Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8476 del 25/03/2021

Cassazione civile sez. II, 25/03/2021, (ud. 17/11/2020, dep. 25/03/2021), n.8476

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. ORICCHIO Antonio – Consigliere –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 23403/2019 R.G. proposto da:

A.U., c.f. (OMISSIS), elettivamente domiciliato, con

indicazione dell’indirizzo p.e.c., in Pesaro, alla via

Castelfidardo, n. 26, presso lo studio dell’avvocato Antonio

Fraternale, che lo rappresenta e difende in virtù di procura

speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO dell’INTERNO, c.f. (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1115/2019 della Corte d’Appello di Ancona;

udita la relazione nella Camera di consiglio del 17 novembre 2020 del

consigliere Dott. Luigi Abete.

 

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO

1. A.U., cittadino del (OMISSIS), formulava istanza di protezione internazionale.

2. La competente Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale rigettava l’istanza.

3. Con ordinanza in data 23.6.2016 il Tribunale di Ancona respingeva il ricorso esperito da A.U. avverso il provvedimento della commissione.

4. Con sentenza n. 1382/2017 la Corte di Ancona dichiarava inammissibile il gravame proposto da A.U..

5. Con ordinanza n. 27769/2018 questa Corte cassava la sentenza n. 1382/2017 della Corte di Ancona.

6. Con sentenza n. 1115/2019, in sede di rinvio, la Corte di Ancona rigettava il gravame.

Evidenziava – tra l’altro – la corte che dovevano reputarsi insussistenti le condizioni di legge ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria.

7. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso A.U.; ne ha chiesto sulla scorta di due motivi la cassazione con ogni susseguente statuizione.

Il Ministero dell’Interno non ha svolto difese.

8. Con il primo motivo il ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 113 del 2018.

Deduce che la domanda di protezione internazionale è stata proposta il 24.9.2014, antecedentemente all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 113 del 2018.

Deduce che la nuova disciplina in materia di permesso di soggiorno non si applica ratione temporis al caso di specie.

9. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5, la violazione e falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4; il vizio di omessa motivazione.

Deduce che in sede di disamina della domanda di protezione umanitaria la corte d’appello ha omesso qualsivoglia motivazione in ordine all’addotto suo inserimento nel contesto sociale italiano.

10. Il primo motivo di ricorso è fondato e va accolto.

11. La corte di merito ha ritenuto che la novella disciplina, in materia di protezione umanitaria, di cui al D.Lgs. n. 113 del 2018, convertito nella L. n. 132 del 2018, doveva reputarsi senz’altro applicabile al caso di specie, siccome il giudizio di rinvio era stato introdotto successivamente all’entrata in vigore del suddetto decreto legge.

12. Viceversa va ribadito che nella specie la domanda di protezione è stata proposta il 24.9.20014, in ogni caso antecedentemente al 5.10.2018.

Su tale scorta è sufficiente ai sensi dell’art. 118 disp. att. c.p.c., il riferimento all’elaborazione giurisprudenziale di questa Corte.

Ovvero all’insegnamento secondo cui il diritto alla protezione umanitaria, espressione di quello costituzionale di asilo, sorge al momento dell’ingresso in Italia in condizioni di vulnerabilità per rischio di compromissione dei diritti umani fondamentali e la domanda volta ad ottenere il relativo permesso attrae il regime normativo applicabile; ne consegue che la normativa introdotta con il D.Lgs. n. 113 del 2018, convertito in L. n. 132 del 2018, nella parte in cui ha modificato la preesistente disciplina di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e disposizioni consequenziali, non trova applicazione in relazione a domande di riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari proposte prima – è il caso di specie – dell’entrata in vigore (5 ottobre 2018) della nuova legge; tali domande saranno, pertanto, scrutinate sulla base delle norme in vigore al momento della loro presentazione, ma in tale ipotesi l’accertamento della sussistenza dei presupposti per il riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari, valutata in base alle norme esistenti prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 113 del 2018, convertito nella L. 132 del 2018, comporterà il rilascio del permesso di soggiorno “per casi speciali” previsto dall’art. 1, comma 1, del suddetto D.L. (cfr. Cass. sez. un. 13.11.2019, n. 29459; Cass. 19.2.2019, n. 4890).

13. Il secondo motivo di ricorso del pari è fondato e va accolto.

14. La corte di merito ha disconosciuto, altresì, la protezione umanitaria, all’uopo evidenziando essenzialmente – e semplicemente – che il ricorrente non aveva dimostrato di essersi integrato e dal punto di vista lavorativo e dal punto di vista socio-familiare.

15. Su tale scorta si accredita la denuncia di omessa motivazione, recte di motivazione “apparente”, veicolata dal secondo mezzo, in ordine alle ragioni di inclusione rappresentate, tra l’altro, nell’atto di citazione in riassunzione.

Il vizio di motivazione “apparente”, invero, ricorre quando il giudice di merito, pur individuando gli elementi da cui ha desunto il proprio convincimento, non procede ad una loro approfondita disamina logico – giuridica (cfr. Cass. 21.7.2006, n. 16762; Cass. 24.2.1995, n. 2114).

16. In questi termini innegabilmente i rilievi della corte distrettuale si risolvono in mere affermazioni di principio – la corte ha soggiunto che “nei confronti dell’istante non sono ravvisabili lesioni di diritti umani di particolare entità” (così sentenza impugnata, pag. 4) – viepiù giacchè la corte territoriale ha dato atto che il ricorrente aveva allegato “una busta paga del mese di gennaio” (così sentenza impugnata, pag. 4).

17. In accoglimento di ambedue i motivi di ricorso la sentenza n. 1115/2019 della Corte d’Appello di Ancona va cassata con rinvio alla stessa corte d’appello in diversa composizione anche ai fini della regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

18. In dipendenza del buon esito del ricorso non sussistono i presupposti processuali perchè, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, il ricorrente sia tenuto a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione a norma dell’art. 13, comma 1 bis D.P.R. cit..

PQM

La Corte accoglie ambedue i motivi di ricorso, cassa la sentenza n. 1115/2019 della Corte d’Appello di Ancona e rinvia alla stessa corte d’appello in diversa composizione anche ai fini della regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 17 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 25 marzo 2021

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