Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8702 del 29/03/2021

Cassazione civile sez. trib., 29/03/2021, (ud. 17/12/2020, dep. 29/03/2021), n.8702

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Consigliere –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 25656/2012 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via

dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

Pavea s.r.l.;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio,

con sentenza n. 359/04/11 depositata il 27.9.2011;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 17.12.2020

dal Consigliere Castorina Rosaria Maria;

Il PG nella persona del sostituto Celeste Alberto ha concluso per

l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

L’Agenzia delle Entrate emetteva nei confronti di Pavea s.r.l. un avviso di accertamento, fondato su un pvc, con il quale veniva contestata l’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi modello unico 2002 e la presentazione del modello VR per l’anno di imposta 2001, con richiesta di rimborso Iva maturato per il predetto anno ritenuto non spettante in quanto scaturito da un’operazione fittizia derivante dall’acquisto di un immobile dalla società Sa.Se.Ma s.r.l..

Impugnato l’avviso la Commissione Tributaria Provinciale di Roma, lo rigettava.

La Commissione Tributaria Regionale del Lazio, con sentenza n. 359/04/11 depositata il 27.9.2011, accoglieva il ricorso della contribuente sul presupposto che quest’ultima avesse provato documentalmente l’acquisto fatto.

Avverso la sentenza l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per Cassazione affidando il suo mezzo a quattro motivi.

La contribuente non ha spiegato difese.

Con ordinanza del 12.12.2019 la causa veniva rinviata a nuovo ruolo per acquisire la documentazione inerente il perfezionamento del procedimento di notifica o, in difetto, per procedere al rinnovo della notificazione del ricorso.

Espletati gli adempimenti Pavea s.r.l. è rimasta intimata.

L’Agenzia delle Entrate ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo la ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 19, nonchè degli artt. 2697,2727 e 2729 c.c..

2. Con il secondo motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, insufficienza della motivazione su fatti controversi e decisivi per il giudizio.

Con i motivi l’Ufficio lamenta che la CTR aveva fondato la decisione sulla mera regolarità formale dell’operazione, trascurando di prendere in esame il complesso quadro probatorio rappresentato dall’ufficio, senza motivare adeguatamente sul punto.

3. I motivi, da esaminare unitariamente, sono fondati.

La vicenda per come contestata fa riferimento a operazioni oggettivamente inesistenti.

Secondo la giurisprudenza che si è andata consolidando sulla problematica relativa alla detraibilità dell’I.V.A. ed alla deducibilità dei costi nel caso di fatture relative ad operazioni oggettivamente inesistenti, la fattura, di regola, costituisce titolo per il contribuente ai fini del diritto alla detrazione dell’imposta sul valore aggiunto e alla deducibilità dei costi in essa annotati, per cui spetta all’Ufficio dimostrare il difetto delle condizioni per l’insorgenza di tale diritto. Tale prova può essere fornita anche mediante elementi indiziari e presuntivi, poichè la prova presuntiva non è collocata su un piano gerarchicamente subordinato rispetto alle altre fonti di prova e costituisce una prova completa alla quale il giudice di merito può attribuire rilevanza anche in via esclusiva ai fini della formazione del proprio convincimento (Cass. n. 9108 del 6/6/2012). Pertanto, nel caso in cui l’Ufficio ritenga che la fattura concerna operazioni oggettivamente inesistenti, ossia sia mera espressione cartolare di operazioni commerciali mai poste in essere, e quindi, contesti anche l’indebita detrazione dell’I.V.A. e la deduzione dei costi, ha l’onere di provare che l’operazione fatturata non è mai stata effettuata, indicando, a tal fine, elementi anche indiziari (Cass. n. 20059 del 24/9/2014; n. 15741 del 19/9/2012; n. 27718 del 11/12/2013; n. 9363 del 8/5/2015; nello stesso senso C. Giust. 6 luglio 2006, C439/04; 21 febbraio 2006, C- 255/02; 21 giugno 2012, Euro 80/11); a quel punto passerà sul contribuente l’onere di dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate. Tale ultima prova non può tuttavia consistere nella esibizione della fattura o nella dimostrazione della regolarità formale delle scritture contabili o dei mezzi di pagamento, poichè questi sono facilmente falsificabili o vengono normalmente utilizzati proprio allo scopo di far apparire reale un’operazione fittizia (Cass. n. 17619 del 5/7/2018; n. 5406 del 18/3/2016; n. 18118 del 14/9/2016; n. 28683/15; n. 428 del 14/1/2015; n. 12802 del 10/6/2011; n. 15228 del 3/12/2001). Con specifico riferimento all’I.V.A., inoltre, in caso di operazioni oggettivamente inesistenti, il diritto alla detrazione dell’imposta non può in alcun modo farsi discendere – anche sul piano probatorio – dal solo fatto dell’avvenuta corresponsione dell’imposta formalmente indicata in fattura, richiedendosi, altresì, l’inerenza dell’operazione all’impresa, che è certamente mancante in relazione al pagamento dell’I.V.A. corrisposta per operazioni (anche parzialmente) inesistenti, in quanto di per sè inidoneo a configurare un pagamento a titolo di rivalsa, trattandosi di costo non inerente all’attività dell’impresa, ed anzi potenziale espressione di detrazione verso finalità ulteriori e diverse, tali da rompere il detto nesso di inerenza (Cass. n. 735 del 19/1/2010; n. 6973 del 8/4/2015).

La CTR ha affermato: “l’accertamento in contestazione nasce da un verbale di constatazione nel quale vengono disconosciute le poste di cui in premessa ma tale considerazione trae origine da una semplice presunzione che la società ha operato in presenza di operazioni fittizie. Da tali premesse la Commissione ritiene che per il principio della non contestazione deve ritenersi infondato il recupero dei costi relativi ad operazioni fittizie laddove l’amministrazione finanziaria non contesti la prova fornita dal contribuente. Nel caso in specie, l’ufficio con il suddetto processo verbale di constatazione ha disconosciuto il rimborso richiesto dalla società che invece ha fornito prove documentali circa l’acquisto fatto (fattura di acquisto regolarmente registrata, atto di compravendita e relative trascrizioni), ma tali prove non sono state contestate nè con l’avviso di accertamento, nè nella fase di giudizio, formulando ipotesi tramutate forzatamente in presunzioni senza alcun supporto probatorio”.

Orbene, la sentenza impugnata non ha dato corretta applicazione degli enunciati principi di diritto. La CTR, infatti, ha fondato la propria decisione unicamente sulla regolarità formale della fattura e dell’atto di compravendita, circostanze per come chiarito sopra non determinanti, senza esaminare nessun altro degli elementi forniti dall’amministrazione nè singolarmente, nè operandone una valutazione complessiva ed unitaria, secondo il corretto modello del ragionamento presuntivo.

Nelle conclusioni del PVC, da cui ha tratto origine l’avviso di accertamento, trascritte in ossequio del principio di autosufficienza si evince che l’ufficio aveva contestato, tra l’altro, che l’intera operazione, consistente nel trasferimento immobiliare tra società facenti capo a più soggetti ma riconducibili a S.B.N., T.S. e So.An. era stata posta in essere all’unico fine di ottenere indebiti rimborso Iva attraverso il credito generato da vari passaggi di proprietà. La fittizietà era comprovata dal fatto che le società coinvolte nella compravendita dello stesso immobile, Moonrise s.r.l. e Sa.Se.Ma. s.r.l. (rispettivamente venditrice e acquirente-venditrice dell’immobile), non avevano mai di fatto esercitato alcuna attività, non avevano versato imposte e avevano omesso le dichiarazioni annuali.

In particolare la Pavea s.r.l. non aveva svolto alcuna attività nell’anno 2001, 2002 e 2003, non esistevano prove dei pagamenti delle rate di mutuo che la stessa si era accollata, nè della somma di Lire 215.841.424 che doveva essere pagata entro il 31.12.2002. Inoltre l’amministratrice era la stessa della Moonrise s.r.l. prima società proprietaria del fabbricato.

Tali circostanze astrattamente idonee a provare, almeno presuntivamente che l’operazione fosse inesistente, non sono state in alcun modo valutate dalla CTR.

A tanto provvederà il giudice di rinvio.

3. Con il terzo motivo la ricorrente deduce la violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato dell’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4.

4. Con il quarto motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su fatti controversi e decisivi per il giudizio.

Con entrambi i motivi si lamenta che l’avviso di accertamento comminava anche una sanzione per l’omessa presentazione del Modello Unico 2002 per l’anno di imposta 2001 e che la CTR non aveva pronunciato in alcun modo sul punto.

Le censure sono suscettibili di trattazione congiunta. Esse sono fondate.

La CTR ha accolto l’appello e annullato l’avviso di accertamento senza esaminare la contestazione relativa alla omessa presentazione della dichiarazione reddituale per il 2001, nè motivare sul punto.

Il ricorso deve essere, pertanto accolto e la sentenza cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR del Lazio, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 17 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 29 marzo 2021

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