Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8655 del 08/05/2020

Cassazione civile sez. VI, 08/05/2020, (ud. 14/11/2019, dep. 08/05/2020), n.8655

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – rel. Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

Dott. GORGONI Marilena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 34094-2018 proposto da:

CONDOMINIO (OMISSIS), in persona dell’Amministratore pro tempore,

domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA della CORTE

di CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato ANTONIO TORTORA;

– ricorrente –

contro

D.F.M., GENERALI ITALIA SPA, 00885351007;

– intimate –

avverso la sentenza n. 1650/2017 del TRIBUNALE di NOCERA INFERIORE,

depositata il 23/10/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 14/11/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIETTA

SCRIMA.

Fatto

CONSIDERATO

che:

D.F.M. propose appello avverso la sentenza n. 4163/2009, con la quale il Giudice di pace di Nocera Inferiore aveva rigettato, per intervenuta prescrizione del diritto vantato, la domanda dalla stessa proposta nei confronti del Condominio (OMISSIS), che, costituendosi, aveva chiesto ed ottenuto di chiamare in causa l’Assitalia Le Assicurazioni d’Italia S.p.a. – volta ad ottenere il risarcimento dei danni provocati da infiltrazioni di acqua piovana verificatisi in un appartamento di sua proprietà, sito nel (OMISSIS), e provenienti dal lastrico solare condominiale;

si costituì il Condominio appellato chiedendo il rigetto del gravame o, in subordine, l’accoglimento della domanda di manleva nei confronti della società assicuratrice, che aveva chiamato in causa;

si costituì in secondo grado pure Generali Italia S.p.a. (già Assitalia Le Assicurazioni d’Italia S.p.a.) chiedendo il rigetto dell’impugnazione;

il Tribunale di Nocera Inferiore, con sentenza n. 1650/2017, pubblicata il 23 ottobre 2017, in parziale accoglimento dell’appello ed in riforma della già richiamata sentenza del Giudice di pace di Nocera Inferiore, condannò il condominio (OMISSIS) al pagamento, in favore dell’appellante, della somma di Euro 1.450,00, oltre interessi e rivalutazione dalla costituzione in mora al soddisfo, nonchè alle spese del doppio grado di merito e compensò le spese di lite tra il Condominio e Generali Italia S.p.a., ritenendo, tra l’altro, che non poteva essere accolta la domanda di manleva proposta dall’appellato, per insussistenza della copertura assicurativa alla luce delle condizioni generali di polizza e, in particolare, della previsione dell’accidentalità, come limite del rischio assicurato;

avverso la sentenza del Tribunale il Condominio (OMISSIS) ha proposto ricorso per cassazione, basato su due motivi;

le intimate non hanno svolto attività difensiva in questa sede;

la proposta del relatore è stata ritualmente comunicata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Diritto

RILEVATO

che:

con il primo motivo, rubricato “violazione e falsa applicazione dell’art. 1341 c.c., comma II, degli artt. 1882 e 1905 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”, il ricorrente censura la sentenza impugnata nella parte in cui il Tribunale ha ritenuto, con riferimento alla domanda di manleva proposta dal condominio, di accogliere l’eccezione sollevata dalla società assicuratrice circa l’insussistenza della copertura assicurativa alla luce delle condizioni generali di polizza; sostiene il ricorrente che la clausola n. 25 delle condizioni generali del contratto di assicurazione di cui si discute in causa sarebbe una clausola limitativa della responsabilità, da considerarsi, quindi, vessatoria, con conseguente necessità di specifica approvazione preventiva per iscritto che, nella specie, difetterebbe, con conseguente nullità di detta clausola;

con il secondo motivo, rubricato “omesso esame di un fatto storico decisivo per il giudizio, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5”, il ricorrente censura la sentenza impugnata per aver il Tribunale “omesso qualsiasi valutazione circa la principale e decisiva circostanza relativa al fatto che i lamentati danni sarebbero stati provocati, non solo dallo stato in cui versava la copertura del lastrico solare, ma anche dalla rottura della colonna pluviale, così come risulta dalla relazione a firma del nominato CTU”, evidenziando che, pur a voler ritenere valida la già richiamata clausola di esclusione della copertura assicurativa, la stessa, nella specie, non sarebbe applicabile in quanto il danno subito dalla D. “sarebbe stato provocato dal mal funzionamento della colonna pluviale, previst(o) proprio dall’invocato art. 25 delle condizioni generali del contratto”, come ipotesi per la quale opererebbe la copertura assicurativa;

entrambi i motivi proposti risultano inammissibili per inosservanza dell’onere di cui all’art. 366 c.p.c., n. 6, non avendo il ricorrente negli stessi indicato se e quando siano stati prodotti gli atti cui si fa riferimento (polizze e condizioni generali di contratto) e dove essi siano ora reperibili (Cass., sez. un., ord., 25/03/2010, n. 7161; Cass. 15/07/2015, n. 14784; Cass. 11/01/2016, n. 195; Cass., ord., 20/11/2017, n. 27475); nè risulta riportato il tenore letterale di tali atti (ad esclusione di quanto riportato a p. 7 e a p. 9 del ricorso e da cui non è dato desumere se trattasi dell’intera clausola n. 25 già ricordata, ovvero solo di parte della stessà) nonchè della comparsa conclusionale e delle memorie conclusionali della società assicuratrice, almeno per la parte che qui rileva, soprattutto alla luce di quanto evidenziato a pag. 8 e a pag. 10 del ricorso; va, peraltro, per completezza, osservato che il Tribunale (v. sentenza impugnata, pag. 5) ha chiaramente tenuto conto del “difettoso funzionamento della pluviale di scarico delle acque meteoriche” di cui all’elaborato peritale (e richiamato pure nell’illustrazione del motivo, v. ricorso pag. 9), difettoso funzionamento che è cosa ben diversa dalla “rottura accidentale di pluviale” espressamente invocata dal ricorrente sulla base del più volte citato art. 25 delle condizioni generali di polizza (v. pagg. 7 e 9 del ricorso), sicchè il fatto di cui si lamenta l’omesso esame non risulta neppure decisivo, in base alla stessa prospettazione del ricorrente (Cass., sez. un., 7/04/2014, n. 8053; Cass., ord., 29/10/2018, n. 27415);

ritenuto che:

alla luce di quanto sopra evidenziato, il ricorso debba essere dichiarato inammissibile;

non vi sia luogo a provvedere per le spese, non avendo le parti intimate svolto attività difensiva in questa sede;

vada dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, se dovuto, da parte del ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, se dovuto, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3 della Corte Suprema di Cassazione, il 14 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 8 maggio 2020

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