Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8376 del 31/03/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 31/03/2017, (ud. 22/02/2017, dep.31/03/2017),  n. 8376

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 142-2016 proposto da:

I TRE AMICI SRL, in persona del suo legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DELLE MILIZIE 114,

presso lo studio dell’avvocato LUIGI PARENTI, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

EQUITALIA SUD SPA, (OMISSIS);

– intimata –

avverso la sentenza n. 2775/04/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del LAZIO, depositata il 18/05/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 22/02/2017 dal Consigliere Dott. GIULIA IOFRIDA.

Fatto

IN FATTO

La società I Tre Amici srl propone ricorso per cassazione, affidato ad un motivo, nei confronti di Equitalia Sud spa (che non resiste), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio n. 2775/37/2015, depositata in data 18/05/2015, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di una cartella di pagamento emessa, a seguito di avviso di accertamento notificato ed impugnato separatamente, per IRES, IRAP ed IVA dovute in relazione all’anno d’imposta 2006, – è stata confermata la decisione di primo grado, che aveva respinto il ricorso della contribuente.

In particolare, i giudici d’appello, nel respingere il gravame della contribuente, hanno sostenuto che doveva condividersi la conclusione cui era giunto il giudice di primo grado in ordine alla legittimità della notifica della cartella di pagamento, effettuata a mezzo del servizio postale, direttamente dall’Agente della riscossione, senza altri intermediari.

A seguito di deposito di proposta ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti, la ricorrente ha depositato memoria ed il Collegio ha disposto la redazione della ordinanza con motivazione semplificata.

Diritto

IN DIRITTO

1. La ricorrente lamenta, con unico motivo, la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, della L. n. 890 del 1982, art. 14 e D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, avendo la C.T.R. erroneamente ritenuto che l’Agente della riscossione sia legittimato a notificare direttamente la cartella di pagamento mediante raccomandata con avviso di ricevimento.

2. La censura è infondata.

Questa Corte ha già affermato che “la cartella esattoriale può essere notificata, ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, anche direttamente da parte del Concessionario, mediante raccomandata con avviso di ricevimento, nel qual caso, secondo la disciplina del D.M. 9 aprile 2001, artt. 32 e 39 è sufficiente, per il relativo perfezionamento, che la spedizione postale sia avvenuta con consegna del plico al domicilio del destinatario, senz’altro adempimento ad opera dell’ufficiale postale se non quello di curare che la persona da lui individuata come legittimata alla ricezione apponga la sua firma sul registro di consegna della corrispondenza, oltre che sull’avviso di ricevimento da restituire al mittente” (Cass. n. 11708/11; Cass. n. 14327/09 e ord. n. 15948/10, nonchè Cass. n. 14746/12, n. 1091/13 e n. 6395/114, n. 23511/2016). E’ stato di recente poi precisato (Cass. 12351/2016) che la notificazione della cartella di pagamento, disciplinata dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, anche dopo la modificazione apportata a quest’ultima norma con il D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 12 può essere eseguita direttamente da parte dell’esattore mediante raccomandata con avviso di ricevimento.

3. Per tutto quanto sopra esposto, va respinto il ricorso.

Non v’è luogo a provvedere sulle spese processuali non avendo l’intimata svolto attività difensiva.

PQM

La Corte respinge il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 22 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 31 marzo 02017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA