Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8644 del 12/04/2010

Cassazione civile sez. lav., 12/04/2010, (ud. 09/02/2010, dep. 12/04/2010), n.8644

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIDIRI Guido – Presidente –

Dott. BANDINI Gianfranco – rel. Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – Consigliere –

Dott. BALLETTI Bruno – Consigliere –

Dott. MELIADO’ Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 30459-2005 proposto da:

A.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI GRACCHI

187, presso lo studio dell’avvocato MAGNANO DI SAN LIO GIOVANNI,

rappresentata e difesa dall’avvocato MORELLI ANTONINO, giusta delega

a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA N. 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati TRIOLO VINCENZO,

FABIANI GIUSEPPE, giusta mandato in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 899/2 0 04 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,

depositata il 30/12/2004 R.G.N. 1492/03;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

09/02/2010 dal Consigliere Dott. GIANFRANCO BANDINI;

udito l’Avvocato CORETTI ANTONIETTA per delega TRIOLO VINCENZO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUZIO Riccardo che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato il 5.11.1999 avanti al Tribunale di Siracusa in funzione di Giudice del Lavoro, A.R., premesso che, quale ex dipendente dell’A.I.A.S., sez. di Siracusa, a seguito delle prescritte procedure, aveva tempestivamente inoltrato al Fondo di Garanzia, istituito dalla L. n. 297 del 1982 presso l’Inps, domanda per ottenere le provvidenze di cui al D.L. n. 80 del 1992; che l’Inps, mentre aveva erogato il TFR, non aveva provveduto a corrispondere le ultime tre mensilità; ciò premesso, chiese la condanna dell’Istituto previdenziale al pagamento del relativo importo.

Instauratosi il contraddittorio, l’Inps, costituendosi, eccepì la prescrizione del diritto.

Il Giudice adito, con sentenza in data 12.2.2003, rigettò la domanda.

La Corte d’Appello di Catania, con sentenza in data 18.11 – 30.12.2004, rigettò il gravame proposto dall’ A..

A fondamento del decisum la Corte territoriale ritenne quanto segue:

– il termine di prescrizione del diritto alla prestazione richiesta è di un anno, come disposto dal D.Lgs. n. 80 del 1992, art. 2, comma 5;

– tale termine era stato interrotto dalla presentazione della domanda amministrativa avvenuta nell’aprile 1997;

– non avendo l’appellante dimostrato eventuali atti interruttivi “validamente ricevuti” dall’Inps, il credito azionato doveva ritenersi estinto.

Avverso la suddetta sentenza della Corte territoriale, A. R. ha proposto ricorso per cassazione, fondato su quattro motivi e illustrato con memoria. L’Inps ha resistito con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo la ricorrente denuncia erronea e contraddittoria interpretazione e motivazione di un punto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 dolendosi che la Corte territoriale abbia ritenuto che la domanda amministrativa avesse soltanto interrotto il termine di prescrizione, nel mentre si sarebbe dovuto ritenere che, con la presentazione della domanda amministrativa, il lavoratore aveva “esaurito le prescrizioni a suo carico”.

Con il secondo motivo la ricorrente denuncia omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 dolendosi che la Corte territoriale:

– non abbia assunto alcuna decisione in ordine alla richiesta, svolta in prime cure e reiterata nel ricorso d’appello, di ordinare all’Inps la produzione di tutti gli atti relativi alla pratica;

– non abbia preso in considerazione l’evocazione dell’Inps avanti all’Ufficio del Lavoro e della Massima Occupazione, indetta con invito notificato il 31.12.1998, costituente atto propedeutico prescritto per l’inizio dell’azione giudiziaria e che come tale, anche seguendo la tesi di cui alla sentenza impugnata, doveva ritenersi atto interruttivo della prescrizione.

Con il terzo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa e mancata applicazione del D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47 con particolare riferimento alla previsione secondo cui l’Inps è tenuto a precisare i presupposti ed i termini per l’esperimento dell’azione giudiziaria, cosicchè, avendo l’Istituto precisato solo nel novembre 1998 che il provvedimento di negazione delle tre mensilità richieste era ricorribile al Comitato Provinciale, il termine di decadenza sarebbe decorso dalla data (9.4.1999) di convocazione avanti all’Ufficio Provinciale del Lavoro per l’espletamento del tentativo di risoluzione bonaria.

Con il quarto motivo la ricorrente si duole che la Corte territoriale non abbia esaminato e tenuto conto della documentazione offerta.

2. La Corte territoriale non ha esaminato la questione relativa all’eventuale decadenza dell’azione giudiziaria in relazione al combinato disposto del D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47, commi 2 e 3 come sostituiti dal D.L. n. 384 del 1992, art. 4 convenuto, con modificazioni, nella L. n. 438 del 1992 (secondo cui “Per le controversie in materia di trattamenti pensionistici l’azione giudiziaria può essere proposta, a pena di decadenza, entro il termine di tre anni dalla data di comunicazione della decisione del ricorso pronunziata dai competenti organi dell’istituto o dalla data di scadenza del termine stabilito per la pronunzia della predetta decisione, ovvero dalla data di scadenza dei termini prescritti per l’esaurimento del procedimento amministrativo, computati a decorrere dalla data di presentazione della richiesta di prestazione.

Per le controversie in materia di prestazioni della gestione di cui alla L. 9 marzo 1989, n. 88, art. 24 l’azione giudiziaria può essere proposta, a pena di decadenza, entro il termine di un anno dalle date di cui al precedente comma”). Il suddetto termine di decadenza è di ordine pubblico (artt. 2968 e 2969 c.c.), in quanto annoverabile fra quelli dettati a protezione dell’interesse pubblico alla definitività e certezza delle determinazioni concernenti erogazioni di spese gravanti su bilanci pubblici, ed è pertanto rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del procedimento, col solo limite del giudicato, nella specie tuttavia neppure implicitamente formatosi (cfr, ex pluhmis, Cass., nn. 12508/2000; 1313/2002; 12473/2003).

Le Sezioni Unite di questa Corte, in sede di risoluzione di contrasto giurisprudenziale per il caso di mancanza di un provvedimento esplicito sulla domanda dell’assicurato ovvero nel caso di omissione delle indicazioni prescritte dal suddetto D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47, comma 5 hanno fissato il principio secondo cui in tema di decadenza dall’azione giudiziaria per il conseguimento di prestazioni previdenziali, il D.P.R. 30 aprile 1970, n. 639, art 47 (nel testo modificato dal D.L. n. 384 del 1992, art. 4 convenuto, con modificazioni, nella L. n. 438 del 1992) dopo avere enunciato due diverse decorrenze delle decadenze riguardanti dette prestazioni (dalla data della comunicazione della decisione del ricorso amministrativo o dalla data di scadenza del termine stabilito per la pronunzia della detta decisione), individua infine – nella “scadenza dei termini prescritti per l’esaurimento del procedimento amministrativo” – la soglia di trecento giorni (risultante dalla somma del termine presuntivo di centoventi giorni dalla data di presentazione della richiesta di prestazione di cui alla L. n. 533 del 1973, art. 7 e di centottanta giorni, previsto dalla L. n. 88 del 1989, commi 5 e 6) oltre la quale la presentazione di un ricorso tardivo – pur restando rilevante ai fini della procedibilità dell’azione giudiziaria – non consente lo spostamento in avanti del dies a quo per l’inizio del computo del termine decadenziale (di tre anni o di un anno); con la conseguenza che, al fine di impedirne qualsiasi sforamento in ragione della natura pubblica della decadenza regolata dall’anzidetto art. 47, il termine decorre, oltre che nel caso di mancanza di un provvedimento esplicito sulla domanda dell’assicurato, anche in quello di omissione delle indicazioni di cui al medesimo art. 47, comma 5 (cfr, Cass., SU, n. 12718/2009); non è stata pertanto seguita l’opzione ermeneutica su cui si fonda il terzo motivo di ricorso.

Nel caso di specie il termine di decadenza è annuale, rientrando la prestazione de qua nell’ambito della gestione di cui alla L. n. 88 del 1989, art. 24 (Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti). Secondo l’accertamento compiuto dalla Corte territoriale la domanda amministrativa risale all’aprile 1997; poichè il ricorso giudiziario è stato presentato il 5.11.1999, va riconosciuto che a tale data era sicuramente decorso il termine di decadenza annuale decorrente dalla scadenza dei termini prescritti per l’esaurimento del procedimento amministrativo (ossia dalla soglia di 300 giorni successivi alla data della domanda amministrativa).

3. In forza delle considerazioni che precedono il ricorso va pertanto rigettato, restando assorbita la disamina dei restanti motivi.

In relazione alla data in cui è insorta la controversia, non è luogo a pronunciare sulle spese.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; nulla per le spese.

Così deciso in Roma, il 9 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 12 aprile 2010

 

 

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