Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8534 del 14/04/2011

Cassazione civile sez. lav., 14/04/2011, (ud. 03/03/2011, dep. 14/04/2011), n.8534

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. STILE Paolo – Consigliere –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. CURCURUTO Filippo – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 14213-2010 proposto da:

B.R., elettivamente domiciliata in Roma, via Antonio

Mordini 14, presso lo studio dell’Avv. Gentile Antonino, che lo

rappresenta e difende per procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, UNIVERSITA’ E RICERCA SCIENTIFICA, in

persona del Ministro pro tempore, e CENTRO SERVIZI AMMINISTRATIVI DI

RAGUSA, in persona del Dirigente generale pro tempore, entrambi

domiciliati in Roma, via dei Portoghesi n. 12, presso l’Avvocatura

generale dello Stato, che li rappresenta ex lege;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 215/2009 della Corte d’appello di Catania,

depositata in data 22.5.2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

giorno 3.03.2011 dal Consigliere dott. Giovanni Mammone;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.

PATRONE Ignazio.

Fatto

RITENUTO IN FATTO E DIRITTO

1.- Con ricorso al giudice del lavoro di Ragusa, B.R. conveniva in giudizio il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) ed il Provveditorato agli Studi di Ragusa contestando la sua collocazione nella graduatoria degli aspiranti a supplenza annuale per il conferimento dei posti di personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA), derivata dall’erronea attribuzione dei punteggi spettanti, conseguente al mancato aggiornamento della graduatoria stessa.

2.- Il primo giudice accoglieva la domanda e, disapplicando la graduatoria, in relazione al punteggio effettivamente spettante dichiarava il diritto dell’istante all’assunzione con supplenza annuale.

Proposto appello dal MIUR, la Corte d’appello di Catania, con sentenza depositata il 22.5.09, accoglieva l’impugnazione rilevando che parte attrice non aveva presentato l’istanza di aggiornamento della graduatoria per il possesso di nuovi e più significativi titoli e che, comunque, non aveva rispettato i termini e le forme di impugnazione della graduatoria.

3.- Propone ricorso per cassazione B. deducendo violazione dell’art. 581, comma 2, del D.Lgs. n. 297 del 1994, nonchè carenza di motivazione, contestando l’ordinanza ministeriale applicata dal giudice di merito (o.m. 78/87), che faceva obbligo di richiedere nuovamente l’inserimento in graduatoria, senza tener conto che la norma invocata assegna alle graduatorie carattere permanente, con obbligo dell’Amministrazione di procedere al suo aggiornamento in base ai titoli prodotti dall’interessato o acquisiti di ufficio.

Si difende con controricorso l’Amministrazione.

Il consigliere relatore, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., ha depositato relazione, che è stata comunicata al Procuratore generale ed è stata notificata ai difensori costituiti.

4.- Parte ricorrente con il motivo dedotto propone al Collegio di legittimità questioni di diritto in materia di regime giuridico delle graduatorie di assunzione che avrebbero dovuto essere corredate di idonei quesiti di diritto, in ottemperanza all’art. 366 bis c.p.c..

Inoltre, la stessa non prospetta con la esaustività richiesta dall’art. 366 c.p.c. gli elementi essenziali del ricorso, in quanto non precisa: a) quale sia il contenuto delle ordinanze ministeriali in contestazione; b) se il conseguimento del nuovo titolo di studio fosse stato portato a conoscenza dell’Amministrazione; c) se avesse o meno proposto nuova domanda di inclusione in graduatoria o si fosse limitato a sollecitare l’aggiornamento di ufficio della graduatoria.

Infine, non contesta l’affermazione del giudice di appello che parte ricorrente non ha rispettato i termini e le forme previste per l’opposizione in sede amministrativa, per quanto riguarda sia la collocazione in graduatoria che la sua rettifica.

5.- Questa pluralità di carenze di formulazione, ognuna delle quali peraltro autonomamente rilevante, comporta l’inammissibilità del ricorso.

Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e vanno liquidate in unica soluzione, essendo i pubblici Uffici costituiti con difesa unica.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese, che liquida in Euro 30 (trenta) per esborsi ed in Euro 1.500 (millecinquecento) per onorari, oltre spese generali, Iva e Cpa.

Così deciso in Roma, il 3 marzo 2011.

Depositato in Cancelleria il 14 aprile 2011

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