Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8547 del 09/04/2010

Cassazione civile sez. I, 09/04/2010, (ud. 17/02/2010, dep. 09/04/2010), n.8547

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITTORIA Paolo – Presidente –

Dott. CECCHERINI Aldo – Consigliere –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. BERNABAI Renato – Consigliere –

Dott. CULTRERA Maria Rosaria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

G.P. quale tutore di P.E., elettivamente

domiciliato in Roma, P. Martiri di Belfiore 2, presso l’avv. Lucio

Tamburro, rappresentato e difeso dall’avv. SUTTI Stefano giusta

delega in atti;

– ricorrente –

contro

Ministero della Giustizia in persona del Ministro, domiciliato in

Roma, via dei Portoghesi 12, presso l’Avvocatura Generale dello Stato

che lo rappresenta ex lege;

– controricorrente ricorrente incidentale –

avverso il decreto della Corte d’appello di Brescia emesso nel

procedimento n. 248/05 in data 11.11.2005.

Udita la relazione della causa svolta nell’udienza del 6.5.2008 dal

Relatore Cons. Dott. Carlo Piccininni;

Udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PRATIS Pierfelice, che ha concluso per l’accoglimento del quarto

motivo di ricorso.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con decreto dell’11.11.2005 la Corte di Appello di Brescia condannava il Ministero della Giustizia al pagamento di Euro 1.000,00 in favore di G.P. quale tutore di P.E., con riferimento al ricorso da lui proposto ai sensi della L. n. 89 del 2001, in considerazione della durata non ragionevole di un procedimento civile svoltosi in primo grado dal febbraio 2000 all’aprile 2004 e pendente in appello dal 20.9.2004 (udienza di precisazione delle conclusioni fissata al 6.3.2997).

Avverso la decisione G. nella predetta qualità proponeva ricorso per cassazione affidato a quattro motivi, con il quale lamentava: a) l’errata determinazione del periodo di irragionevole durata, apprezzato nella misura di un anno, oltre che la modesta consistenza dell’indennizzo liquidato; b) l’omessa decisione sulla richiesta di riparazione del danno mediante adeguate forme di pubblicità; c) l’avvenuta compensazione delle spese processuali; d) l’errato computo degli interessi, la cui decorrenza era stata fissata dalla data di deposito del decreto.

Resisteva il Ministero della Giustizia con controricorso contenente anche ricorso incidentale, con il quale denunciava l’inammissibilità del ricorso per mancata autorizzazione del tribunale all’esercizio dell’azione; l’invalidità della procura speciale “per la parte relativa al P., giacchè questi vive in (OMISSIS) e dunque non può rilasciare procure senza il rito consolare”; vizio di motivazione, con riferimento alla determinazione del periodo di non ragionevole durata del processo.

Disposta la riunione dei ricorsi ai sensi dell’art. 335 c.p.c., osserva preliminarmente il Collegio che vanno disattese le eccezioni sollevate dal Ministero della Giustizia, quanto a quelle relative alla invalidità della procura per la parte riferibile al P., per il fatto che risulta regolarmente rilasciata quella del tutore, quanto al preteso difetto di autorizzazione del giudice tutelare alla proposizione del ricorso, per la duplice ragione che la denunciata carenza è insussistente in punto di fatto, atteso che la detta autorizzazione è stata rilasciata in data 23.5.2006 ed ha effetto “ex tunc”, e che comunque l’autorizzazione nella specie non sarebbe stata necessaria, (artt. 424 e 374 c.c.), trattandosi di iniziativa finalizzata all’acquisizione di utilità e quindi al miglioramento del patrimonio (C. 89/59).

Passando quindi al merito del ricorso principale, sono privi di pregio i motivi sub a), b) e c), quanto al primo, perchè sia l’apprezzamento del periodo di ragionevole durata che l’entità dell’indennizzo liquidato – espressione di valutazione di merito in guanto tale non sindacabile in questa sede – sono in linea con i parametri CEDU, il cui rispetto esime da ulteriori specifiche indicazioni al riguardo; quanto al secondo e al terzo, poichè in entrambi i casi si tratta di discrezionale valutazione di merito (C. 04/3142, con riferimento alla disposizione relativa alla pubblicazione della sentenza), in quanto tale non suscettibile di sindacato nel giudizio di legittimità. E’ viceversa fondato l’ultimo motivo di impugnazione, in quanto la decorrenza degli interessi va ancorata alla data della proposizione della domanda (C. 06/8712, C. 05/18105).

Non può essere infine condivisa la doglianza prospettata con l’ulteriore motivo del ricorso incidentale, non essendo ravvisabile la denunciata contraddizione fra il giudizio in ordine alla non particolare complessità della causa e la necessità di “accurata disamina e valutazione degli atti di causa e delle testimonianze”.

Il ricorso principale va dunque accolto nei termini indicati, con cassazione del decreto impugnato e, decidendo ex art. 384 c.p.c., con condanna del Ministero della Giustizia al pagamento degli interessi con decorrenza dalla domanda, oltre alle spese processuali del giudizio di merito e ad un terzo di quelle di legittimità (da compensare per i residui due terzi, in considerazione del limitato accoglimento dei motivi di impugnazione), liquidate in dispositivo.

PQM

Riunisce i ricorsi, accoglie il quarto motivo di quello principale, rigetta l’incidentale e, decidendo nel merito, condanna il Ministero della Giustizia al pagamento degli interessi con decorrenza dalla domanda nonchè al pagamento di un terzo delle spese processuali del giudizio di legittimità, che liquida nella loro interezza in Euro 350,00, di cui Euro 50,00 per esborsi, oltre alle spese generali e agli accessori di legge. Compensa per due terzi le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 17 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 9 aprile 2010

 

 

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