Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8464 del 09/04/2010

Cassazione civile sez. II, 09/04/2010, (ud. 04/02/2010, dep. 09/04/2010), n.8464

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROVELLI Luigi Antonio – Presidente –

Dott. MALZONE Ennio – rel. Consigliere –

Dott. PICCIALLI Luigi – Consigliere –

Dott. MAZZACANE Vincenzo – Consigliere –

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 541-2005 proposto da:

S.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA EMILIO DE’ CAVALIERI 11 P2, presso lo studio dell’avvocato

BONTEMPO ANTONINO NICOLO’, che lo rappresenta e difende unitamente

all’avvocato MEL ANDREA;

– ricorrente –

contro

PISA SRL (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro

tempore elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DI RIPETTA 22, presso

lo studio dell’avvocato VESCI GERARDO, che lo rappresenta e difende

unitamente all’avvocato BARATELLA FAUSTO;

– controricorrente –

sul ricorso 6908-2009 proposto da:

S.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA EMILIO DE CAVALIERI 11, presso lo studio dell’avvocato

BONTEMPO ANTONINO NICOLO’, che lo rappresenta e difende unitamente

all’avvocato MEL ANDREA;

– ricorrente –

contro

PISA SRL in persona del legale rappresentante pro tempore;

– intimato –

avverso la sentenza n. 978/2004 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 08/06/2004 e la sentenza 589/08 depositata 14/04/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

04/02/2010 dal Consigliere Dott. ENNIO MALZONE;

udito l’Avvocato BONTEMPO Antonino Nicolò, difensore del ricorrente

che ha chiesto di riportarsi agli atti;

udito l’Avvocato SCHITTONE Nicolò con delega depositata in udienza

dell’Avvocato VESCI Gerardo, difensore del resistente che si riporta

agli atti;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PRATIS Pierfelice che ha concluso per il rigetto dei ricorsi.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con citazione 18 maggio 1994 S.F., deducendo che con preliminare del 30.12.1993 la PiSa. S.r.l. gli aveva promesso di vendere un immobile in (OMISSIS), per il prezzo di L. 200.000.000 di cui la metà era stata versata a titolo di caparra e la restante parte da versarsi entro il (OMISSIS), data prevista per la stipula del definitivo da eseguirsi previa cancellazione dell’ipoteca gravante sull’immobile; che la suddetta società, più volte sollecitata, non aveva provveduto alla cancellazione dell’ipoteca; ciò premesso, conveniva in giudizio la stessa davanti al Tribunale di Venezia chiedendo la risoluzione del preliminare per l’inadempimento della convenuta e la condanna della stessa alla restituzione del doppio della caparra, oltre al risarcimento del danno. La convenuta, costituitasi, chiedeva il rigetto della domanda.

L’adito Tribunale con sentenza del 23.09.97, depositata il successivo 24.11.97, accoglieva la domanda e dichiarava la risoluzione del preliminare per l’inadempimento della PI.SA che condannava alla restituzione della somma di L. 100.000.000 ricevuta a titolo di caparra, oltre che al pagamento della somma di L. 11.694.280 a titolo di risarcimento del danno e spese di lite, osservando, tra l’altro, che a norma dell’art. 1385 c.c. la restituzione del doppio della caparra era consentita solo in caso di recesso non accompagnato dalla domanda di risarcimento.

La Corte d’Appello di Venezia con sentenza n. 978/04, depositata il 08.06.04, definitivamente pronunciando sull’appello principale proposto dallo S. e su quello incidentale della PI.SA. s.r.l. dichiarava estinto il processo per cessazione della materia del contendere e compensava le spese di lite.

Per la cassazione della decisione ricorre lo S. esponendo due motivi, cui resiste l’intimata con controricorso.

Con successiva citazione del 10.6.1999 S.F. conveniva in giudizio,davanti al Tribunale di Treviso, la società PI.SA, chiedendo la risoluzione del contratto transattivo intercorso fra le stesse parti in data (OMISSIS), per la composizione bonaria della vertenza pendente davanti al Tribunale di Venezia, assumendo l’accordo transattivo prevedeva la risoluzione del preliminare del (OMISSIS) e la restituzione della caparra di L. 1000,000,000 mediante quattro rate di uguale importo,oltre interessi legali e il pagamento delle spese legali in suo favore,con conseguente abbandono del precedente giudizio e la risoluzione di diritto della transazione in caso di inadempimento parziale dell’accordo, mentre la PI.SA non aveva adempiuto all’obbligazione assunta.

La convenuta,costituitasi,eccepiva l’incompetenza per territorio del Tribunale adito in favore di quello di Venezia; l’attore aderiva all’eccezione e all’udienza del 30.9.1999 la causa era cancellata dal ruolo.

Con atto di notificato in data 23.12.2000 lo S. provvedeva alla riassunzione del giudizio davanti al Tribunale di Venezia, e la PI.SA non si costituiva in giudizio,per cui veniva dichiarata contumace.

Con sentenza 30.12.2002-3.6.2003 il Tribunale dichiarava la risoluzione dell’atto di transazione concluso in data (OMISSIS) per inadempimento della PI.SA., che condannava alle spese di lite.

La PI.SA impugnava tempestivamente la sentenza davanti alla, Corte di Appello di Venezia, facendo valere l’estinzione del giudizio, perchè successivamente all’ordinanza di cancellazione della causa dal ruolo, pronunciata dal giudice di Treviso a norma dell’art. 38 c.p.c. all’udienza del 30.9.1999 la causa era stata riassunta dallo S. innanzi al giudice competete dopo più di un anno con citazione notificata il 23.12.200.

La Corte di Appello di Venezia con sentenza n. 589/08,depositata il 14.4.08, rigettava l’eccezione di nullità della sentenza impugnata per inosservanza del termine di riassunzione e rigettava la domanda di risoluzione della transazione proposta dallo S., che condannava al pagamento delle spese di primo grado di giudizio,compensando fra le parti quelle di appello.

Osservava la Corte di merito che la mancata produzione in giudizio della documentazione relativa alla riassunzione del giudizio dopo la cancellazione della causa dal ruolo non consentiva di verificare se effettivamente il giudizio fosse stato riassunto dall’attore solo con comparsa notificata alla PI.SA. il 23.12.2000 e, quindi, dopo più di un anno dall’ordinanza di cancellazione della causa dal ruolo pronunciata all’udienza del 30.9.1999; che l’eccezione di estinzione del giudizio per tale specifica causa non poteva essere accolta perchè avrebbe dovuto essere impugnata con la prima difesa della convenuta,che, viceversa, in primo grado era stata contumace.

Passando all’esame del merito dell’impugnazione della soc. PI.SA avverso la sentenza che aveva dichiarato la risoluzione dell’atto di transazione concluso il (OMISSIS) per inadempimento della stessa società,rilevava la Corte di merito che,avendo l’appellante richiamato le difese già svolte in primo grado,precisando che le medesime questioni erano già state affrontate nel giudizio di appello di cui al alla sentenza n. 978/04 della Corte d’Appello di Venezia, che aveva definito la diversa causa, originariamente proposta dallo S., di risoluzione del preliminare di vendita per colpa della PI.SA, poichè l’appellante PI.SA aveva invocato l’effetto preclusivo del giudicato tra le parti e l’appellato S. nulla aveva osservato in proposito,non escludendo che su tale pronuncia si fosse formato il giudicato, riteneva irrevocabile la sentenza n. 978/04 della Corte d’Appello di Venezia, perchè non impugnata con ricorso per cassazione e, in riforma dell’impugnata sentenza n. 1289/03 del Tribunale di Venezia rigettava la domanda di risoluzione per inadempimento della srl PI.SA dell’atto di transazione del (OMISSIS) proposta dallo Schiavon provvedendo sulle spese dei due gradi di giudizio di merito.

Per la cassazione della decisione ricorre lo S. esponendo tre motivi corredati da quesiti di diritto, cui resiste l’intimata con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

I due ricorsi possono essere riuniti riscontrandosi concreti elementi di connessione fra le due impugnazioni, tali da rendere opportuno il loro esame congiunto.

Con il primo motivo di ricorso avverso la sentenza n. 978/04 della Corte di Appello di Venezia si censura la sentenza impugnata per difetto di motivazione nel punto in cui ha ritenuto che l’intervento dello S. nella procedura esecutiva a carico della PI.SA srl sia avvenuto sulla base della sentenza di primo grado, mentre, invece, era avvenuto sulla base della transazione (OMISSIS) intercorsa tra le stesse parti, che rendeva inefficace l’originaria obbligazione contratta dalla PI.SA con il preliminare di vendita.

Si sostiene che con tale atto transattivo le parti stabilirono che la risoluzione del preliminare era condizionata al puntuale pagamento di quattro ratei di L. 25.000.000 ciascuno,pari alla somma versata come caparra confirmatoria, con l’intesa che la transazione si sarebbe automaticamente risolta in caso di inadempimento,anche parziale, della relativa pattuizione, di tal che, non avendo la PI.SA soddisfatto l’obbligazione di restituzione della caparra, essendo rimasta inadempiente già alla data del primo versamento, lo S. con raccomandata A/R del (OMISSIS) riteneva risoluto l’accordo transattivo.

Con il secondo motivo di ricorso si censura la sentenza impugnata per difetto di motivazione ed omessa statuizione sulla domanda dello S. di vedersi riconosciuto il diritto di ottenere la condanna della promittente alla restituzione del doppio della caparra.

I due motivi, essendo sostanzialmente connessi, possono essere decisi congiuntamente e vanno accolti siccome sonno fondati.

Ben vero, la sentenza impugnata non spiega quali sarebbero stati i termini sostanziali dell’accordo transattivo e, in particolare, se alla somma versata come caparra dovesse aggiungersi, da parte dello S., l’ulteriore somma di L. 35.000.000 per ottenere la sostituzione dell’immobile promesso in vendita con quello previsto nel nuovo contratto,ovvero se, fermo restando il diritto del promissario ad avere in restituzione la somma versata come caparra confirmatoria, il pagamento della somma di L. 35.000.000 e il nuovo immobile offerto al promissario costituissero i termini essenziali per porre fine alle rispettive pretese delle parti scaturite dal predetto preliminare.

Ritiene la Corte di merito che l’intervento dello S. nella procedura esecutiva a carico della PI.SA sia avvenuto sulla base della sentenza del Tribunale di Venezia oggetto del giudizio di appello, laddove lo S. asserisce che il titolo posto a base dell’intervento sia il rogito per notaio Bandieramonte del (OMISSIS), secondo cui le parti si accordarono nel senso che lo S. avrebbe effettuato l’ulteriore versamento di L. 35.000.00 per aggiudicarsi, a tacitazione delle sue pretese creditorie, l’immobile oggetto di esecuzione,stimato con ctu pari a L. 12.749.000. Ma il ricorrente aggiunge a sostegno della sua tesi che la transazione era condizionata al preventivo versamento da parte della PI.SA della caparra di L. 100.000.000, da versarsi in quattro rate fissate a scadenze prestabilite nello stesso rogito notarile, con l’intesa che il mancato versamento anche di una sola delle stesse rate avrebbe comportato la risoluzione del contratto di transazione, di modo che, essendo la PI.SA risultata inadempiente sin dalla prima rata,egli avrebbe posto a sostegno del suo intervento nella procedura esecutiva a carico della PI.SA la sentenza di primo grado e non il titolo transattivo. Orbene, la Corte di merito, pur rilevando che lo S. era intervenuto nella menzionata procedura esecutiva in base alla sentenza del Tribunale di Venezia,pone a base della decisione impugnata il rogito notarile (OMISSIS), ma trascura di prendere in esame la questione della validità ed efficacia dello stesso titolo. La questione non può ritenersi risolvibile in base alla decisione sull’eccezione di giudicato esterno della sentenza 978/04 della Corte di Appello di Venezia,su cui si fonda la decisione assunta dalla Corte di Appello di Venezia con la sentenza n. 589/08, perchè la medesima decisione si basa su di un fatto risultato infondato, e cioè che la precedente sentenza n. 978/04 della stessa Corte di merito, contrariamente al vero, fosse passata in giudicato, laddove avverso tale sentenza era già stato proposto ricorso per cassazione.

Per le ragioni suesposte, in accoglimento di entrambi i ricorsi,le sentenze impugnate vanno cassate, con rinvio, anche per le spese del presente giudizio, ad altra sezione della Corte di Appello di Venezia di Venezia.

P.Q.M.

riunisce i ricorsi e li accoglie; cassa le sentenze impugnate e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, ad altra sezione della Corte di Appello di Venezia.

Così deciso in Roma, il 4 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 9 aprile 2010

 

 

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