Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8432 del 12/04/2011

Cassazione civile sez. III, 12/04/2011, (ud. 03/03/2011, dep. 12/04/2011), n.8432

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – rel. Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

MINISTERO DELLA SALUTE in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende, ope

legis;

– ricorrente –

contro

G.P. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA DI PORTA PINCIANA 4, presso lo studio dell’avvocato

IMBARDBLLI FABRIZIO, che la rappresenta e difende unitamente

all’avvocato EBNER LIDIA, giusta mandato a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 95/2009 della CORTE D’APPELLO di TRENTO del

3.3.09, depositata il 09/04/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

03/03/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTA VIVALDI;

udito per il controricorrente l’Avvocato Fabrizio Imbardelli che ha

chiesto l’inammissibilita’ del ricorso e il rigetto.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. IMMACOLATA

ZENO che nulla osserva rispetto alla relazione scritta.

Fatto

PREMESSO IN FATTO

E’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“1. – E’ chiesta la cassazione della sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Trento in data 3.3.2009 e depositata il 9.4.2009 in materia di risarcimento danni da emotrasfusioni.

L’intimata si e’ costituita.

Il ricorso e’ stato proposto per impugnare un provvedimento depositato sotto la vigenza del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.

Il ricorso, al di la’ dei profili di inammissibilita’ per una non corretta impostazione dei motivi, con riferimento all’art. 366 bis, c.p.c, applicabile ratione temporis nella specie, puo’ essere trattato in camera di consiglio e dichiarato manifestamente infondato.

Le S.U. di questa Corte, con la nota sentenza in data 11.1.2008 n. 576, hanno puntualmente indicato i riferimenti normativi ed i provvedimenti che avrebbero dovuto indurre il Ministero ad un comportamento positivo, diretto ad evitare la diffusione del contagio delle infezioni virali a seguito di emotrasfusioni.

Hanno, poi, inquadrato la responsabilita’ di quest’ultimo per i danni conseguenti ad infezione da HIV e da epatite, contratte da soggetti emotrasfusi per omessa vigilanza da parte dell’Amministrazione sulla sostanza ematica e sugli emoderivati, nella violazione della clausola generale di cui all’art. 2043 cod. civ. In particolare, sotto il profilo piu’ specifico dell’insussistenza dell’elemento soggettivo, deve rilevarsi quanto segue.

Le S.U., sul punto, hanno ritenuto sussistere a carico del Ministero della sanita’ (oggi Ministero della salute), anche prima dell’entrata in vigore della L. 4 maggio 1990, n. 107, un obbligo di controllo e di vigilanza in materia di raccolta e distribuzione di sangue umano per uso terapeutico, alla cui violazione consegue necessariamente la responsabilita’ per colpa.

Con la conseguenza – come nella specie – che il giudice, accertata l’omissione di tali attivita’ con riferimento alle cognizioni scientifiche esistenti all’epoca di produzione del preparato, ed accertata l’esistenza di una patologia da virus HIV, HBV o HCV in soggetto emotrasfuso o assuntore di emoderivati, puo’ ritenere, in assenza di altri fattori alternativi, che tale omissione sia stata causa dell’insorgenza della malattia e che, per converso, la condotta doverosa del Ministero, se fosse stata tenuta, avrebbe impedito il verificarsi dell’evento.

E’, pertanto, destituita di fondamento la censura dell’odierno ricorrente fondata sulla supposta insussistenza, ai fini della configurabilita’ della responsabilita’ ex art. 2043 c.c., dell’elemento della colpa nella propria condotta; vale a dire della inesistenza di un dovere la cui violazione configura tale colpa; in sostanza della mancata violazione dell’art. 2043 c.c. sotto il profilo dell’elemento soggettivo e del nesso di causalita’ tra il comportamento del Ministero e l’evento.

Sotto il profilo, poi, del vizio di motivazione, di cui al primo e terzo motivo, deve rilevarsene l’insussistenza. La Corte di merito, con riferimento al nesso di causalita’, ha rispettato, motivando correttamente e congruamente al riguardo, le indicazioni fornite dalle S.U. e sopra riportate.

Con riferimento, poi, alla sostenuta omissione di motivazione in ordine ai criteri seguiti per la liquidazione del danno, di cui al terzo motivo, il ricorrente – nel censurare la circostanza per cui la Corte di merito non avrebbe tenuto conto delle osservazioni avanzate alla c.t.u. – da un lato, viola il disposto dell’art. 366 c.p.c., n. 6 non indicando in quali scritti difensivi del giudizio di merito sarebbero state poste, dall’altro censura le valutazioni, puntuali e motivate, che hanno condotto la Corte di merito – cui competono – alla liquidazione effettuata personalizzando, correttamente, il danno subito dall’attuale resistente; il che non e’ consentito in questa sede di legittimita’”.

La relazione e’ stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti.

Non sono state presentate conclusioni scritte, ma la resistente e’ stata ascoltata in camera di consiglio.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, il Collegio ha condiviso i motivi in fatto ed in diritto esposti nella relazione.

Conclusivamente, il ricorso deve essere rigettato.

Le spese seguono la soccombenza e, liquidate come in dispositivo, vanno poste a carico del ricorrente.

P.Q.M.

LA CORTE rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese che liquida in complessivi Euro 5.200,00, di cui Euro 5.000,00 per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione terza civile della Corte suprema di cassazione, il 3 marzo 2011.

Depositato in Cancelleria il 12 aprile 2011

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