Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8567 del 10/04/2010

Cassazione civile sez. III, 10/04/2010, (ud. 25/02/2010, dep. 10/04/2010), n.8567

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. FINOCCHIARO Mario – Consigliere –

Dott. MASSERA Maurizio – rel. Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 5538-2009 proposto da:

D.G.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE DEI

PARIOLI 101-E, presso lo studio dell’avvocato BELTRAMI PATRIZIA, che

lo rappresenta e difende, giusta procura speciale a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

CONDOMINIO (OMISSIS), in persona 1802

dell’Amministratore e legale rappresentane pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIALE REGINA MARGHERITA 244, presso lo studio

dell’avvocato RINALDI EMILIO, che lo rappresenta e difende, giusta

procura speciale a margine del ricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5031/2008 della CORTE D’APPELLO di ROMA del

18/03/05, depositata il 03/12/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25/02/2010 dal Consigliere Relatore Dott. MAURIZIO MASSERA;

udito l’Avvocato Beltrami Patrizia, difensore del ricorrente che si

riporta agli scritti;

è presente il P.G. in persona del Dott. LIBERTINO ALBERTO RUSSO che

ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

La Corte Letti gli atti depositati:

 

Fatto

OSSERVA

E’ stata depositata la seguente relazione:

1 – Con ricorso notificato il 24 febbraio 2009 D.G.R. ha chiesto la cassazione della sentenza, non notificata, depositata in data 3 dicembre 2008 dalla Corte d’Appello di Roma che, in totale riforma della sentenza del Tribunale, aveva rigettato la domanda di risarcimento danni per la ritardata riconsegna di un locale commerciale interessato da lavori di consolidamento disposti dal Condominio di (OMISSIS).

Il Condominio intimato ha resistito con controricorso.

2 – I tre motivi del ricorso risultano inammissibili, poichè la loro formulazione non soddisfa i requisiti stabiliti dall’art. 366-bis c.p.c..

Occorre rilevare sul piano generale che, considerata la sua funzione, la norma indicata (art. 366 bis c.p.c.) va interpretata nel senso che per, ciascun punto della decisione e in relazione a ciascuno dei vizi, corrispondenti a quelli indicati dall’art. 360 c.p.c., per cui la parte chiede che la decisione sia cassata, va formulato un distinto motivo di ricorso. Per quanto riguarda, in particolare, il quesito di diritto, è ormai jus receptum (Cass. n. 19892 del 2007) che è inammissibile, per violazione dell’art. 366 bis c.p.c., introdotto dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 6 il ricorso per cassazione nel quale esso si risolva in una generica istanza di decisione sull’esistenza della violazione di legge denunziata nel motivo. Infatti la novella dei 2006 ha lo scopo di innestare un circolo selettivo e “virtuoso” nella preparazione delle impugnazioni in sede di legittimità, imponendo al patrocinante in cassazione l’obbligo di sottoporre alla Corte la propria finale, conclusiva, valutazione della avvenuta violazione della legge processuale o sostanziale, riconducendo ad una sintesi logico-giuridica le precedenti affermazioni della lamentata violazione. In altri termini, la formulazione corretta del quesito di diritto esige che il ricorrente dapprima indichi in esso la fattispecie concreta, poi la rapporti ad uno schema normativo tipico, infine formuli il principio giuridico di cui chiede l’affermazione. Quanto al vizio di motivazione, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione; la relativa censura deve contenere un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto), che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità (Cass. Sez. Unite, n. 20603 del 2007).

3 – Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione di legge. In palese violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 4 l’intestazione della censura non indica le norme di legge su cui si fonda e solo nello svolgimento delle argomentazioni a sostegno si fa riferimento all’art. 1131 c.c., comma 1. Formula un duplice quesito che attiene ai poteri dell’amministratore del condominio in tema di conferimento del mandato a nuovo difensore per promuovere appello e alla necessità di sospendere il procedimento in attesa della definizione di quello per impugnazione della delibera assembleare.

L’assenza di qualsiasi riferimento al caso di specie e alla motivazione della sentenza impugnata contrasta con le finalità perseguite dall’art. 366 bis c.p.c. e, quindi, rende inammissibile la censura.

Con il secondo motivo il D.G. denuncia nullità della sentenza e del procedimento. La censura si rivela inammissibile per le medesime ragioni vedute con riferimento alla precedente (omessa indicazione nell’intestazione delle norme violate e astrattezza del quesito).

Con il terzo motivo il ricorrente lamenta omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio. La censura, che si sviluppa per oltre tre pagine, contiene un duplice momento di sintesi con cui ci si limita a chiedere alla Corte di accertare che la sentenza ha omesso e disatteso le risultanze processuali istruttorie e che ne ha fornito un’interpretazione erronea.

Anche a prescindere dall’intrinseca contraddittorietà delle due proposizioni, è decisivo il rilievo che il momento di sintesi non rispecchia il paradigma sopra delineato e che, in violazione del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, mancano i riferimenti testuali delle risultanze istruttorie di cui si lamenta la omessa, insufficiente o erronea valutazione.

4.- La relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti;

Il ricorrente ha presentato memoria ed ha chiesto d’essere ascoltato in camera di consiglio;

Le generiche argomentazioni addotte dal ricorrente con la memoria non inficiano i rilievi contenuti nella relazione;

5.- Ritenuto:

che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione;

che pertanto il ricorso va dichiarato inammissibile; le spese seguono la soccombenza;

visti gli artt. 380-bis e 385 cod. proc. civ..

PQM

Dichiara il ricorso inammissibile. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 1.700,00, di cui Euro 1.500,00 per onorari, oltre spese generali e accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 25 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 10 aprile 2010

 

 

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