Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8711 del 13/04/2010

Cassazione civile sez. III, 13/04/2010, (ud. 18/02/2010, dep. 13/04/2010), n.8711

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI NANNI Luigi Francesco – Presidente –

Dott. PETTI Giovanni Battista – rel. Consigliere –

Dott. URBAN Giancarlo – Consigliere –

Dott. SPIRITO Angelo – Consigliere –

Dott. D’AMICO Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 2847/2006 proposto da:

COMUNE DI CISTERNA DI LATINA in persona del Sindaco pro tempore

legale rappresentante Dott. MAURO CARTURAN, elettivamente domiciliato

in ROMA, VIA CARLO MIRABELLO 14, presso lo studio dell’avvocato

MENDICINI MARIO, rappresentato e difeso dall’avvocato PALUMBO

Bernardino giusta delega in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

C.N., C.E., D.L.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 166/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

Sezione Prima Civile, emessa il 20/12/2004, depositata il 17/01/2005,

R.G.N. 982/2002;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

18/02/2010 dal Consigliere Dott. GIOVANNI BATTISTA PETTI;

udito l’Avvocato BERNARDINO PALUMBO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GOLIA Aurelio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Il (OMISSIS) C.N., di anni 16, in ora notturna, penetrava in uno stabile in costruzione, appartenente al Comune di (OMISSIS), per soddisfare un bisogno fisiologico;

giunto in prossimità di uno scavo predisposto per il vano ascensore, completamente al buio, vi precipitava dentro riportando lesioni gravi.

2. Con citazione del 2 settembre 1994 i genitori di C. N., E. e L.D., convenivano dinanzi al Tribunale di Latina il Comune di Cisterna Latina e ne chiedevano la condanna al risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non, derivati dallo incidente. Il Comune si costituiva e chiedeva il rigetto delle domande proponendo riconvenzionale per responsabilità aggravata. Nel corso del giudizio C.N., divenuto maggiorenne, spiegava intervento volontario. La causa era istruita con prove orali e consulenza medico legale.

3. Il Tribunale, con sentenza del 8 ottobre 2001, condannava il Comune al risarcimento dei danni biologici e morali ed alla rifusione delle spese di lite. Il tribunale riteneva accertata la responsabilità esclusiva della pubblica amministrazione in relazione alle regole per i danni cagionati dalle cose in custodia.

4. Contro la decisione ha proposto appello il comune, chiedendone la riforma, anche in ordine alla riconvenzionale per lite temeraria.

Resistevano i genitori in proprio e C.N., maggiorenne.

5. La Corte di appello di Roma con sentenza del 17 gennaio del 2005, così decideva: in parziale accoglimento dell’appello proposto dal Comune di Cisterna Latina accerta il contributo causale alla determinazione del sinistro nella misura di 1./3 a carico del Comune e di 2/3 a carico di C.N.; in relazione a tale statuizione ridetermina i danni (vedi ampius in dispositivo) e compensa per 2/3 le spese dei due gradi, ponendo un terzo a carico del Comune.

6. Contro la decisione ricorre il Comune con sette motivi di ricorso illustrati da memoria, non resistono le controparti.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso non merita accoglimento in ordine ai motivi dedotti, che per chiarezza espositiva vengono qui in sintetica descrizione.

Nel PRIMO MOTIVO si deduce error in iudicando per violazione e falsa applicazione dell’art. 2048 c.c., assumendosi (ff. 10 a 11 del ricorso) che la responsabilità del sinistro è addebitabile per culpa in vigilando ai genitori del minore, penetrato nottetempo abusivamente nel cantiere.

Nel SECONDO MOTIVO si deduce il vizio della motivazione, omessa e insufficiente su punti decisivi della controversia (ff. 11 a 20 del ricorso) sostenendosi la esistenza di condizioni di messa in sicurezza del cantiere e la sottovalutazione delle prove orali e documentali allegate; la tesi (ff. 18 del ricorso) è che deve essere esclusi qualunque nessi causale tra lo stato dei luoghi e lo evento lesivo.

Nel TERZO motivo l’error in iudicando concerne l’errata applicazione dell’art. 2051 c.c., dovendosi ritenere che il sinistro, avvenuto nell’immobile non è stato causato dalle condizioni proprie del cantiere ma dalla condotta incauta e imprevedibile del ragazzo, che ha posto in essere una situazione definita in termini di rischio elettivo.

Nel QUARTO MOTIVO si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 1226 c.c., sostenendosi che nulla è dovuto al N. a titolo di danno morale essendo il fatto dannoso imputabile al giovanetto o alla negligenza dei suoi genitori.

Nel QUINTO MOTIVO si deduce error in iudicando in punto di regolamento delle spese di lite e vizio della motivazione in punto di compensazione.

Nel SESTO MOTIVO si deduce omessa pronuncia in punto di domanda riconvenzionale per lite temeraria.

Nel SETTIMO MOTIVO si deduce un error in procedendo per avere il giudice di primo grado omesso il nominativo di C.N. sia nell’epigrafe della sentenza che nel dispositivo, con effetti di nullità della prima e della seconda sentenza sul punto.

Nulla aggiungono le memorie in ordine agli argomenti esposti.

IN SENSO CONTRARIO SI OSSERVA:

che il settimo motivo deve essere esaminato per primo ponendo una questione di nullità della prima decisione estensibile alla pronuncia di appello.

Il motivo manifestamente infondato, avendo la Corte di appello, dato atto del litisconsorzio integrale tra le parti sin dal procedimento di primo grado e della presenza in lite, autonoma del minore ora maggiorenne, per i propri interessi.

Nessuna nullità processuale rilevante risulta verificata ed il processo sì è svolto a contraddittorio integro tra le parti in lite.

Il settimo motivo deve essere pertanto rigettato.

Quanto al primo motivo, in cui si deduce l’error in iudicando in relazione alla asserita responsabilità dei genitori per la mancata vigilanza sul sedicenne, si osserva che esso è privo di specificità, non precisando gli elementi da cui desumere la inadeguatezza della educazione impartita e della vigilanza esercitata. Il motivo nella sua apoditticità manifestamente infondato. (Cfr. Cass. 9 settembre 1997 n. 9815, e Cass. 20 ottobre 2005 n. 20322).

Quanto al secondo motivo, che è certamente più complesso e articolato, si osserva che la Corte di appello, con motivazione analitica e selettiva (ff. 6 a 7) ha ricostruito la dinamica del fatto dannoso in relazione alle condizioni obbiettive di sicurezza del cantiere ed ha valutato le concorrenti corresponsabilità in concreto, con un prudente apprezzamento in fatto, insindacabile in questa sede. Infondato risulta il terzo motivo, avendo la Corte accertato la obbiettiva pericolosità dei luoghi (ff. 7 della motivazione).

Infondato anche il quarto motivo, posto che il fatto illecito dannoso è produttivo, per la natura stessa delle lesioni, di un danno non patrimoniale qualificabile per la particolare sofferenza psicologica patita dal giovane (cfr. punto 3.5 del preambolo delle SU civili 11 novembre 2008 n. 26972).

Infondato il quinto motivo che presuppone una diversa risoluzione del tema decidendi, che invece deve essere interamente confermato per le ragioni sin qui dette, che giustificano anche i termini della compensazione delle spese di lite.

Manifestamente infondato il sesto motivo sul rigetto implicito della riconvenzionale per lite temeraria, apparendo, per le ragioni dette, inconsistente la pervicace resistenza dell’ente alle corrette pronunce dei giudici del merito.

Al rigetto del ricorso non segue condanna alle spese non avendo le controparti svolto difese.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso, nulla per le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 18 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 13 aprile 2010

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