Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8681 del 12/04/2010

Cassazione civile sez. I, 12/04/2010, (ud. 04/03/2010, dep. 12/04/2010), n.8681

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – rel. Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – Consigliere –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

A.R., rappresentato e difeso dall’Avv. Barbera Franco,

come da procura in calce, domiciliato ex lege presso la cancelleria

della Corte di cassazione;

– ricorrente –

contro

PREFETTURA DELLA PROVINCIA DI MESSINA;

– intimata –

per la cassazione del decreto del Giudice di pace di Messina

depositato in data 18 luglio 2008.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

giorno 4 marzo 2010 dal Consigliere relatore Dott. Vittorio

Zanichelli.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

A.R. ricorre per cassazione avverso il decreto in epigrafe con il quale è stata respinta l’opposizione proposta avverso il decreto di espulsione emesso in data dal Prefetto di Messina.

L’intimata Amministrazione non ha proposto difese.

La causa è stata assegnata alla camera di consiglio in esito al deposito della relazione redatta dal Consigliere Dott. Vittorio Zanichelli con la quale sono stati ravvisati i presupposti di cui all’art. 375 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il primo motivo di ricorso con cui si deduce violazione dell’art. 112 c.p.c. e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13 per avere omesso il giudice di pace di pronunciarsi in ordine alla mancata notifica del provvedimento di espulsione in quanto la relata richiamerebbe altro e diverso provvedimento è inammissibile sotto diversi profili.

In primo luogo con un unico motivo vengono proposte autonome censure in violazione del disposto dell’art. 366-bis c.p.c. che, imponendo la formulazione di uno specifico quesito di diritto a corredo di ciascun motivo, implicitamente impone la redazione di un distinto motivo per ogni profilo di violazione di legge dedotto.

In secondo luogo il motivo è contraddittorio in quanto da un lato si censura l’omessa pronuncia e dall’altro di addebita al giudice di non avere correttamente applicato la norma la cui violazione era stata denunciata.

Infine il motivo pecca di difetto di autosufficienza dal momento che non viene testualmente esposto il motivo di impugnazione che sarebbe stato dedotto e sul quale il giudice non si sarebbe pronunciato per cui la Corte non è messa in grado di accertare la specificità della censura e quindi la sussistenza della denunciata omissione.

Il secondo motivo con cui si deduce violazione dell’art. 112 c.p.c. e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13 per avere omesso il giudice di rilevare l’illegittimità dell’atto amministrativo in quanto non tradotto in una lingua conosciuta allo straniero senza che fosse dato atto dell’impedimento a procedere alla traduzione è inammissibile per la pluralità di contestuali censure e la contraddittorietà già rilavate per il primo motivo.

Il terzo motivo con cui si deduce carenza di motivazione in ordine ad un fatto controverso è inammissibile in quanto in realtà viene dedotta una carenza di motivazione in ordine ai criteri di suddivisione dell’onere della prova e quindi sulla motivazione in diritto che non è censurabile autonomamente in sede di legittimità.

Il quarto motivo di ricorso con cui si deduce violazione dell’art. 112 c.p.c., D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 14, e L. n. 241 del 1990, art. 3 per avere omesso il giudice a quo di rilevare il difetto di motivazione del provvedimento amministrativo è inammissibile oltre che per le ragioni già evidenziate per gli altri motivi, per difetto di autosufficienza dal momento che, non essendo riportata la motivazione del provvedimento amministrativo di cui ci si duole, la Corte non è posta in grado di valutarne la sufficienza.

Il quinto motivo con cui si deduce insufficienza di motivazione su un punto decisivo della controversia è inammissibile in quanto tale censura, alla luce del disposto dell’art. 360 c.p.c., non può essere rivolta alla motivazione su un qualunque aspetto della controversia ma unicamente a quella in ordine alla sussistenza di un fatto materiale controverso che nella specie non è dato individuare.

Il sesto motivo con cui si deduce ancora difetto di motivazione in ordine ad un punto decisivo della controversia che viene individuato nella omessa valutazione delle condizioni personali de ricorrente è inammissibile in quanto non si spiega a quale fine tale valutazione dovrebbe essere fatta e quale norma di legge avrebbe violato l’omissione.

L’inammissibilità di tutti i motivi comporta quella del ricorso.

Non si deve provvedere in ordine alle spese stante l’assenza di attività difensiva da parte dell’intimata Amministrazione.

P.Q.M.

la Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, il 4 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 12 aprile 2010

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