Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 848 del 16/01/2017

Cassazione civile, sez. VI, 16/01/2017, (ud. 10/11/2016, dep.16/01/2017),  n. 848

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi A. – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23706-2015 proposto da:

Avv. P.D. elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso da sè

medesimo;

– ricorrente –

contro

B.S.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

EMANUELE GIANTURCO, 6, presso lo studio dell’avvocato ELISABETTA

DURANTE che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

ALESSANDRO GIOVANNI MARIA BRUNI giusta procura a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1103/2015 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

emessa l’11/03/2015 e depositata il 18/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

10/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. GRAZIOSI CHIARA;

udito l’Avvocato Scinto Filippo (delega Avvocato Elisabetta Durante),

per il controricorrente, che si riporta agli scritti.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte rilevato che il consigliere relatore, esaminati gli atti, ha depositato ex art. 380 bis c.p.c. la relazione seguente:

” P.D. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha rigettato il suo appello avverso sentenza n. 613/2013 del Tribunale di Monza, che aveva revocato decreto ingiuntivo ottenuto dalla sua controparte e lo aveva condannato al pagamento di una somma rideterminata in relazione ad un contratto di locazione in cui egli sarebbe stato il conduttore e controparte il locatore. Il ricorso presenta tre motivi, da cui si difende con controricorso B.L.S.. Il ricorso può essere trattato in camera di consiglio, ex art. 375 c.p.c., n. 1. Il primo motivo del ricorso, che invoca l’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, in relazione agli artt. 1321, 1322, 1325 e 1372 c.c., nella sua effettiva sostanza richiede una revisione da parte del giudice di legittimità dell’accertamento, operato conformemente dai giudici di merito, della legittimazione passiva dell’attuale ricorrente derivante dal fatto che il suo contratto locatizio non è stato sostituito da un successivo contratto locatizio stipulato dal di lui fratello con lo stesso B.S.. Esso perciò appare inammissibile. Il secondo motivo, che invoca l’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, in relazione all’art. 324 c.p.c., mira a contraddire quanto affermato da entrambi i giudici di merito sulla copertura da parte di giudicato formale – sentenza n. 2104/2008 del Tribunale di Monza – di una domanda proposta dal P., asserendo che la sentenza in questione non l’avrebbe respinta, bensì “si pronunciava per l’inammissibilità della domanda”. Il motivo è privo di autosufficienza, in quanto non riporta neppure il dispositivo della sentenza passata in giudicato, per cui appare inammissibile. Il terzo motivo, pur invocando l’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, in relazione ora all’art. 1593 c.c., consiste nella riproposizione di istanze istruttorie disattese nei gradi di merito, ed è quindi inammissibile in quanto non corrispondente alla tassatività ex art. 360 c.p.c., del contenuto dei motivi di ricorso per cassazione. Si propone pertanto la declaratoria di inammissibilità del ricorso”;

ritenuto che detta relazione sia condivisibile, per cui il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con conseguente condanna del ricorrente a rifondere al controricorrente le spese processuali, liquidate come da dispositivo;

ritenuto che sussistono D.P.R. n. 115 del 2012, ex art. 13, comma 1 quater, i presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso articolo.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente a rifondere al controricorrente le spese processuali, liquidate in Euro 3000, oltre a Euro 200 per esborsi e agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 10 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 16 gennaio 2017

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