Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8643 del 03/04/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 03/04/2017, (ud. 22/02/2017, dep.03/04/2017),  n. 8643

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 269/2016 proposto da:

D.E., D.G., D.M.,

D.A., nella qualità di eredi di D.V.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA ADALBERTO 6, presso lo studio

dell’avvocato GENNARO ORLANDO, che li rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARLA 29, presso la

sede dell’AVVOCATURA dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso

unitamente e disgiuntamente dagli avvocati CLEMENTINA PULLI,

EMANUELA CAPANNOLO e MAURO RICCI;

– controricorrente –

avverso il decreto 18075/2015 del TRIBUNALE di NAPOLI, depositata il

26/06/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 22/02/2017 dal Consigliere Dott. ROSSANA MANCINO.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. D.V. presentava istanza per accertamento tecnico preventivo, ai sensi dell’art. 445-bis c.p.c., per la verifica delle condizioni sanitarie per il ripristino dell’indennità di accompagnamento, revocata dal 12.12.2011;

2. il consulente officiato in giudizio accertava la sussistenza del requisito sanitario con decorrenza dal gennaio 2013 e avverso tali conclusioni medico-legali non venivano mosse contestazioni;

3. il Tribunale, con decreto ai sensi dell’art. 445-bis c.p.c., comma 5, omologava l’accertamento del requisito sanitario, negativo rispetto all’epoca della revoca, e richiamava le conclusioni dell’ausiliare in riferimento al riconoscimento dal gennaio 2013;

4. con ricorso ex art. 360 c.p.c., gli eredi, in epigrafe indicati, impugnano la pronuncia suddetta;

5. l’INPS ha resistito con controricorso ed eccepito l’inammissibilità, per difetto di interesse dell’impugnazione, per avere il Tribunale omologato l’accertamento del requisito sanitario dal gennaio 2013;

6. il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

7. con l’unico motivo di ricorso è censurato il decreto di omologa per violazione degli artt. 2, 3, 32, 38 Cost., art. 445-bis c.p.c., L. n. 111 del 2011, artt. 37 e 38 e L. n. 18 del 1980, per non avere il Tribunale, in assenza di qualsivoglia contestazione, emesso decreto di omologa con decorrenza del beneficio dall’epoca riconosciuta espressamente dall’ausiliare officiato nel giudizio per ATP;

8. ad avviso delle parti private il tribunale avrebbe dovuto comunque omologare per il diverso periodo (successivo alla revoca dell’indennità di accompagnamento) dal quale il consulente tecnico aveva ritenuto sussistenti le condizioni per beneficiare dell’indennità di accompagnamento (revocata dall’INPS);

9. il ricorso e qualificabile come inammissibile per avere le parti svolto un’impugnazione – ex art. 360 c.p.c. e non ex art. 111 Cost. – non pertinente al decisum con cui il giudice ha omologato l’accertamento delle condizioni sanitarie dal gennaio 2013;

10. tanto già basterebbe per ritenere inammissibile il ricorso per difetto di interesse;

n. inoltre, come già ampiamente argomentato a Cass., sez. sesta-L 22 dicembre 2016 n. 26758 (alla cui motivazione si rinvia) avverso il decreto di omologa (clic segue automaticamente nel caso in cui non sorgano contestazioni) non Vi sono rimedi, giacchè questo è espressamente dichiarato “non impugnabile”, quindi non soggetto ad appello nè a ricorso straordinario ex art. 111 Cost., giacchè il rimedio concesso a chi intenda contestare le conclusioni dell’ausiliare officiato in giudizio c’è ma si colloca esclusivamente in un momento anteriore, ossia prima della omologa e nel termine fissato dal giudice per muovere contestazioni alla consulenza tecnica;

12. in assenza di contestazioni si chiude definitivamente la fase dell’accertamento sanitario e le conclusioni dell’ausiliare officiato in giudizio sono ormai definitive;

13. sarebbe evidentemente illogico attribuire qualunque rimedio impugnatorio avverso l’omologa alla parte che, nel momento anteriore ad essa, quando le era concesso di farlo, non abbia contestato le conclusioni della consulenza tecnica su cui la medesima omologa si fonda (cfr. Cass. 17 marzo 2014, n. 6085);

14. solo con le contestazioni avverso le conclusioni del consulente tecnico si apre un procedimento contenzioso, con onere, per la parte dissenziente, di proporre, in un termine perentorio, ricorso al giudice specificando, a pena di inammissibilità, i motivi della contestazione alle conclusioni del consulente tecnico, rimettendo in discussione, in questa fase contenziosa, le conclusioni alle quali l’ausiliare era pervenuto nella fase anteriore, potendo il giudice disporre ulteriori accertamenti o apprezzare direttamente anche le questioni sanitarie;

15. in definitiva il decreto di omologa del requisito sanitario non incide sulle situazioni giuridiche soggettive perchè non conferisce o nega alcun diritto, dal momento che non statuisce sulla spettanza della prestazione richiesta e sul conseguente obbligo dell’I.N.P.S. di erogarla (cfr. Cass. 17 marzo 2014, n. 6085; Cass., sez. sesta-L 22 dicembre 2016, n. 26758 cit.) ad eccezione della statuizione sulle spese, legali e di consulenza, trattandosi, solo in parte gira, di provvedimento definitivo, di carattere decisorio, incidente sui diritti patrimoniali delle pani e non altrimenti impugnabile (v., fra le tante, Cass., sez. sesta-L 10 giugno 2016, n. 12028 e numerose successive conformi);

16. il ricorso va dichiarato inammissibile;

17. non si provvede alla regolazione delle spese, sussistendo le condizioni previste dall’art. 152 disp. att. c.p.c., nel testo applicabile ratiorre temporis, per l’esonero dal pagamento;

18. la circostanza che il ricorso sia stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell’applicabilità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 (sulla ratio della disposizione si rinvia a Cass. Sez. Un. 22035/2014 e alle numerose successive conformi) e di provvedere in conformità.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso, nulla spese. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dichiara sussistenti i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso ex art. 13, comma 1-bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 22 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 3 aprile 2017

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