Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8440 del 25/03/2021

Cassazione civile sez. VI, 25/03/2021, (ud. 13/01/2021, dep. 25/03/2021), n.8440

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. LEONE Maria Margherita – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16290-2019 proposto da:

ELLEBI DI B.L. & C. SAS, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

GERMANICO 168, presso lo studio dell’avvocato TANTALO LUCA,

rappresentata e difesa dall’avvocato LUCIANI FABIO;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE

BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO,

rappresentato e difeso dagli avvocati SGROI ANTONINO, DE ROSE

EMANUELE, MARITATO LELIO, D’ALOISIO CARLA, VITA SCIPLINO ESTER ADA,

MATANO GIUSEPPE;

– controricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE 13756881002;

– intimata –

avverso la sentenza n. 499/2018 del TRIBUNALE di VICENZA, depositata

il 21/11/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 13/01/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARCHESE

GABRIELLA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

con sentenza del 21.11.2018, il Tribunale di Vicenza, qualificata l’opposizione di Ellebi di B.L. & C. SAS, avverso l’intimazione di pagamento notificata il 13.12.2017 e riferita a tre avvisi di addebito INPS, come opposizione agli atti esecutivi, ha giudicato tardiva l’azione, in quanto proposta in violazione del termine perentorio di cui all’art. 617 c.p.c.; ha ritenuto, in particolare, di non accogliere l’eccezione di carenza di potere del personale dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione per nomina illegittima “in quanto improponibile all’esame del (…) giudicante”;

avverso la decisione, ha proposto ricorso per cassazione Ellebi di B.L. & C. SAS, con quattro motivi, illustrati con memoria;

ha resistito, con controricorso, l’INPS;

è rimasta intimata l’Agenzia delle Entrate- Riscossione;

la proposta del relatore è stata ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

con un primo motivo -ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 – è dedotto l’omesso esame di fatti decisivi per il giudizio che sono stati oggetto di discussione tra le parti e che, se valutati, avrebbero portato ad escludere la tardività del ricorso introduttivo del giudizio “rispetto al termine perentorio di cui al 617 c.p.c.”. Parte ricorrente imputa al Tribunale di non aver motivato in ordine alle notifiche, alla firma digitale, alla necessità della relata di notifica e alla attestazione di conformità;

con il secondo motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 è dedotto l’omesso esame di fatti decisivi per il giudizio che sono stati oggetto di discussione tra le parti e che, se valutati, avrebbero portato ad escludere la validità delle notifiche degli avvisi di addebito e dell’avviso di intimazione di pagamento. Parte ricorrente assume la carenza di motivazione in ordine all’eccezione con cui aveva prospettato la carenza, agli atti, degli originali dei documenti notificati e delle stesse notifiche;

con il terzo motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3- è dedotta violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto, con riferimento al D.Lgs. n. 159 del 2015, art. 14, al D.Lgs. n. 82 del 2005, art. 23-bis, comma 2, e art. 71, comma 1, per aver il Tribunale ritenuto regolari e valide le notifiche dell’intimazione di pagamento e degli avvisi di addebito solamente in ragione del disposto del D.L. n. 78 del 2010, art. 30, comma 4, e della sentenza delle sezioni unite n. 10266 del 2018, con motivazione insufficiente, perchè inidonea a dar conto dell’oggetto principale della domanda di accertamento della non validità della notifica via pec. Secondo la tesi difensiva, il documento allegato alla pec non aveva alcun valore giuridico in assenza di attestazione di conformità e di firma digitale da parte del soggetto abilitato;

con il quarto motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 – è dedotto l’omesso esame di fatti decisivi per il giudizio che sono stati oggetto di discussione tra le parti e che dovevano condurre all’affermazione di inesistenza e invalidità degli atti posti in essere dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione per carenza di potere del proprio personale. E’ dedotta, altresì, la violazione dell’art. 111 Cost. e degli artt. 132c.p.c. e art. 118 disp. att. c.p.c.;

i motivi possono esaminarsi congiuntamente per presentare analoghi e plurimi profili di inammissibilità;

il Tribunale di Vicenza ha qualificato l’azione del ricorrente, con cui si faceva valere l’inefficacia e/o l’invalidità della notifica a mezzo pec dell’intimazione di pagamento, per essere i relativi avvisi di addebito, notificati come allegati, privi di conformità e di firma digitale e quindi di valore giuridico, quale opposizione agli atti esecutivi e ha, di conseguenza, giudicato tardiva la domanda perchè proposta oltre il termine di giorni venti di cui all’art. 617 c.p.c.;

i primi tre motivi di ricorso, nella sostanza, censurano la sentenza impugnata per non aver adeguatamente analizzato i prospettati vizi della notificazione degli atti rilevanti in causa e (conseguentemente per non aver) motivato in merito agli stessi;

essi (id est: i motivi), tuttavia, non chiariscono la rilevanza delle denunciate omissioni rispetto alla decisione di tardività della proposta opposizione;

in altre parole, i rilievi mossi alla pronuncia del Tribunale, per come in concreto sviluppati, sono privi di specifica riferibilità al decisum e, come tali, inidonei ad incrinare il fondamento giustificativo delle argomentazioni svolte dal giudice di merito (ex plurimis, Cass. n. 20652 del 2009; n. 17125 del 2007; in motivazione, Cass. n. 9384 del 2017); la decisione, infatti, poggia sulla considerazione che i vizi dedotti, in quanto relativi al quomodo del procedimento di riscossione dei crediti, non erano più esaminabili giacchè tardivamente prospettati;

a tale riguardo, è anche il caso di osservare, in relazione al più volte denunciato vizio motivazionale, come, in seguito alla riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (disposta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54 conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012), il sindacato di legittimità sulla motivazione resti confinato alla sola verifica della violazione del “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6, individuabile nelle ipotesi – che si convertono in violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 e danno luogo a nullità della sentenza – di “mancanza della motivazione quale requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale”, di “motivazione apparente” di “manifesta ed irriducibile contraddittorietà” e di “motivazione perplessa od incomprensibile” (per tutte, in motivazione, Cass. n. 23940 del 2017 con i richiami ivi indicati);

nel caso di specie, l’enunciazione, pur sintetica, delle argomentazioni rende comprensibile le ragioni della decisione, sicchè potrà discutersi della condivisibilità o meno delle stesse ma non di una criticità motivazionale, nei termini in cui la stessa può essere, all’attualità, sindacata in questa sede di legittimità;

sotto diverso profilo, la denuncia di omissione di fatti decisivi e controversi si colloca del tutto al di fuori del perimetro del vigente art. 360 c.p.c., n. 5, ratione temporis applicabile, come costantemente interpretato da questa Corte (v. principi di Cass., sez. un., nn. 8053 e 8054 del 2014, ribaditi dalle stesse sezioni unite v. n. 19881 del 2014, n. 25008 del 2014, n. 417 del 2015 e successive conformi anche delle sezioni semplici);

le espresse considerazioni sono riferibili anche al terzo motivo, perchè i rilievi, sub specie di violazione di legge, si risolvono sempre nella critica del ragionamento decisionale;

può, infine, aggiungersi, la carenza di specificità delle censure, ai sensi e per gli effetti del combinato disposto dell’art. 366 c.p.c., n. 6 e art. 369 c.p.c., n. 4, in particolare modo quanto al quarto motivo che omette del tutto di indicare gli atti emessi, in nome e per conto di ADER, da soggetti privi del potere rappresentativo;

sulla base delle esposte argomentazioni, il ricorso va, dunque, dichiarato inammissibile;

le spese seguono la soccombenza e si liquidano, in favore dell’INPS, come da dispositivo; nulla deve provvedersi in relazione ad ADER, rimasta intimata.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, in favore dell’INPS, che liquida in Euro 5.000,00 per compensi professionali, in Euro 200,00 per esborsi oltre spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 13 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 marzo 2021

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