 22.11.05 la Corte d’appello di Roma accoglieva l’impugnazione considerato che l’espletata consulenza tecnica aveva accertato un inabilità temporanea di quarantacinque giorni.

Proponeva ricorso per cassazione l’INAIL deducendo violazione degli artt. 421, 435 e 291 c.p.c., nonchè omessa motivazione, in quanto la Corte di merito avrebbe dovuto dichiarare improcedibile l’impugnazione dato che il Collegio aveva concesso con ordinanza un nuovo termine per la notifica dell’atto di appello e che la notifica stessa era avvenuta dopo la scadenza del termine ivi fissato.

Si difendeva con controricorso l’assicurato.

Il Procuratore generale chiedeva che il ricorso fosse trattato in camera di consiglio e concludeva per il suo accoglimento.

Il ricorso è fondato.

Dai verbali del giudizio di appello, che in questa sede debbono essere presi in esame in ragione della natura del vizio dedotto, risulta che all’udienza di discussione del 17.7.03 – non risultando costituito l’INAIL – il procuratore dell’appellante chiedeva termine per il deposito della copia notificata del ricorso in appello o, comunque, per notificare l’atto in questione. Il Collegio rinviava la discussione all’udienza del 23.9.04 e concedeva all’appellante termine fino al 24.1.04 per il deposito della copia notificata dell’atto di appello o, in mancanza, per procedere direttamente alla sua notifica.

Il ricorso in appello fu notificato solo il 2.8.04 e all’udienza del 23.9.04 la Corte di merito rinviò all’udienza del 30.6.05 ed in questa sede decise la causa nel merito.

Le Sezioni unite di questa Corte (sentenza 30.7.08 n. 20604) hanno recentemente puntualizzato che, nel rito del lavoro, l’appello pur tempestivamente proposto nel termine di legge con il deposito del ricorso nella cancelleria del giudice, è improcedibile ove la notificazione del ricorso stesso e del decreto di fissazione dell’udienza non sia avvenuta, non essendo al giudice consentito – alla stregua di una interpretazione costituzionalmente orientata imposta dal principio della ragionevole durata del processo previsto dall’art. 111 Cost., comma 2, – di assegnare all’appellante ex art. 421 c.p.c. un termine perentorio per provvedere ad una nuova notifica a norma dell’art. 291 c.p.c..

Nella specie non risulta che da parte dell’appellante ci sia stata una prima notificazione del ricorso in appello, quantunque affetto da una qualche nullità, di modo che il termine se poteva essere concesso per il deposito dell’atto tempestivamente notificato, non avrebbe potuto essere concesso per procedere alla notifica (per la prima volta) del ricorso.

Nel caso di specie, pertanto, il ricorrente avrebbe potuto valersi del termine concesso dal Collegio solo per depositare l’atto già notificato, ma non per procedere alla sua (prima) notifica.

Essendo stato, invece, il ricorso notificato solo dopo la concessione del termine, la Corte d’appello avrebbe dovuto, alla stregua dell’interpretazione della normativa rilevante nei termini ora fissati dalle Sezioni unite, dichiarare immediatamente improcedibile il ricorso.

Quanto all’obiezione avanzata dal controricorrente che il vizio sarebbe stato irritualmente dedotto, fermo restando che i termini in cui è formulato il mezzo di impugnazione investono la Corte di legittimità di tutti i profili inerenti la procedibilità dell’appello, è irrilevante che l’odierno ricorrente per cassazione, rimasto contumace in appello, non abbia dedotto il vizio oggi denunziato costituendosi in secondo grado, atteso che il vizio stesso avrebbe dovuto essere rilevato dal giudice di ufficio, non essendo la procedibilità del ricorso disponibile dalle parti.

Il ricorso è, dunque, fondato e deve essere accolto, con cassazione dell’impugnata sentenza senza rinvio.

Nulla deve statuirsi per le spese, nè per il giudizio di appello, in cui l’INAIL non era costituito, nè per il giudizio di legittimità, per il quale vale l’esenzione prevista dall’art. 152 disp. att. c.p.c., vertendosi in materia di prestazione presidenziale richiesta prima dell’ottobre 2003.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza senza rinvio, nulla statuendo per le spese, tanto per il giudizio di appello che per quello di Cassazione.

Così deciso in Roma, il 18 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 13 aprile 2010

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