Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8551 del 06/05/2020

Cassazione civile sez. I, 06/05/2020, (ud. 17/01/2020, dep. 06/05/2020), n.8551

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

Dott. SCORDAMAGLIA Irene – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2534/2019 proposto da:

K.A.K., rappresentato e difeso dall’avvocato Cristina

Perozzi del Foro di Ascoli Piceno, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore;

– intimato –

avverso la sentenza n. 960/2018 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 18/06/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

17/01/2020 dal Dott. PARISE CLOTILDE.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza n. 960/2018 pubblicata il 18-06-2018 la Corte d’appello di Ancona ha respinto l’appello proposto da K.A.K., cittadino della (OMISSIS), avverso l’ordinanza del Tribunale di Ancona che aveva rigettato la sua domanda avente ad oggetto in via gradata il riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e di quella umanitaria. La Corte territoriale ha rilevato che l’appellante poneva a fondamento della sua domanda solo il fatto di provenire dalla regione del (OMISSIS) e che, invece, la situazione in (OMISSIS) si era recentemente stabilizzata e non risultavano notizie di criticità nella regione. La Corte d’appello ha ritenuto che non ricorressero i presupposti per il riconoscimento di alcuna forma di protezione, dovendosi considerare il richiedente un migrante economico.

2. Avverso il suddetto provvedimento, il ricorrente propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno, che è rimasto intimato.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il ricorrente lamenta “Violazione art. 112 e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 10, comma 4. Difetto di motivazione: Il ricorrente lamenta la mancata traduzione della decisione della Commissione Territoriale e della sentenza di Appello, incomprensibile all’odierno ricorrente e dovuta per legge”.

2. Con il secondo motivo lamenta “Violazione art. 112 D.Lgs. n. 286 del 1998, artt. 11-17. art. 2 Cost. e art. 10, comma 3. Difetto di motivazione. In relazione alla mancata concessione della protezione sussidiaria”.

3. Con il terzo motivo lamenta “Violazione art. 353 c.p.c., art. 112 c.p.c., D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 11 – 17. Violazione D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6. In relazione alla mancata concessione della protezione umanitaria”. Precisa il ricorrente che “Con il primo motivo si censura la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, comma 1, del principio convenzionale internazionale del divieto di non refoulement, oltre che la violazione delle norme costituzionali e CEDU in ordine al diritto ad un processo giusto ed effettivo; Col secondo motivo si fa valere ai sensi dell’art. 360, n. 4 la nullità del provvedimento impugnato per omessa pronuncia ed ex art. 360, n. 5 per omessa od insufficiente motivazione, attesa la natura meramente apparente e tautologica di quella versata nel provvedimento impugnato; Con il terzo motivo il ricorrente denuncia violazione di legge e vizio di motivazione lamentando che erroneamente la Corte di merito ha ritenuto insussistenti le condizioni per la concessione del permesso umanitario”. Nell’illustrare congiuntamente i motivi, deduce il ricorrente che i Giudici di merito non hanno adeguatamente valutato la situazione della (OMISSIS) e, in particolare, della regione del (OMISSIS), caratterizzata da un elevatissimo livello di criminalità e dal rischio di gravi atti di terrorismo e violenza generalizzata, come risulta dal rapporto di Amnesty International 2017/2018, il cui testo riporta in ricorso per le parti di interesse, ed anche dal sito (OMISSIS) del Ministero degli Esteri. Censura la sentenza impugnata perchè non è stata presa in considerazione la sua vicenda personale, assumendo di essere stato sostenitore del Presidente G., contro il volere della sua famiglia, ed afferma di aver lasciato il Paese nel 2011, a seguito di controverse elezioni e di disordini, per aver avuto vari problemi sia con la sua famiglia, sia con gli oppositori al suo partito. Cita numerose sentenze di merito con le quali è stata riconosciuta a richiedenti, anche non provenienti dalla (OMISSIS), la protezione sussidiaria o quella umanitaria e, quanto a quest’ultima, si duole della mancata considerazione della sua giovane età, della sua dedizione al lavoro, delle atrocità subite nel viaggio dalla (OMISSIS) all’Italia e della sua volontà di inserirsi nel nuovo tessuto sociale.

4. I primi due motivi, da esaminarsi congiuntamente per la loro connessione, sono inammissibili.

4.1. Occorre precisare che la doglianza relativa alla mancata traduzione della decisione della Commissione Territoriale e della sentenza d’appello, pur menzionata dopo la rubrica del primo motivo (pag. n. 3 ricorso), non è stata illustrata dal ricorrente e neppure riportata nella sintesi dei motivi, e, pertanto, presumibilmente è stata indicata per mero refuso, e, in ogni caso, è inammissibile, stante la mancata esposizione delle ragioni di fatto e di diritto a sostegno di quella censura, ai sensi dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4.

4.2. Quanto alla domanda di protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), l’accertamento della situazione di “violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale”, che sia causa per il richiedente di una sua personale e diretta esposizione al rischio di un danno grave, quale individuato dalla medesima disposizione, implica un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, non censurabile in sede di legittimità al di fuori dei limiti di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (Cass. n. 32064 del 2018 e Cass. n. 30105 del 2018).

Nel caso di specie il Giudice territoriale, con motivazione idonea (Cass. S.U. n. 8053/2014), ha esaminato la situazione politica del Paese, anche della regione del (OMISSIS), ed ha escluso l’esistenza di una situazione di conflitto armato o di violenza generalizzata nella zona di origine del ricorrente. Quest’ultimo censura quell’accertamento di fatto richiamando numerose pronunce di altri Giudici di merito e riportando notizie tratte dal sito (OMISSIS) e da rapporti di Amnesty International, ossia chiedendo, inammissibilmente, una rivalutazione del merito.

Inoltre si duole della mancata considerazione della sua vicenda personale, assumendo di essere fuggito dal Paese di origine per motivi politici. Detta doglianza difetta di autosufficienza, atteso che nel ricorso non è indicato quando, come e dove la relativa deduzione, su cui non v’è pronuncia da parte della Corte territoriale, sia stata svolta nel giudizio d’appello. Anzi, lo stesso ricorrente, nel riassumere i motivi di appello, afferma di aver impugnato l’ordinanza del Tribunale perchè i Giudici non avevano tenuto conto della sua provenienza geografica dalla zona del (OMISSIS), senza menzionare la vicenda personale e la fuga per ragioni politiche (pag. n. 2 ricorso).

5. Anche il terzo motivo è inammissibile.

5.1. Occorre precisare, in via preliminare, con riguardo alla disciplina applicabile ratione temporis in tema di protezione umanitaria, che la domanda di riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari presentata, come nella specie, prima dell’entrata in vigore (5/10/2018) della normativa introdotta con il D.L. n. 113 del 2018, convertito nella L. n. 132 del 2018, deve essere scrutinata sulla base della normativa esistente al momento della sua presentazione (Cass. S.U. n. 29459/2019).

5.2. Tanto premesso, il ricorrente, denunciando il vizio di violazione di legge e motivazionale, allega genericamente la propria situazione di vulnerabilità, lamentando la mancata considerazione della sua giovane età, della sua dedizione al lavoro, delle atrocità subite nel viaggio dalla (OMISSIS) all’Italia e della sua volontà di inserirsi nel nuovo tessuto sociale, senza precisare alcun elemento individualizzante di rilevanza o fatti specifici che possano rivestire decisività, nel senso precisato da questa Corte e chiarito con la recente pronuncia delle Sezioni Unite già citata (tra le tante Cass. n. 9304/2019 e Cass. S.U. n. 29459/2019). Il fattore di integrazione lavorativa e sociale in Italia non può essere isolatamente considerato, diventando recessivo se difetta la vulnerabilità, come nella specie, ed inoltre la situazione del Paese di origine, in termini generali ed astratti, è di per sè inidonea al riconoscimento della protezione umanitaria (Cass. S.U. n. 29459/2019 citata, in conformità a Cass. n. 4455/2018).

6. Nulla deve disporsi circa le spese del giudizio di legittimità, stante la mancata costituzione del Ministero.

7. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto (Cass. n. 23535/2019).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Prima civile, il 17 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 6 maggio 2020

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