Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8653 del 12/04/2010

Cassazione civile sez. lav., 12/04/2010, (ud. 25/02/2010, dep. 12/04/2010), n.8653

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE LUCA Michele – Presidente –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

Dott. NOBILE Vittorio – rel. Consigliere –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 21437-2006 proposto da:

IPSEMA – ISTITURO DI PREVIDENZA PER IL SETTORE MARITTIMO, ENTE DI

DIRITTO PUBBLICO NON ECONOMICO, elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA GIUSEPPE PALUMBO 3, presso lo studio dell’avvocato PANSOLLI UGO,

che lo rappresenta e difende, giusta mandato in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

P.N., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CAVOUR

221, presso lo studio degli avvocati FABBRINI FABIO e SPEDALIERE

LEOPOLDO, giusta mandato a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2903/2005 del TRIBUNALE di NAPOLI, depositata

il 11/07/2005 R.G.N. R.G.N. 43267/93;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

25/02/2010 dal Consigliere Dott. VITTORIO NOBILE;

udito l’Avvocato PANSOLLI UGO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FEDELI Massimo che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato in data 3-4-1990 P.N., marittimo sbarcato per malattia in data (OMISSIS), riconosciuto inabile al lavoro, con vari successivi certificati, dalla detta data fino al 7-8-89 ed inviato alla Commissione Medica di primo grado, poi dalla stessa giudicato il 6-12-1989 “non idoneo permanentemente” alla navigazione per “nevrosi depressiva in soggetto con marcata ipoacusia, diminuzione del visus e capillarosi maculare in OS, iperteso”, premesso di aver ricevuto dalla Cassa Marittima Meridionale la indennità economica dal 9-8-1988 al 7-8-1989, senza nulla percepire per il periodo (8-8-89/6-12-89) intercorrente fra la cessazione del trattamento economico di malattia e la pronunzia della Commissione Medica di primo grado, chiedeva la condanna della Cassa al pagamento della somma di L. 6.361.060, ai sensi della L. n. 1486 del 1962, art. unico.

La Cassa Marittima Meridionale si costituiva contestando la fondatezza della domanda della quale chiedeva il rigetto, rilevando che comunque nulla spettava al P. in base alla norma invocata in quanto egli era stato giudicato permanentemente e non temporaneamente inidoneo.

Il Pretore di Napoli, con sentenza depositata in data 30-9-1993 accoglieva la domanda.

Avverso la detta sentenza la Cassa Marittima Meridionale (poi IPSEMA) proponeva appello chiedendone la riforma con il rigetto della domanda.

Il P. si costituiva resistendo al gravame.

Il Tribunale di Napoli, in grado d’appello, con sentenza depositata il 11-7-2005 rigettava l’appello, confermava l’impugnata sentenza e condannava l’appellante al pagamento delle spese.

In sintesi il Tribunale rilevava che “la temporanea inidoneità ai servizi di navigazione deve intendersi come effettiva temporanea incapacità a svolgere attività lavorativa marittima”, per cui rientra nel regime di cui alla citata L. n. 1486 del 1962 “anche quel marittimo che rinviato alla commissione medica di primo grado sia stato da questa riconosciuto permanentemente inidoneo o anche idoneo in quanto solo con i suddetti giudizi la supposizione della S.A.S.N. viene risolta in un senso o nell’altro”.

Per la cassazione di tale sentenza l’IPSEMA ha proposto ricorso con un unico motivo.

Il P. ha resistito con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo il ricorrente, denunciando violazione della L. 16 ottobre 1962, articolo unico deduce che la ratio della norma è chiara: “fornire di tutela il marittimo che, pur guarito dalla infermità, abbia ancora bisogno di un periodo di convalescenza per poter riprendere appieno la propria attitudine al lavoro”.

Il ricorrente rileva, poi, che “tale periodo di convalescenza la legge vuole venga retribuito ai marittimi dichiarati temporaneamente idonei, ed esclusivamente a questi” e che “non si pone riferimento a quei soggetti per i quali la commissione medica del SASN dovesse esprimere un giudizio di idoneità o, come nel caso di specie, di inidoneità permanente, i quali, quindi, non risultano avere diritto all’indennità giornaliera”.

Il motivo è infondato.

Come questa Corte ha più volte affermato, “in tema di previdenza marinara, la corresponsione dell’indennità di inidoneità temporanea alla navigazione prevista per i lavoratori marittimi per i quali sia cessato lo stato di morbosità ma non sussista ancora l’idoneità alla navigazione, è subordinata esclusivamente alla mancata riammissione all’imbarco per ragioni attinenti alle condizioni psicofisiche del marittimo, sicchè essa compete allo stesso per il periodo intercorrente fra la cessazione dello stato di malattia ed il giudizio della commissione di primo grado anche allorchè tale giudizio sia poi (come nella fattispecie) di permanente inidoneità, dovendosi escludere che la dichiarazione di temporanea inidoneità integri un elemento costitutivo dell’indennità in questione, determinandosi, in caso contrario, un’ingiustificata disparità di trattamento, contrastante con gli artt. 3 e 38 Cost., tra la situazione dei marittimi impossibilitati a lavorare perchè colpiti dagli esiti di una malattia che si protraggono oltre la guarigione clinica e quella, sostanzialmente uguale, dei lavoratori con una stabilizzazione della condizione di inidoneità in pendenza del giudizio della commissione medica”.(v. Cass. 22-9-2009 n. 20405, Cass. 6-4-2004 n. 6692, cfr. anche Cass. 30-8-2005 n. 17514, che ha precisato che “conseguentemente, mentre nel caso di dichiarazione di temporanea inidoneità il marittimo fruirà dell’indennità dalla cessazione del trattamento di malattia sino ad un anno da detta dichiarazione, nel caso di dichiarazione di idoneità al servizio e di dichiarazione di inidoneità permanente (come nella specie), ne godrà solo sino alla dichiarazione medesima, avendo diritto alla ripresa del servizio nel primo caso, ed essendo impossibilitato alla ripresa nel secondo”).

La sentenza impugnata ha deciso in conformità con tali principi e resiste alla censura del ricorrente.

Il ricorso va, pertanto respinto e il ricorrente va condannato al pagamento delle spese in favore del P..

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento, in favore del P., delle spese liquidate in Euro 12,00 oltre Euro 2.000,00 per onorari, oltre spese generali, IVA e CPA, con attribuzione agli avv.ti Leopoldo Spedaliere e Fabio Fabbrini.

Così deciso in Roma, il 25 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 12 aprile 2010

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