Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8542 del 09/04/2010

Cassazione civile sez. I, 09/04/2010, (ud. 15/01/2010, dep. 09/04/2010), n.8542

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PANEBIANCO Ugo Riccardo – rel. Presidente –

Dott. MACIOCE Luigi – Consigliere –

Dott. BERNABAI Renato – Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

M.B. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente

domiciliato in ROMA, V. GIULIA DI COLLOREDO 46-48, presso l’avvocato

DE PAOLA GABRIELE, che lo rappresenta e difende, giusta procura in

calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MINISTERO DELL’ECONOMIA E

DELLE FINANZE;

– intimati –

sul ricorso n. 14100/2008 proposto da:

S.E. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente domiciliato

in ROMA, V. GIULIA DI COLLOREDO 46-48, presso l’avvocato DE PAOLA

GABRIELE, che lo rappresenta e difende, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MINISTERO DELL’ECONOMIA E

DELLE FINANZE;

– intimati –

sul ricorso n. 14101/2008 proposto da:

B.L. (C.F. (OMISSIS)), elettivamente domiciliato in

ROMA, V. GIULIA DI COLLOREDO 46-48, presso l’avvocato DE PAOLA

GABRIELE, che lo rappresenta e difende, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MINISTERO DELL’ECONOMIA E

DELLE FINANZE;

– intimati –

sul ricorso n. 14102/2008 proposto da:

A.P. (C.F. (OMISSIS)), elettivamente domiciliato in

ROMA, V. GIULIA DI COLLOREDO 46-48, presso l’avvocato DE PAOLA

GABRIELE, che lo rappresenta e difende, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MINISTERO DELL’ECONOMIA E

DELLE FINANZE;

– intimati –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di FIRENZE, depositato il

19/04/2007;

si da atto che in udienza vengono riuniti i ricorsi dal n. 119 al n.

132 (n. d’ordine del ruolo);

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/01/2010 dal Presidente Dott. PANEBIANCO Ugo Riccardo;

udito, per i ricorrenti, l’Avvocato GABRIELE DE PAOLA che ha chiesto

l’accoglimento dei ricorsi;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SORRENTINO Federico, che ha concluso per l’accoglimento dei ricorsi.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con decreto depositato in data 19.4.2007 la Corte d’Appello di Firenze – pronunciando sulle domande di equa riparazione ex lege n. 89 del 2001 proposte da A.P., S.E., M. B., B.L. e P.F. nei confronti della Presidenza del Consiglio in relazione al giudizio promosso con ricorso depositato il 23.12.1996 avanti al TAR della Toscana al fine di ottenere il computo dell’indennita’ relativa a due ore di lavoro straordinario nell’indennita’ di buonuscita nonche’ il ricalcolo del rateo della 13 mensilita’ e deciso con sentenza del 19.5.2003 – riteneva che la durata del procedimento, protrattosi per anni sei e mesi cinque, fosse ragionevole nella misura di anni tre e determinava in anni tre e mesi cinque la durata non ragionevole, liquidando a titolo di indennizzo per il danno non patrimoniale la somma di Euro 1.750,00 tenuto conto del valore economicamente modesto della pretesa fatta valere nel giudizio presupposto e dell’esito del giudizio, negativo per i ricorrenti.

Avverso detto decreto i suddetti ricorrenti propongono ricorso per Cassazione con atti separati notificati sia al Ministero dell’Economia e delle Finanze che alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, deducendo, tutti, tre analoghi motivi di censura.

Le controparti non hanno svolto alcuna attivita’ difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Pregiudizialmente i ricorsi vanno riuniti ai sensi dell’art. 335 c.p.c., riguardando lo stesso decreto.

Del pari pregiudizialmente deve essere dichiarata l’inammissibilita’ dei ricorsi proposti nei confronti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, fermi restando i ricorsi notificati alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Non puo’ trovare applicazione infatti la L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, comma 1224 che, modificando la previsione della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 3, comma 3, ha attribuito al Ministero dell’Economia e delle Finanze la legittimazione nelle cause per equa riparazione relative a giudizi presupposti diversi da quelli promossi avanti al giudice ordinario ed al giudice militare, avendo la norma transitoria di cui al successivo comma 1225 previsto espressamente la sua applicazione ai procedimenti iniziati dopo l’entrata in vigore di detta legge, ed essendo stato il ricorso introduttivo di cui al procedimento in esame proposto nel 2003 e riassunto dopo la decisione sulla competenza territoriale, nel 2006. Conseguentemente rimane ferma la legittimazione passiva della Presidenza del Consiglio, mentre va esclusa quella del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Al riguardo nulla disposto pero’ in ordine alle spese, non essendosi il Ministero costituito.

Con il primo motivo i ricorrenti denunciano violazione dell’art. 6 par. 1 della C.E.D.U. nonche’ della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2 e dell’art. 36 Cost.. Lamentano che la Corte d’Appello, dopo aver individuato nell’importo di Euro 1.000,00 la misura media per ogni anno di durata non ragionevole, abbia ridotto l’indennizzo del 50%, senza considerare che secondo i parametri fissati dalla Corte europea l’indennizzo debba essere determinato in una somma oscillante da Euro 1.000,00 ad Euro 1.500,00 e senza tener conto, oltre tutto, che riguardando il giudizio presupposto una causa in materia di lavoro, doveva essere riconosciuta una maggiorazione di Euro 2.000,00, come affermato dalla Corte di Strasburgo alla cui giurisprudenza il giudice nazionale non puo’ sottrarsi.

Con il secondo motivo i ricorrenti denunciano ancora le stesse norme, sostenendo che erroneamente la Corte d’Appello, nel determinare l’indennizzo, abbia tenuto conto dell’esito del giudizio e del valore, ritenuto modesto, della causa nonche’ del fatto che la stessa non era volta ad evitare un danno ma a procurare un vantaggio.

Con il terzo motivo i ricorrenti denunciano difetto di motivazione nonche’ violazione dell’art. 96 c.p.c.. Deducono che erroneamente la Corte d’Appello ha ritenuto di modesto valore il giudizio presupposto, non considerando che trattavasi di una richiesta di indennita’ di lavoro straordinario costituente una posta retributiva rilevante.

Gli esposti motivi di ricorso sono fondati nei limiti che qui di seguito saranno precisati.

Quanto alla censura con cui si contesta l’entita’ dell’indennizzo riguardante il danno non patrimoniale, si rileva che la Corte d’Appello, liquidando una somma complessiva di Euro 1.750,00, pari ad Euro 500,00 per ogni anno di durata non ragionevole complessivamente determinata in anni tre e mesi cinque, non si e’ adeguata ai parametri fissati dalla Corte europea e recepiti dalla giurisprudenza di questa Corte la quale ha chiarito come una tale valutazione non possa prescindere, in considerazione del rinvio operato dalla L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2, dall’interpretazione della Corte di Strasburgo e debba pertanto uniformarsi, per quanto possibile, alla liquidazione effettuata in casi simili dal giudice europeo, sia pure con possibilita’ di apportare, purche’ in misura ragionevole, le deroghe suggerite dalla singola vicenda. Dalle decisioni adottate a carico dell’Italia (vedi in particolare la pronuncia sul ricorso n. 62361/01 proposto da R.P. e sul ricorso n. 64897/01 proposto da Z.) risulta infatti che la Corte europea ha individuato nell’importo compreso fra Euro 1.000,00 ed Euro 1.500,00 il parametro medio annuo per la quantificazione dell’indennizzo, salvo, ripetesi, la possibilita’ di oscillazioni in piu’ od in meno in relazione alla particolarita’ della fattispecie ed all’indubbia progressivita’ dello stato d’ansia correlata alla maggiore o minore durata del procedimento.

Orbene, nel caso in esame, esclusa la congruita’ dell’indennizzo liquidato dalla Corte d’Appello per il notevole divario rispetto ai richiamati parametri europei e considerato che ricorrano le condizioni per una decisione nel merito ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 1, si ritiene, in considerazione del modesto valore del giudizio presupposto cui ha fatto riferimento il decreto impugnato, di determinare l’indennizzo complessivamente in Euro 2.600,00, pari ad Euro 750,00 per i primi tre anni e ad una frazione di Euro 1.000,00 per i restanti cinque mesi, non potendosi negare, come si e’ gia’ sottolineato, che lo stato d’ansia aumenti con l’ulteriore protrarsi del procedimento e che debba quindi riconoscersi un importo maggiore dopo un certo periodo.

Non puo’ trovare accoglimento invece la richiesta di riconoscimento di un “bonus” di Euro 2.000,00 in relazione alla natura della controversia vertente in materia di lavoro, non essendo previsto dalla legislazione nazionale e non potendo comunque considerarsi un effetto automatico, slegato dalla particolarita’ della fattispecie sulla quale nulla e’ stato pero’ detto al di la’ di un generico richiamo al carattere della controversia.

Quanto infine al terzo motivo – che, pur richiamando espressamente l’art. 366 bis c.p.c., seconda parte, non contiene un vero e proprio quesito ma solo la mera individuazione del “fatto controverso”, cui fa riferimento la norma, nella mancanza di riferimenti nel decreto del valore della controversia – i ricorrenti contestano l’assunto circa la modesta entita’ di un tale valore, sostenendo che il giudizio presupposto riguardava l’indennita’ per lavoro straordinario per quaranta anni.

Una tale deduzione e’ pero’ del tutto generica e manca pertanto della necessaria decisivita’, non essendo precisato il numero annuo di ore di straordinarie per le quali era stata chiesta l’indennita’.

L’impugnato decreto deve essere pertanto cassato in relazione alle censure accolte.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo con compensazione per meta a favore dei ricorrenti relativamente al giudizio di legittimita’.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Riunisce i ricorsi. Dichiara inammissibili i ricorsi proposti nei confronti del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Accoglie i ricorsi proposti nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri nei limiti di cui in motivazione. Cassa il decreto impugnato in relazione alle censure accolte e, decidendo nel merito, condanna la Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento di Euro 2.600,00 oltre agli interessi dalla domanda a favore di ciascuno dei ricorrenti. Condanna inoltre la Presidenza del Consiglio al pagamento delle spese processuali che liquida, quanto al giudizio di merito, in Euro 690,00 per diritti, in Euro 1.000,00 per onorario ed in Euro 200,00 per spese oltre accessori di legge e, nella misura del 50% quanto al giudizio di legittimita’, in Euro 600,00 per onorario ed in Euro 100,00 per spese oltre alle spese generali ed agli accessori come per legge.

Così deciso in Roma, il 15 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 9 aprile 2010

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