Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8745 del 13/04/2010

Cassazione civile sez. lav., 13/04/2010, (ud. 10/02/2010, dep. 13/04/2010), n.8745

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIDIRI Guido – Presidente –

Dott. MONACI Stefano – Consigliere –

Dott. DI NUBILA Vincenzo – Consigliere –

Dott. STILE Paolo – Consigliere –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – rel. Consiglie – –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 20971/2006 proposto da:

V.E., elettivamente domiciliato in Roma, VIA CAVOUR 221,

presso lo studio dell’avvocato FABBRINI FABIO, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato SPEDALIERE LEOPOLDO, giusta mandato a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

CAFIMAR CHARTERING & AND TRADING S.R.L. (gia’ Somat Offshore

S.r.l.),

in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA DI PORTA PINCIANA 6, presso lo studio

dell’avvocato CARAVITA DI TORITTO BENIAMINO, che la rappresenta e

difende unitamente agli avvocati PROTO PISANI NICOLA, GALGANI

FABRIZIO, giusta mandato a margine del controricorso;

– controricorrente –

contro

S.A.S.A. S.P.A.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 3543/2005 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 25/07/2005 R.G.N. 6/03;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

10/02/2010 dal Consigliere Dott. NAPOLETANO Giuseppe;

udito l’Avvocato COLLEVECCHIO MARCELLO per delega di CARAVITA DI

TORITTO BENIAMINO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUCCI Costantino, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso per

quanto di ragione.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

V.E. conveniva, dinanzi al Tribunale di Torre Annunziata, la societa’ armatrice Cafimar Chatering. and Trading e la societa’ SASA assicurazioni affinche’, previa dichiarazione del suo diritto all’indennizzo di L. 50 milioni per la sopravvenuta inidoneita’ permanente alla navigazione, dette societa’ fossero condannate, in solido, al pagamento della relativa somma.

L’adito giudice rigettava la domanda nei confronti della societa’ assicuratrice e dichiarava il difetto di legittimazione passiva della societa’ armatrice.

La Corte di Appello di Napoli, con sentenza 25 luglio 2005, respingeva l’impugnazione proposta dal V..

I giudici di appello ponevano a fondamento della decisione il rilievo che il diritto del ricorrente, nei confronti della societa’ assicuratrice, si era prescritto in quanto l’atto interruttivo, ancorche’ spedito entro l’anno, era stato ricevuto dal destinatario decorso il termine di prescrizione.

Avverso tale sentenza il V. ricorre in cassazione sulla base di tre censure.

Resiste con controricorso la societa’ armatrice.

La societa’ assicuratrice non svolge attivita’ difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Rileva preliminarmente il Collegio che l’art. 366 bis c.p.c., cosi’ come introdotto dal D.Lgs n. 40 del 2006, art. 6, trova applicazione solo per i ricorsi per cassazione proposti avverso decisioni pubblicate a decorrere dal due marzo 2006 (V. per tutte Cass. 16275/07),mentre nella specie la decisione impugnata e’ stata pubblicata in data anteriore. Conseguentemente, questa Corte e’ esonerata dal prendere in esame i quesiti di diritto formulati dalla parte ricorrente.

Con il primo motivo del ricorso il V. deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 1219, 2943 e 2945 c.c. e formula il relativo quesito di diritto di cui all’art. 366 bis c.p.c. cit.

Allega che la Corte territoriale ha ignorato, nel ritenere prescritto il diritto all’indennizzo nei confronti della societa’ assicuratrice, la portata generale del principio enunciato dalla Corte costituzionale con sentenza n. 477 del 2002 e non ha, quindi, tenuto conto che, ai fini della interruzione della prescrizione, bisogna aver riguardo al momento della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario e tanto perche’ il principio sancito dal giudice delle leggi non ha soltanto effetto processuale, ma anche sostanziale.

La censura e’ infondata.

Ritiene il Collegio di dare continuita’ giuridica al principio affermato da questa Corte secondo il quale in materia di prescrizione, la consegna all’ufficiale giudiziario dell’atto da notificare non e’ idonea ad interrompere il decorso del termine prescrizionale del diritto fatto valere, dovendosi ritenere che il principio generale – affermato dalla sentenza n. 477 del 2002 della Corte cost. – secondo cui, quale sia la modalita’ di trasmissione, la notifica di un atto processuale si intende perfezionata, dal lato del richiedente, al momento dell’affidamento dell’atto all’ufficiale giudiziario, non si estenda all’ipotesi di estinzione del diritto per prescrizione in quanto, perche’ l’atto, giudiziale o stragiudiziale, produca l’effetto interruttivo del termine, e’ necessario che lo stesso sia giunto alla conoscenza (legale, non necessariamente effettiva) del destinatario. Ne consegue che, in caso di domanda proposta nelle forme del processo del lavoro, il mero deposito del ricorso presso la cancelleria del giudice non produce un effetto interruttivo, restando escluso – ove la domanda giudiziale non sia il solo mezzo previsto dall’ordinamento per l’interruzione della prescrizione di un determinato diritto – che cio’ consenta di dubitare, in riferimento all’art. 3 Cost., della legittimita’ costituzionale dell’art. 2943 c.c. in relazione all’art. 414 c.p.c. e all’art. 2934 c.c. (Cass. 11 giugno 2009 n. 13588).

Del resto, questa Corte ha ritenuto manifestamente infondata l’eccezione di legittimita’ costituzionale dell’art. 149 c.p.c., art. 2943 c.c. e L. 20 novembre 1982, n. 890, art. 4, comma 3, nella parte in cui prevede che la notificazione si perfeziona, per il notificante, alla data di ricezione dell’atto da parte del destinatario anziche’ a quella, antecedente, di consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario, in relazione alla notifica di un atto stragiudiziale diretto ad interrompere il decorso del termine prescrizionale, atteso che, da un lato, non sussiste l’esigenza di salvaguardare il diritto di difesa nel giudizio – posta a fondamento della sentenza n. 477 del 2002 della Corte cost. con cui e’ stata dichiarato l’illegittimita’ costituzionale dell’art. 149 c.p.c. e della normativa postale per violazione dell’art. 24 Cost. – e, dall’altro, sussiste l’interesse del destinatario alla certezza del diritto, ossia a conoscere se la prescrizione sia stata tempestivamente interrotta ovvero il rapporto possa considerarsi definito, la cui preminenza non appare irragionevole, atteso che il mittente ha la possibilita’ di agire con la dovuta tempestivita’ e che, in relazione al disposto di cui agli artt. 1334 e 1335 c.c., perche’ l’atto produca i suoi effetti e’ necessario e sufficiente che pervenga all’indirizzo del destinatario in tempo utile (Cass. 27 giugno 2008 n. 17644).

Con la seconda censura il ricorrente chiede, nell’ipotesi di accoglimento del primo motivo, la decisione nel merito ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, subordinatamente il rinvio ad altro giudice.

Attesa l’infondatezza del primo motivo, la presente censura rimane assorbita.

Con il terzo motivo il V. denuncia omessa decisione in punto di sussistenza della responsabilita’ diretta dell’armatore per inesatto adempimento dell’obbligo di cui all’art. 32, comma 1, lett. c) CCNL navi da rimorchio del 24/11/94 e violazione e falsa applicazione degli artt. 1362, 1363 e 1366 c.c., nonche’ erronea interpretazione dell’art. 32 CCNL. Formula, poi, il quesito di diritto di cui all’art. 366 bis cit..

Allega che la Corte di merito nonostante le fosse stato devoluto, con specifico motivo, la questione della responsabilita’ diretta dell’armatore per inesatto adempimento dell’obbligo di cui al richiamato contratto collettivo, ha omesso qualsiasi pronuncia in proposito.

Il motivo e’ fondato.

Invero, nonostante il tema dell’inesatto adempimento dell’obbligo di cui all’art. 32, comma 1, lett. c) CCNL navi da rimorchio del 24/11/34, fosse oggetto del devolutimi, la Corte territoriale omette, al riguardo, qualsiasi pronuncia.

La stessa Corte di merito nella sentenza, del resto, da atto che il V., nell’atto di appello, sostiene “che, contrariamente a quanto ritenuto dal primo giudice, non e’ stato puntualmente adempiuto dalla stessa – ossia dalla societa’ amatrice – l’obbligo di assicurazione in conformita’ alla normativa di cui agli accordi del settore risultando il contratto di assicurazione stipulato limitato “per aver escluso, ad es., le malattie preesistenti”.

In conclusione il terzo motivo del ricorso va accolto, il primo va rigettato ed il secondo va dichiarato assorbito.

La sentenza impugnata, di conseguenza, va, in relazione al motivo accolto, cassata con rinvio, anche per le spese del giudizio di legittimita’, alla Corte di Appello di Napoli in diversa composizione.

PQM

La Corte accoglie il terzo motivo del ricorso, rigetta il primo e dichiara assorbito il secondo. Cassa, in relazione al motivo accolto, la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimita’, alla Corte di Appello di Napoli in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 10 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 13 aprile 2010

 

 

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