Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8406 del 08/04/2010

Cassazione civile sez. lav., 08/04/2010, (ud. 05/02/2010, dep. 08/04/2010), n.8406

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio – Consigliere –

Dott. D’AGOSTINO Giancarlo – Consigliere –

Dott. LA TERZA Maura – rel. Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 6072/2009 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE in persona del

Presidente e legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’AVVOCATURA

CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati TADRIS

Patrizia, FABIANI GIUSEPPE, giusta mandato speciale in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

M.L., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIUSEPPE

FERRARI 12, presso lo studio dell’avvocato SARTO RINA, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato CARRI ETELINA, giusta

procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 8/2008 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA del

10.1.08, depositata il 06/03/2008;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

05/02/2010 dal Consigliere Relatore Dott. MAURA LA TERZA;

udito per la controricorrente l’Avvocato Rina Sarto che si riporta

agli scritti; in subordine con compensazione spese.

E’ presente il P.G. in persona del Dott. RICCARDO FUZIO che nulla

osserva rispetto alla relazione scritta.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte d’appello di Bologna, riformando la sentenza di primo grado, accoglieva la domanda proposta da M.L. contro l’Inps quale gestore del Fondo di garanzia, per ottenere le retribuzioni relative alla ultime tre mensilità lavorate;

Avverso detta sentenza l’Inps propone ricorso deducendo la violazione del D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47 e del D.L. n. 384 del 1992, art. 4, essendosi verificata la decadenza dall’azione giudiziaria, perchè la domanda amministrativa era stata proposta il 18.9.97, mentre l’azione giudiziaria era iniziata il 17.10.2000 e quindi oltre il termine massimo di un anno e trecento giorni dalla domanda amministrativa medesima;

Il ricorso è fondato, come ritenuto nella relazione resa ex art. 380 bis c.p.c.;

Sulla questione della decadenza (deducibile per la prima volta in questa sede, giacchè in sentenza risultano gli elementi di fatto rilevanti, come la data della domanda amministrativa e quella di inizio dell’azione giudiziaria) si sono pronunciate di recente le Sezioni unite di questa Corte con la sentenza n. 12718 del 29/05/2009, con cui si è affermato: “In tema di decadenza dall’azione giudiziaria per il conseguimento di prestazioni previdenziali, il D.P.R. 30 aprile 1970, n. 639, art. 47 (nel testo modificato dal D.L. 19 settembre 1992, n. 384, art. 4, convertito, con modificazioni, nella L. 14 novembre 1992, n. 438) dopo avere enunciato due diverse decorrenze delle decadenze riguardanti dette prestazioni (dalla data della comunicazione della decisione del ricorso amministrativo o dalla data di scadenza del termine stabilito per la pronunzia della detta decisione), individua infine – nella “scadenza dei termini prescritti per l’esaurimento del procedimento amministrativo” – la soglia di trecento giorni (risultante dalla somma del termine presuntivo di centoventi giorni dalla data di presentazione della richiesta di prestazione di cui alla L. 11 agosto 1973, n. 533, art. 7 e di centottanta giorni, previsto dalla L. 9 marzo 1989, n. 88, art. 46, commi 5 e 6), oltre la quale la presentazione di un ricorso tardivo – pur restando rilevante ai fini della procedibilità dell’azione giudiziaria – non consente lo spostamento in avanti del “dies a quo” per l’inizio del computo del termine decadenziale (di tre anni o di un anno). Ne consegue che, al fine di impedirne qualsiasi sforamento in ragione della natura pubblica della decadenza regolata dall’anzidetto art. 47, il termine decorre, oltre che nel caso di mancanza di un provvedimento esplicito sulla domanda dell’assicurato, anche in quello di omissione delle indicazioni di cui al comma 5 del medesimo art. 47″.

Ritenuta altresì la irrilevanza, per impedire il decorso della decadenza, della ulteriore domanda presentata dalla M. il 9.9.98, essendosi affermato (tra le tante Cass. n. 20715 del 25/10/2004) che “In tema di decadenza dall’azione giudiziaria per il conseguimento di prestazioni previdenziali, il D.P.R. 30 aprile 1970, n. 639, art. 47, come interpretato autenticamente, integrato e modificato dal D.L. 29 marzo 1991, n. 103, art. 6 convertito nella L. 1 giugno 1991, n. 166 e dal D.L. 19 settembre 1992, n. 384, art. 4, convertito nella L. 14 novembre 1992, n. 438, individua nella “scadenza dei termini prescritti per l’esaurimento del procedimento amministrativo” la soglia oltre la quale la presentazione di un ricorso tardivo, pur restando rilevante ai fini della procedibilità dell’azione giudiziaria, non consente lo spostamento in avanti del termine di decadenza”.

Lo stesso effetto di impossibilità di neutralizzare la decadenza deve attribuirsi, non solo all’ulteriore ricorso amministrativo tardivo, ma anche alla ulteriore domanda amministrativa che venisse presentata, perchè, diversamente opinando, l’intero meccanismo della decadenza sarebbe agevolmente eluso dalla reiterazione della domanda.

Il ricorso va quindi accolto, la sentenza impugnata va cassata e, non essendovi necessità di ulteriori accertamenti, la causa va decisa nel merito con il rigetto della domanda di cui al ricorso introduttivo.

Nulla per le spese dell’intero processo ex art. 152 disp. att. c.p.c., nel testo anteriore alla modifica del 2003.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda di cui al ricorso introduttivo. Nulla per le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma, il 5 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 8 aprile 2010

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