Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8696 del 13/04/2010

Cassazione civile sez. III, 13/04/2010, (ud. 13/01/2010, dep. 13/04/2010), n.8696

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI NANNI Luigi Francesco – Presidente –

Dott. FINOCCHIARO Mario – Consigliere –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. TALEVI Alberto – Consigliere –

Dott. SPAGNA MUSSO Bruno – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 27270/2005 proposto da:

UNIGRAF SRL (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro

tempore T.A. elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA

ADRIANA 15, presso lo studio dell’avvocato CERQUETTI Romano, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato ALESSIO GIUSEPPE con

delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

P.L. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIALE MAZZINI 11, presso lo studio dell’avvocato VALERI

Giovanni, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato FRIGO

MANLIO con delega a margine del controricorso;

GRAFICHE FILACORDA SRL, in persona del Presidente Sig. F.

E. elettivamente domiciliato in ROMA, C.SO VITTORIO EMANUELE II

326, presso lo studio dell’avvocato SCOGNAMIGLIO RENATO, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato SCOGNAMIGLIO CLAUDIO

con delega a margine del controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 157/2005 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,

Sezione Seconda Civile, emessa il 20/12/2004; depositata il

01/03/2005; R.G.N. 822/2001;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

13/01/2010 dal Consigliere Dott. BRUNO SPAGNA MUSSO;

udito l’Avvocato CLAUDIO SCOGNAMIGLIO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni, che ha concluso per il rigetto del ricorso

con condanna alle spese.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato il 30 novembre e il 1 dicembre 1995, P.L. conveniva, rispettivamente, in giudizio dinanzi al Tribunale di Udine la Grafiche Filacorda s.r.l. e la Unigraf s.r.l. per sentir dichiarare la loro responsabilità per l’incidente occorsogli il (OMISSIS), all’interno dello stabilimento della Grafiche Filacorda s.r.l., in occasione del trasporto di una macchina stampatrice di proprietà di quest’ultima e del peso di circa venti tonnellate, che era stato effettuato, mediante carrelli, dal personale dipendente delle società convenute.

L’attore deduceva che l’incidente doveva addebitarsi, ai sensi dell’art. 2049 c.c., alla condotta colposa di detto personale che, nel portare il macchinario all’interno dello stabilimento, aveva posizionato la parte anteriore della macchina (del peso di circa quattro tonnellate) su due carrelli e in seguito la parte la posteriore su un terzo carrello, il quale all’improvviso, nel corso delle operazioni di spinta alle quali aveva partecipato anche esso attore quale autista è dipendente della società svizzera di trasporti internazionali Schoeni Transport AG, fuoriusciva dal carico che rovinava su esso istante, provocandogli lesioni.

Si costituiva la Grafiche Filacorda, esponendo di aver acquistato il macchinario in questione da una società svizzera, la Agostani, che si era impegnata al trasporto dello stesso (effettuato dalla Schoeni Transport) ed al relativo montaggio, di cui aveva incaricato la Unigraf, che vi aveva provveduto con carrelli di sua proprietà e mediante proprio personale; concludeva pertanto per la declaratoria di responsabilità del sinistro, ex art. 2049 c.c., alla Unigraf nonchè allo stesso attore.

Si costituiva anche la Unigraf, affermando che l’operato dei propri dipendenti non era stato negligente e che l’incidente si era probabilmente verificato per lo stato della pavimentazione.

Espletata prova testimoniale, l’adito Tribunale di Udine, con sentenza n. 1096/2001, dichiarava che l’incidente in questione era riconducibile alla responsabilità della Unigraf e rigettava la domanda proposta nei confronti della Grafiche Filacorda.

Proponevano appello, in via principale, la Unigraf s.r.l. e, in via incidentale, la Grafiche Filacorda e il P..

La Corte d’Appello di Trieste, con la sentenza in esame depositata in data 8.3.2005, rigettava tutti i gravami; ritenevano in particolare i giudici dell’appello: che correttamente il Tribunale aveva escluso la responsabilità della Grafiche Filacorda in quanto era emerso che il personale di detta società non aveva partecipato all’operazione del trasporto in questione e che, non sussistendo un rapporto di lavoro subordinato tra il P. e la Grafiche Filacorda, la responsabilità di quest’ultimo non era configurabile anche in relazione all’art. 2087 c.c.. Doveva invece confermarsi la responsabilità ex art. 2049 c.c., di Unigraf; il comportamento, infatti, tenuto dal P. non poteva ritenersi fattore causale esclusivo dell’incidente e che non potesse configurarsi neanche a carico di quest’ultimo un concorso ai sensi dell’art. 1227 c.c., comma 1.

Ricorre per cassazione la Unigraf con sei motivi; resistono con autonomi controricorsi il P.e la Grafiche Filacorda.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso si deduce violazione dei principi che regolano la responsabilità extracontrattuale, e relativo difetto di motivazione; si afferma in particolare che “la società ricorrente aveva censurato la sentenza del primo Giudice lamentando, con riferimento a quella sua parte con quale era stata esclusa la responsabilità di Grafiche Filacorda s.r.l., una motivazione carente ed erronea perchè aveva trascurato di considerare che il lavoro, in occasione del quale si era verificato il sinistro, andava eseguito all’interno dello stabilimento di quest’ultima e dunque in un luogo in cui essa non aveva cessato, o non avrebbe dovuto cessare, di esercitare il proprio potere di controllo e di sorveglianza, trattandosi dell’ambiente ove veniva svolta l’attività della sua impresa. Una tale circostanza comportava il dovere di garantire la sicurezza, oltre che dei propri dipendenti, anche dei terzi che fossero venuti occasionalmente a contatto con tale ambiente.” Con il secondo motivo di deduce violazione dell’art. 116 c.p.c.; si afferma in particolare che “la statuizione circa la responsabilità della società ricorrente, ed in particolare la valutazione sulla ritenuta sussistenza di un comportamento colposo dei suoi dipendenti S. e R. oltre che nel nesso di causalità tra le loro condotte e l’evento, sono state precedute dalla valutazione sulle dichiarazioni rese da questi ultimi nell’ambito del processo come testi e, prima ancora, nel corso delle indagini subito avviate dopo il sinistro”.

Con il terzo e quarto motivo si deduce nuovamente violazione dei principi che regolano la responsabilità extracontrattuale, e relativo difetto di motivazione; si afferma in particolare che “la colpevolezza degli operatori Unigraf è stata affermata su base presuntiva” e che “non è revocabile in dubbio che sul danneggiato gravi altresì l’onere di provare il nesso causale tra l’antecedente (vale a dire l’altrui comportamento colposo) ed il dato consequenziale (vale a dire l’evento dannoso), prova in relazione alla quale la giurisprudenza è consolidata nell’affermare il carattere rigoroso dovendo essere il rapporto di causalità accertato con pienezza di indagine e con forza sicura e non meramente ipotetica o alternativa. Non si risponde, infatti, al di fuori del nesso di causalità tra condotta ed evento, non essendo consentita l’affermazione di un collegamento, tra questi due termini, in base ad elementi meramente presuntivi o ipotetici”.

Con il quinto motivo si deduce omessa motivazione sul punto dell’interruzione, da parte della condotta del danneggiato, del nesso di causalità tra le azioni ed omissioni dei dipendenti della società ricorrente l’evento.

Con il sesto motivo si deduce violazione dei principi che regolano il concorso del fatto colposo del creditore e relativa insufficiente motivazione.

Il ricorso non merita accoglimento in relazione a tutte le suesposte doglianze, da trattarsi congiuntamente in quanto aventi ad oggetto, in relazione dell’art. 116 c.p.c., ed al difetto di motivazione, l’esame da parte della Corte di merito dei fatti per cui è causa e che ha indotto i giudici di secondo grado a ritenere la responsabilità della Unigraf.

Deve premettersi che la Corte territoriale ha motivato la propria decisione con ampie, logiche e sufficienti argomentazioni sulla base di un compiuto esame delle risultanze probatorie.

Ha ritenuto, infatti, provata la responsabilità ex art. 2043 c.c., dei dipendenti Unigraf nella causazione dell’evento lesivo, affermando, tra l’altro, che “dal rapporto di data 11.11.1995, in atti, emerge che, posizionato il macchinario sui tre carrelli (di cui solo quello posteriore sterzante) ed iniziata la manovra di spinta, dopo uno spostamento di circa un metro il macchinario si ribaltava, appoggiandosi con la par superiore contro lo spigolo sinistro del muro perimetrale, ove si trovava il P.. Pertanto, le caratteristiche del macchinario e le modalità di ribaltamento dello stesso – intervenuto immediatamente dopo l’inizio delle operazioni di spinta manuale ed in assenza di altre comprovate cause esterne – consentono di affermare, senza alcuna violazione delle norme in materia di prova presuntiva, che il sinistro venne causato da un negligente ed imperito posizionamento del macchinario sui carrelli, sicuramente tale da non garantirne la stabilità durante la successiva fase di movimentazione”.

In conseguenza di ciò i giudici secondo grado hanno ritenuto, poi, di escludere “un concorso del fatto colposo del danneggiato, ex art. 1227 c.c., comma 1, atto a ridurre la misura del risarcimento”.

In particolare, prive di pregio sono le censure riguardanti l’affermazione di responsabilità di Unigraf di mancanza di prove e il ricorso ad un mero criterio presuntivo: dalla decisione impugnata emerge in modo evidente la valutazione di oggettivi elementi probatori (tra cui in particolare le disposizioni testimoniali) e, inoltre, il coretto uso dei principi in tema di onere probatorio (spettando ad Unigraf l’onere di fornire “prova contraria”, il che non è avvenuto).

In definitiva, i suddetti motivi tendono ad un consentito riesame, nella presente sede di legittimità, fatti di causa e, in particolare, alla ricostruzione delle modalità di svolgimento del sinistro occorso al P..

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la società ricorrente al pagamento delle spese della presente fase che liquida in favore del P. in complessivi Euro 2.700,00 (di cui Euro 200,00 per esborsi) e in favore della Grafiche Filacorda in complessivi Euro 2.900,00 (di cui Euro 200,00 per esborsi), oltre spese generali ed accessorie come per legge.

Così deciso in Roma, il 13 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 13 aprile 2010

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