Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8572 del 06/05/2020

Cassazione civile sez. III, 06/05/2020, (ud. 28/02/2020, dep. 06/05/2020), n.8572

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo – Presidente –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –

Dott. DI FLORIO Antonella – rel. Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27934-2019 proposto da:

O.J., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE REGINA

MARGHERITA 239, presse lo studio dell’avvocato VALENTINA VALERI,

rappresentato e difeso dall’avvocato GIACOMO CAINARCA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS);

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di MILANO, depositata il 18/08/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/02/2020 dal Consigliere Dott. ANTONELLA DI FLORIO.

Fatto

RILEVATO

che:

1. O.J., originario della (OMISSIS) (OMISSIS), ricorre, affidandosi a due motivi, per la cassazione del decreto del Tribunale di Milano che aveva respinto l’opposizione da lui proposta avverso il provvedimento della competente Commissione Territoriale alla quale aveva domandato il riconoscimento della protezione internazionale declinato, nelle varie forme di “stato di rifugiato”, di protezione sussidiaria e permesso di soggiorno per motivi umanitari.

1.1. Per ciò che qui interessa, il ricorrente aveva narrato di provenire dalla (OMISSIS), regione dell'(OMISSIS). Ha aggiunto di essersi rifiutato di aderire alla setta degli (OMISSIS) della quale faceva parte il padre, di essersi dovuto rifugiare a casa di un amico che era morto per un avvelenamento del quale era stato incolpato, e di essere pertanto perseguitato sia dalla setta che dalla famiglia dell’amico deceduto e di rischiare, in caso di rimpatrio, di essere incarcerato in quanto era stato denunciato per omicidio.

2. Il Ministero dell’Interno non si è difeso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo, il ricorrente deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, la violazione dell’art. 10 Cost. e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6.

1.1. Assume che il Tribunale aveva ingiustamente negato la protezione umanitaria violando il suo diritto all’asilo costituzionale, in quanto aveva omesso di considerare che egli era fuggito da una condizione di minaccia intra ed eterofarniliare; e che, nel caso di rientro in patria, sarebbe stato esposto al rischio di esclusione e persecuzione anche in relazione alla pratica della religione (OMISSIS).

1.2. Assume altresì che non erano state considerate le condizioni di complessiva insicurezza di tutta la (OMISSIS) e non era stato tenuto conto della integrazione raggiunta in Italia.

2.Con il secondo motivo lamenta la violazione e falsa applicazione ex art. 360, comma 1, nn. 3 e 5, del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14.

2.1. Lamenta che era stato escluso che ricorressero i presupposti per la protezione sussidiaria non essendosi tenuto conto delle informazioni più aggiornate sul paese di origine.

3.Entrambi i motivi sono infondati.

3.1.Quanto al primo, il Tribunale ha correttamente interpretato la norma richiamata ed ha effettuato, sulla base degli elementi a disposizione, raccolti anche attraverso la corretta declinazione del potere di cooperazione istruttoria, il giudizio di comparazione fra la condizione descritta dal richiedente – ritenuta attendibile soltanto in relazione allo stato di provenienza ma non alla vicenda complessivamente narrata – ed il rischio, ritenuto non concreto, di essere esposto ad una riduzione dei diritti fondamentali al di sotto del nucleo minimo irrinunciabile rispetto alla sua condizione di vita in Italia, ritenuta incerta sotto il profilo lavorativo e priva di altre forme di vulnerabilità.(cfr. pagg. 10,11 e 12 del decreto oggetto di opposizione).

3.2. Quanto al secondo, gli accertamenti effettuati in ossequio al dovere di cooperazione istruttoria di cui è stato dato conto in motivazione (pag. 6,7 8) inducono a ritenere che il Tribunale abbia correttamente applicato la norma che si assume violata, essendo emerso dall’esame delle COI aggiornate e puntualmente richiamate (pag. 6 e 10 del decreto), che fosse insussistente nel luogo di origine (con particolare riferimento alla regione dell'(OMISSIS)) i rischio di essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti o a violenza indiscriminata in relazione ad un conflitto armato, esistente in altra parte dello Stato, notevolmente distante da quello di provenienza del richiedente.

3.3. Il motivo, dunque, si pone in contrasto con il consolidato orientamento di questa Corte, secondo cui non è consentita in sede di legittimità una valutazione delle prove ulteriore e diversa rispetto a quella compiuta dal giudice di merito, ove sia sostenuta, come nel caso in esame da argomentazioni logiche e coerenti, a nulla rilevando che il compendio istruttorio possa essere valutato anche in modo differente rispetto a quanto ritenuto nel provvedimento impugnato, in quanto, diversamente, il giudizio di legittimità si trasformerebbe, in un non consentito terzo grado di merito (cfr. ex multis Cass. 18721/2018; Cass. Sez. L, Sentenza n. 7394 del 26/03/2010, Rv. 612747; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 13954 dei 14/06/2007, Rv. 598004; Cass. Sez. L, Sentenza n. 12052 del 23/05/2007, Rv. 597230; Cass. Sez. 1, Sentenza n. 7972 del 30/03/2007, Rv, 596019; sino a risalire a Cass., Sez. 3, Sentenza n. 1674 del 22/06/1963, Rv. 262523, la quale affermò il consolidato principio in esame secondo il quale “la valutazione e la interpretazione delle prove in senso difforme da quello sostenuto dalla parte è incensurabile in Cassazione”).

4. In conclusione, il ricorso deve essere rigettato.

5. Non è luogo a provvedere sulle spese, attesa la mancata difesa dell’amministrazione.

6.Si dà atto dell’obbligo di pagamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’opposizione, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17).

P.Q.M.

La Corte,

rigetta il ricorso;

dà atto che sussistono i presupposti previsti dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Terza civile della Corte di Cassazione, il 28 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 6 maggio 2020

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