Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8411 del 08/04/2010

Cassazione civile sez. lav., 08/04/2010, (ud. 10/03/2010, dep. 08/04/2010), n.8411

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. D’AGOSTINO Giancarlo – rel. Consigliere –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. CURCURUTO Filippo – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

S.F., elettivamente domiciliato in ROMA, CORSO ITALIA

97, presso lo studio dell’avvocato DE BATTISTA FLAVIO, rappresentato

e difeso dall’avvocato MARIANI ALESSANDRO, giusta procura a margine

del ricorso;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE;

– intimato –

avverso la sentenza n. 764/2 008 della CORTE D’APPELLO di ROMA del

30/01/08, depositata il 23/04/2008;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

10/03/2010 dal Consigliere Relatore Dott. D’AGOSTINO Giancarlo;

e’ presente il P.G. in persona del Dott. FINOCCHI GHERSI Renato.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Nella causa promossa da S.F. contro l’Inps per il riconoscimento del diritto all’indennita’ di disoccupazione agricola per gli anni dal 1997 al 2000, la Corte di Appello di Roma, con sentenza depositata il 23.4.2008, ha respinto l’appello del bracciante agricolo ed ha confermato la sentenza del Tribunale di Latina nella parte in cui aveva affermato che il S. non aveva provato di possedere i requisiti stabiliti dalla legge per il conseguimento del trattamento di disoccupazione, ed in particolare non aveva provato di aver svolto attivita’ lavorativa subordinata a favore di tale A.M. per il numero minimo di giornate in ciascun anno.

Avverso detta sentenza il S. ha proposto ricorso per Cassazione con due motivi con i quali ha denunciato:

a) violazione dell’art. 2700 c.c. e omessa motivazione per avere il giudice di appello non ammesso la prova testimoniale richiesta dal lavoratore e negato ogni validita’ probatoria al tabulato del Centro per l’impiego di (OMISSIS), nel quale il ricorrente e’ indicato come “bracciante agricolo”, nonche’ ad una dichiarazione rilasciata da A.M. ed al libretto di lavoro;

b) omessa pronuncia sulla insussistenza della decadenza D.P.R. n. 639 del 1970, ex art. 47, comma 3 come modificato dalla L. n. 88 del 1989 e dal D.L. n. 103 del 1991, art. 6.

L’Inps non si e’ costituito. Il ricorrente ha depositato memoria.

Osserva la Corte che il giudice di appello, pronunciando nel merito, ha implicitamente disatteso l’eccezione di decadenza dall’azione giudiziaria formulata dall’Inps, recepita dal giudice di primo grado, ed oggetto del primo motivo di appello. Il motivo di ricorso di cui al punto b) e’ dunque irrilevante non investendo il “decisum” della sentenza impugnata.

Il motivo di ricorso di cui al punto a) e’ invece infondato.

Il giudice di appello ha ritenuto che il S. non aveva provato, come era suo onere, di aver svolto lavoro subordinato per il numero minimo di giornate richiesto dalla legge negli anni dal 1997 al 2000.

La Corte territoriale, infatti, ha rilevato che in primo grado il lavoratore ha prodotto soltanto un tabulato del Centro per l’Impiego di (OMISSIS) nel quale il ricorrente e’ indicato come “bracciante agricolo” e che e’ stato reputato dal giudice di merito non rilevante ai fini dell’accertamento della effettiva sussistenza di un concreto vincolo di soggezione del lavoratore al potere organizzativo, direttivo e disciplinare di un determinato datore di lavoro; d’altro canto le prove testimoniali richieste con il ricorso introduttivo sono state dai giudici di merito ritenute irrilevanti ai fini della dimostrazione di un rapporto di lavoro subordinato con A.M. La Corte di Appello ha altresi’ rilevato che il libretto di lavoro e la dichiarazione rilasciata da A.M. sono stati prodotti solo in appello, e quindi tardivamente, e che in ogni caso per il loro contenuto non erano idonei a dimostrare la natura subordinata del rapporto intercorso con l’ A..

Al riguardo si osserva che per costante giurisprudenza di questa Corte la valutazione delle prove testimoniali e documentali spetta al giudice di merito ed e’ censurabile in sede di legittimita’ solo se detta valutazione non e’ sorretta da motivazione congrua ovvero se la motivazione presenti vizi logici e giuridici; sicche’ con il ricorso per cassazione non e’ possibile chiedere al giudice di legittimita’ una diversa valutazione delle prove, rispetto a quella ritenuta dal giudice di merito, ma soltanto indicare i vizi logici, le contraddizioni e le lacune della motivazione che non consentono di ricostruire l’iter logico che sorregge la decisione, non essendo consentito al giudice di legittimita’ di procedere ad un nuovo giudizio di merito attraverso l’autonoma valutazione degli atti di causa (cfr. tra le tante Cass. 6064/2008, n. 17076/2007, n. 18214/2006).

Il ricorrente, che non ha trascritto in ricorso ne’ il contenuto del certificato del Centro dell’Impiego, ne’ il contenuto del libretto di lavoro, ne’ la dichiarazione dell’ A. in osservanza del principio di autosufficienza del ricorso per Cassazione, non ha neppure specificato quali sono i vizi logici e le contraddizioni in cui il giudice di appello sarebbe incorso nella valutazione delle prove suddette. Le censure proposte, pertanto, sono del tutto generiche ed irrilevanti.

In conclusione, il ricorso deve essere respinto. Nulla per le spese del giudizio di cassazione poiche’ l’Inps non ha svolto attivita’ difensiva.

P.Q.M.

LA CORTE Rigetta il ricorso. Nulla per le spese.

Cosi’ deciso in Roma, il 10 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 8 aprile 2010

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