Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8719 del 04/04/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 04/04/2017, (ud. 31/01/2017, dep.04/04/2017),  n. 8719

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMOROSO Giovanni – Presidente –

Dott. MANNA Antonio – Consigliere –

Dott. BALESTRIERI Federico – rel. Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 25189-2014 proposto da:

T.G. C.F. (OMISSIS), domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR

presso LA CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE,

rappresentato e difeso dall’avvocato DONATO MUTI, giusta delega in

atti;

– ricorrente –

contro

EMERAL CORAL SHIPPING LIMITED;

– intimata –

avverso la sentenza n. 168/2014 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 24/04/2014 R.G.N. 23/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

31/01/2017 dal Consigliere Dott. FEDERICO BALESTRIERI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MASTROBERARDINO PAOLA che ha concluso per l’inammissibilità del

ricorso, in subordine rigetto.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso al Tribunale di Genova, T.G., premesso di essere lavoratore marittimo con mansioni (da ultimo) di Comandante e di essere iscritto nelle matricole Gente di Mare presso la Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia (al n. 0074L9/1a categoria), esponeva: – di essere stato imbarcato alle dipendenze della Emerald Coral Shipping Limited con contratto a tempo indeterminato in regime di turno particolare; che il primo imbarco aveva avuto luogo dal 10 luglio 2009 al 24 ottobre 2009 sulla nave “(OMISSIS)”, iscritta nelle matricole navi maggiori di Genova, armata dalla Emerald Coral Shipping Limited; – di essere stato sbarcato per avvicendamento; – di essere stato reimbarcato sulla stessa nave dal 2 marzo al 3 luglio 2010 e di essere stato sbarcato per avvicendamento; – di essere stato dichiarato inabile per malattia dal medico SASN il 26 luglio 2010; – che l’armatrice aveva inviato all’Ipsema la “denuncia delle retribuzioni per erogazione delle indennità” per il periodo di inabilità; – che, una volta cessato lo stato di malattia (il 29 novembre 2010), egli aveva tempestivamente trasmesso all’armatrice il certificato di guarigione manifestando la propria disponibilità all’imbarco; – che la Società gli aveva suggerito di cercare un altro imbarco, cosicchè egli si era infine deciso ad accettare una proposta di lavoro a termine pervenuta da altro armatore; – che il 3 gennaio 2011 gli era pervenuta una missiva, a firma “Enterprise Shipping Agency, in qualità di agenti” con cui gli veniva comunicata la “cancellazione dal Turno Particolare della Emerald Coral Shipping Limited, causa imbarco con altra compagnia”; – che egli aveva impugnato detta comunicazione con missiva pervenuta alla armatrice il 19 gennaio 2011; – che il rapporto di lavoro intercorso con l’armatrice doveva considerarsi come rapporto a tempo indeterminato a far data dall’anno 2009, cosicchè la mancata convocazione per l’imbarco integrava gli estremi di un licenziamento, intimato senza che sussistessero i presupposti della giusta causa o del giustificato motivo; – che tale licenziamento era altresì nullo perchè carente della forma scritta, posto che la missiva con cui si comunicava la cancellazione del turno costituiva un mero “atto strumentale”.

Sulla scorta di tale prospettazione il ricorrente sollecitava la condanna della Emerald Coral Shipping Limited alla reintegrazione nel posto di lavoro e, per l’effetto, a corrispondergli la retribuzione globale di fatto L. n. 300 del 1970, ex art. 18.

Il Tribunale, dichiarata la contumacia della società convenuta ed esaminata la documentazione versata in atti, emetteva la sentenza n. 880/2013 con cui rigettava il ricorso.

In motivazione citava la costante giurisprudenza di legittimità secondo cui “a seguito dell’estensione dell’applicabilità della disciplina di cui alla L. n. 604 del 1966 ed alla L. n. 300 del 1970, art. 18 al personale marittimo navigante delle imprese di navigazione, disposta dalla sentenza della Corte costituzionale n. 96 del 1987, ai fini dell’applicabilità di tale normativa limitativa del potere di licenziamento, relativamente al suddetto personale, è sufficiente che tra le parti sussista un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, in base alla loro volontà o per effetto della normativa del codice della navigazione e della contrattazione collettiva che prevalgano sulla volontà delle parti, mentre non è necessaria la concorrenza dei presupposti particolari dell’istituto, previsto dai contratti collettivi, della c.d. continuità del rapporto di lavoro, atteso che la suddetta sentenza della Corte Costituzionale non contiene, nè sul piano letterale, nè sul piano logico, alcun elemento che faccia ritenere che l’applicabilità di quell’istituto sia un presupposto della disposta applicabilità dell’indicata disciplina legale in materia di licenziamenti” (Cass. n. 16382/2004). Recependo tali principi, il Tribunale rilevava che per l’applicabilità della tutela invocata non si richiede il c.d. regime di continuità, essendo tuttavia indispensabile un rapporto a tempo indeterminato, che sia tale per effetto della volontà delle parti, ovvero ex lege, ovvero ai sensi della contrattazione collettiva. Ove il rapporto non presenti tali caratteri, la cancellazione dal turno particolare incide solo sulla disciplina dell’avviamento inibendo al marittimo l’avviamento con diritto di preferenza sulle navi di quell’armatore, cosicchè l’illegittimità della cancellazione dal turno comporta solo il diritto, per il lavoratore, di percepire l’indennità specificamente prevista, per tale ipotesi, dalla contrattazione collettiva (in tal senso, tra le altre: Cass. n. 7823/01), indennità, nella fattispecie, non richiesta.

Sulla scorta di tali argomentazioni, il Tribunale affermava che incombeva sul ricorrente l’onere di dimostrare l’esistenza del dedotto rapporto di lavoro a tempo indeterminato; onere che, però, non era stato assolto. Infatti il ricorrente si era limitato a produrre la “dichiarazione di accettazione comando” sottoscritta il 2 marzo 2010 dinanzi alla capitaneria di porto di Cagliari ma non le convenzioni di imbarco, dalle quali avrebbe potuto desumersi la natura dell’imbarco stesso (a viaggio, a tempo determinato o a tempo indeterminato). Nè dalla durata dei due imbarchi emergeva la natura a tempo indeterminato, ex lege, del rapporto per cui è causa, posto che tra le parti erano intercorsi due soli contratti, ciascuno di durata non superiore ai quattro mesi e intervallati da una pausa superiore a quattro mesi – che presentavano, dunque, caratteristiche del tutto compatibili con un rapporto diverso dal rapporto a tempo indeterminato, secondo le previsioni di cui al CCNL di settore vigente. Ne conseguiva l’infondatezza della domanda attrice.

Avverso la sentenza proponeva appello il Trapani. Resisteva la società. Con sentenza depositata il 28 aprile 2014, la Corte d’appello di Genova rigettava il gravame, rilevando che l’art. 325 c.n. ed il c.c.n.l. non consentivano alcuna presunzione circa la natura a tempo indeterminato del rapporto, sicchè non avendo il Trapani offerto alcuna prova circa tale natura del rapporto, l’appello doveva essere respinto.

Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso il Trapani, affidato a due motivi.

La società è rimasta intimata.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.-Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 328 e 331 c.n. e art. 332 c.n., n. 4, in relazione all’art. 2697 c.c..

Evidenzia che, superata la tesi che in materia possa considerarsi contratto a tempo indeterminato solo quello contraddistinto dalla CRL (continuità del rapporto di lavoro), egli aveva allegato la sussistenza di un contratto di arruolamento di durata; che il Comandante di una nave può stipulare il contratto di arruolamento con la semplice accettazione del comando (art. 331 c.n.), mentre l’art. 331 c.n., comma 1 e art. 332 c.n., n. 4 prevedono che quando il contratto del Comandante è a tempo determinato, debbono essere contenute nell’atto di accettazione del comando l’indicazione del viaggio da compiere o la durata del contratto, mentre se il contratto è a tempo indeterminato solo la data di decorrenza.

Risultava pertanto erronea la sentenza impugnata che aveva evinto dalla mancata (ed impossibile) produzione del contratto di arruolamento e dall’assenza di indicazioni circa la sua durata, l’assenza di prova della natura a tempo indeterminato del contratto.

1.1- Il motivo è infondato posto che, fermo restando che la prova della natura a tempo indeterminato del contratto di arruolamento resta in capo al lavoratore, l’art. 331 c.n. prevede solo che l’armatore può procedere all’arruolamento del Comandante nel modo sopra esposto, nonchè secondo la procedura prevista nei commi 2 e 3, la cui prova non può che gravare sul marittimo, indicando peraltro gli estremi di cui all’art. 332 c.n. che, al n. 4, stabilisce che il contratto di arruolamento deve enunciare: “il viaggio o i viaggi da compiere (…); la decorrenza e la durata, se l’arruolamento è a tempo determinato; la decorrenza del contratto se l’arruolamento è a tempo indeterminato”, prevedendo così, chiaramente, giusta del resto l’analoga previsione dell’art. 325 c.n., sia il contratto a tempo determinato che a tempo indeterminato. La sentenza impugnata ha già accertato che la dichiarazione di accettazione di comando in questione nulla specificava circa la natura dell’imbarco, sicchè la censura, sotto tale profilo, risulta inammissibile in base all’art. 360 c.p.c., comma 1, novellato n. 5.

Deve in ogni caso osservarsi che successivamente a tale contratto (del 2.3.10), il Trapani stipulò altro contratto di lavoro a termine con altro armatore, discendendone così comunque l’irrilevanza, per in fini che qui interessano, del primo.

La mancata produzione del c.c.n.l. preclude poi (ex art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4) di valutare la dedotta circostanza della durata superiore a 4 mesi di un imbraco (in tesi 4 mesi ed un giorno), che ad avviso del ricorrente comporterebbe, secondo il detto c.c.n.l., la trasformazione del rapporto in contratto a tempo indeterminato.

2.- Con il secondo motivo il ricorrente denuncia la violazione degli artt. 2697-2729 cod. civ., oltre che dell’art. 115 c.p.c. oltre ad omessa motivazione circa un fatto decisivo.

Lamenta che dal regime di turno particolare e dal libretto di navigazione, da cui risultava un periodo di imbarco durato per quattro mesi ed un giorno, doveva evincersi la sussistenza di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, che del resto costituisce la regola ai sensi della legislazione interna (D.Lgs. n. 368 del 2001) e della disciplina comunitaria; si duole ancora che la corte di merito non dispose il richiesto ordine di esibizione del ruolo di equipaggio della nave.

2.1.- Il motivo è infondato.

Questa Corte ha più volte osservato che in tema di rapporto di lavoro nautico, il regime di continuità, che garantisce la protrazione a tempo indeterminato del contratto di arruolamento e la permanenza del rapporto anche nei periodi di inoperosità tra ciascuno sbarco e l’imbarco successivo del marittimo, non è generalizzato, essendo riscontrabile solo nelle ipotesi previste dalla contrattazione collettiva, sicchè, in assenza di essa, l’attività del lavoratore marittimo, seppure alle dipendenze dello stesso imprenditore, è costituita solamente da una sequenza non continua di imbarchi con distinti contratti di arruolamento, secondo il regime generale previsto dall’art. 325 cod. nav.. Ne consegue che, ove il marittimo, in regime di continuità, sia stato illegittimamente cancellato dal turno particolare costituito presso l’armatore – turno che assicura ai lavoratori nautici che vi sono iscritti, provenendo dal turno generale, la precedenza nelle chiamate per imbarco da parte di quell’armatore – egli gode della tutela reale, e può, quindi, ottenere la reintegrazione nel posto di lavoro; mentre, nel caso di rapporto di arruolamento di marittimo iscritto al turno particolare che non sia connotato dal regime di continuità, la cancellazione da tale turno incide solo sulla disciplina dell’avviamento, inibendo al marittimo l’avviamento con diritto di preferenza sulle navi di quell’armatore, e, pertanto, la illegittimità di detta cancellazione comporta solo l’insorgenza in capo al lavoratore del diritto al conseguimento della particolare indennità per siffatta evenienza dalla contrattazione collettiva (Cass. n. 7823/01, Cass. n. 24672/16).

Quest’ultima sentenza ha ribadito che il regime di continuità, che garantisce la protrazione a tempo indeterminato del contratto di arruolamento e la permanenza del rapporto anche nei periodi di inoperosità tra ciascuno sbarco e l’imbarco successivo, non è generalizzato, essendo riscontrabile solo nelle ipotesi previste dalla contrattazione collettiva, sicchè, in assenza di essa, l’attività del lavoratore marittimo, seppure alle dipendenze dello stesso imprenditore, è costituita solamente da una sequenza non continua di imbarchi con distinti contratti di arruolamento, secondo il regime generale previsto dall’art. 325 cod. nav.. Non vi è dunque nessuna presunzione di durata a tempo indeterminato del contratto di arruolamento.

Quanto all’ordine di esibizione, deve rilevarsi che esso non può essere richiesto (sempre che il ricorrente provi di averlo fatto) per la prima volta in appello, salvo che la parte dimostri che si tratta di documenti la cui esibizione sia stata già richiesta nel giudizio di primo grado, Cass. n. 24414/2009.

Questa Corte ha anche chiarito (Cass. n. 1484/2014) che l’istanza di esibizione, ex art. 210 cod. proc. civ., si distingue dalla richiesta di informazioni alla P.A., di cui all’art. 213 cod. proc. civ., sia per i presupposti, atteso che solo per la prima è richiesta l’indispensabilità dell’acquisizione del documento e l’iniziativa di parte, sia per la natura, pubblica o privata, del destinatario della richiesta, sia, infine, per l’oggetto in quanto, mentre la richiesta di ordine di esibizione è diretta ad acquisire uno o più specifici documenti, posseduti dall’altra parte o da un terzo, e il cui possesso l’istante dimostri di non essere riuscito diversamente ad acquisire, la richiesta ex art. 213 cod. proc. civ. ha per oggetto informazioni scritte relative ad atti e documenti propri della P.A. e, dunque, istituzionalmente in possesso di quest’ultima. Ne consegue che, ove la richiesta ex art. 210 cod. proc. civ. sia stata presentata solo in appello, la parte è tenuta a provare di non aver potuto produrre nel giudizio di primo grado, per causa ad essa non imputabile, i documenti oggetto della richiesta di esibizione, non essendo ammissibile, attraverso l’ordine ex art. 210 cod. proc. civ., superare le preclusioni processuali, previste dagli artt. 345 e 437 cod. proc. civ., nè aggirare l’onere incombente sulla parte di fornire le prove che essa sia in grado di procurarsi e che non può pretendere di ricercare mediante l’attività del giudice.

Non essendovi alcun contrasto, in seno alla giurisprudenza di legittimità, sull’argomento, risulta infondata la richiesta del Trapani di remissione alle sezioni unite di questa Corte della questione.

3.- Il ricorso deve essere pertanto rigettato. Nulla per le spese, non avendo la società armatrice svolto attività difensiva.

Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 31 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 4 aprile 2017

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