Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8701 del 13/04/2010

Cassazione civile sez. III, 13/04/2010, (ud. 09/02/2010, dep. 13/04/2010), n.8701

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI NANNI Luigi Francesco – Presidente –

Dott. PETTI Giovanni Battista – rel. Consigliere –

Dott. FILADORO Camillo – Consigliere –

Dott. URBAN Giancarlo – Consigliere –

Dott. LANZILLO Raffaella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 24088/2005 proposto da:

M.V. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, CORSO VITTORIO EMANUELE 282/284, presso lo studio dell’avvocato

LAZZARETTI ANDREA, rappresentato e difeso dall’avvocato RUPPI Cosimo

con delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

M.I. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA L. MANTEGAZZA 24, presso lo studio dell’avvocato GARDIN Luigi,

rappresentato e difeso dall’avvocato LIVIELLO Mario con delega a

margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 25/2005 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

Sezione Prima Civile, emessa il 26/11/2004; depositata il 18/01/2005;

R.G.N. 1012/2003;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

09/02/2010 dal Consigliere Dott. GIOVANNI BATTISTA PETTI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ABBRITTI Pietro, che ha concluso per il rigetto.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. M.I., nella veste di proprietario di un fondo sito in agro di (OMISSIS), con citazione del 11 aprile 1995 conveniva dinanzi al Tribunale di Lecce M.V., proprietario di un fondo confinante, interessato da lavori di scavo di un canale, che avevano provocato danni da allagamento. Riferiva l’attore che in data 11 marzo 1992 era stata fatta una transazione per ovviare alla situazione dannosa ma che il M.I. non aveva eseguito le opere necessaria e che successivamente alla alluvione del gennaio 1993 il fondo aveva riportato danni per oltre L. trentottomilioni. L’attore chiedeva la risoluzione della transazione e la condanna del convenuto ad eseguire le opere necessarie per evitare ulteriori danni ed al risarcimento dei danni.

Il convenuto si costituiva e contestava il fondamento delle domande.

La causa era istruita con prove orali e consulenza tecnica di ufficio.

2. Il Tribunale di Lecce con sentenza del 14 marzo 2003 rigettava la domanda e compensava le spese tra le parti. Rigettava la domanda di risoluzione ritenendo la natura novativa della transazione e che l’evento del gennaio 2003 era da considerarsi come evento atmosferico eccezionale.

3. Contro la decisione proponeva appello il M.I., chiedendone la riforma; resisteva la controparte ed eccepiva la competenza funzionale del tribunale delle Acque pubbliche.

4. La Corte di appello di Lecce, con sentenza del 18 maggio 2005 così decideva:

in riforma della decisione accoglie l’appello e la domanda del M. I.; dichiara risolta la transazione del marzo 1992; condanna M. V. al risarcimento dei danni oltre rivalutazione (vedi in dispositivo) ed alla rifusione delle spese dei due gradi.

5. Contro la decisione ricorre il M.V. deducendo tre motivi di censura; resiste la controparte con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso non merita accoglimento.

I tre motivi vengono qui riassunti in sintesi descrittiva.

Nel PRIMO MOTIVO si deduce l’error in procedendo e l’omessa motivazione su punto decisivo della controversia (ff 4 a 6 del ricorso): la tesi è che la Corte avrebbe dovuto dichiarare la propria incompetenza in favore del Tribunale regionale delle acque pubbliche, atteso che la modifica degli scoli delle acque costituiva una modifica della derivazione del canale in cui confluiscono le acque pubbliche.

Nel SECONDO MOTIVO si deduce l’error in iudicando ed il vizio della motivazione in punto di interpretazione della transazione del marzo 1992,che viene riprodotta nel rispetto del principio di autosufficienza (ff. 6 a 9 del ricorso).

NEL TERZO MOTIVO si deduce error in iudicando in punto di accertamento, che si assume mancato, tra l’evento di danno, il fattore naturale eccezionale e il preteso inadempimento del proprietario del fondo modificato, (ff. 9 a 13 del ricorso).

In senso contrario si osserva che correttamente la Corte di Appello ha motivato in ordine alle tre censure ora riproposte strumentalmente ad un riesame del merito non consentito in sede di legittimità.

Alla prima censura la Corte ha risposto accertando che il danno lamentato dallo attore deriva da una anomala pendenza di canale di proprietà privata, e che pertanto non è invocabile la speciale competenza del tribunale delle acque pubbliche. Nessun travisamento del fatto risulta denunciato e dunque correttamente il giudice adito ha deciso la lite.

Alla seconda censura risponde la Corte (ff. 7 ed 8 della motivazione) che dall’esame dell’atto e delle condotte delle parti si desume (con un accertamento in fatto che attiene ad una quaestio voluntatis non censurabile in questa sede di legittimità) il carattere novativo degli accordi e che in presenza di un grave inadempimento di una delle parti, l’altra parte ben poteva richiederne la risoluzione.

Risoluzione dichiarata in relazione alla prova dell’inadempimento.

Alla terza censura risponde la Corte (ff. 8 a 10), rilevando come il CTU abbia escluso la ipotesi del caso fortuito, anche in presenza di una forte precipitazione atmosferica, ed abbia accertato il nesso di causalità per la condotta colposa del M.V., escludendo qualsiasi concorso del fatto del danneggiato.

Non sussiste pertanto alcuna violazione di norme sostanziali o di prove in ordine alle responsabilità per il fatto dannoso che ha determinato ingiusti danni, correttamente valutati e da risarcire.

Al rigetto del ricorso segue la condanna del M.V. alla rifusione delle spese di questo giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente M.V. a rifondere le spese di questo giudizio di cassazione a M.I., che liquida per la somma di Euro 1800,00 di cui Euro 200,00 per spese, oltre accessori e spese generali come per legge.

Così deciso in Roma, il 9 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 13 aprile 2010

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