Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8361 del 08/04/2010

Cassazione civile sez. III, 08/04/2010, (ud. 22/02/2010, dep. 08/04/2010), n.8361

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIFONE Francesco – Presidente –

Dott. FILADORO Camillo – rel. Consigliere –

Dott. AMENDOLA Adelaide – Consigliere –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –

Dott. LANZILLO Raffaella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 25247/2006 proposto da:

A.G. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA PRISCIANO 28, presso lo studio dell’avvocato SERRANI

DANILO, rappresentato e difeso dall’avvocato SIMONETTI Ugo giusta

delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

COMPAGNIA AURORA ASSICURAZIONI (già WINTERTHUR ASSICURAZIONI S.P.A.)

in persona del legale rappresentante pro tempore Dott. S.

V., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ZANARDELLI 20,

presso lo studio dell’avvocato LAIS Fabio Massimo, che la rappresenta

e difende unitamente agli avvocati TRIVELLATO FERDINANDO TIZIANO,

ROSSATO CAROLA giusta delega a margine del controricorso;

GENERALI ASSICURAZIONI SPA, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

CARLO POMA 4, presso lo studio dell’avvocato GELLI PAOLO, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato TRIVELLATO FERDINANDO

giusta delega a margine del controricorso;

– controricorrenti –

e contro

B.E.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 741/2006 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

Sezione Terza Civile, emessa il 7/11/2005, depositata il 05/05/2006,

R.G.N. 2178 + 2179/2002;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

22/02/2010 dal Consigliere Dott. CAMILLO FILADORO;

udito l’Avvocato PIETRO MARCELLO TROTTA per delega dell’Avvocato UGO

SIMONETTI;

udito l’Avvocato FERDINANDO TRIVELLATO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

DESTRO Carlo, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza 7 novembre 2005-5 maggio 2006 la Corte d’appello di Venezia, riformando la decisione del locale Tribunale del 22 maggio-6 settembre 2002, rigettava le domande di risarcimento di danni proposte da A.G. contro Assicurazioni Generali s.p.a.

e la Compagnia di assicurazione Winterthur (ora Compagnia Aurora di assicurazioni s.p.a.).

Nell’atto di citazione, l’ A. aveva riferito che il giorno (OMISSIS), mentre, in (OMISSIS), viaggiava in qualità di trasportato a bordo della autovettura condotta da S.D., era stato contattato al telefono cellulare: ragione per la quale erano stati costretti a fermarsi per prendere la linea.

Terminata la telefonata, la vettura non si era rimessa in moto. A quel punto, l’attore aveva chiamato al telefono B.E., la quale era arrivata sul posto, collocando la propria vettura a contatto con quella della S., per consentire la messa in moto del motore di questa.

Avviato di nuovo il motore e ritornata la B. alla propria vettura, anche l’ A. era tornato presso l’altra vettura per chiuderne il cofano, quando era stato urtato dalla vettura della B. che, in folle, si era messa in moto verso di lui.

L’ A. riferiva che, a quel punto, egli aveva perso l’equilibrio e era caduto in avanti verso il motore, finendo con entrambe le mani sul radiatore.

A seguito dell’urto con le pale rotanti della ventola del radiatore, egli aveva riportato lesioni gravissime, con la amputazione di alcune dita di entrambe le mani e conseguente perdita totale di ogni capacità lavorativa e di guadagno (all’epoca egli, in qualità di medico dentista, aveva tre studi avviati, in forte espansione, che aveva dovuto chiudere nel dicembre 1997), Per questa ragione, con due distinti atti di citazione, l’ A. aveva convenuto in giudizio la B. e la sua compagnia di assicurazione Winterthur e, nuovamente, la Winterthur e la s.p.a.

Assicurazioni Generali con le quali aveva stipulato due distinte polizze di assicurazione contro gli infortuni.

Il Tribunale accoglieva entrambe le domande, ritenendo che il sinistro si fosse realmente verificato nei modi descritti dall’attore.

La Corte territoriale, decidendo sugli appelli proposti dalle due compagnie di assicurazioni, rigettava tutte le domande dell’ A..

Rilevavano i giudici di appello che una puntuale ricostruzione dei fatti, effettuata con l’indispensabile, aiuto dei consulenti tecnici (medico e tecnico sulla dinamica del sinistro), i quali avevano effettuato una serie di accertamenti e sopralluoghi meticolosi e conformi alla scienza ed alla tecnica, non solo non consentiva di ritenere privati i fatti sui quali l’ A. aveva fondato le proprie pretese, ma aveva consentito di escludere – addirittura – che l’incidente si fosse verificato con le modalità indicate dall’ A. e dalla B. (la quale, tuttavia, aveva reso dichiarazioni contraddittorie).

Avverso tale decisione l’ A. ha proposto ricorso per cassazione, sorretti da un unico motivo.

Resistono le due compagnie di assicurazione con distinti controricorsi, illustrati da memorie ex art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo il ricorrente deduce insufficienza della motivazione circa un fatto controverso, decisivo per il giudizio (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5).

Ad avviso del ricorrente, nel caso di specie, la motivazione – pur non mancando del tutto – sarebbe in ogni caso insufficiente, non avendo considerato numerosi aspetti, tali da assumere un valore determinante ai fini della soluzione della controversia.

In tal modo i giudici di appello avrebbero omesso l’esame di numerose circostanze, questioni e prove che – se debitamente valutate – avrebbero necessariamente portato ad una decisione del tutto diversa.

Osserva il Collegio:

anche prima delle modifiche introdotte dalla L. n. 69 del 2009, in materia di procedimento civile, non costituisce vizio di insufficiente motivazione deducibile con ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 360 cod. proc. civ., comma 1, n. 5, l'”esiguità” del numero delle pagine del provvedimento impugnato dedicate ai “motivi della decisione”, giacchè la legge richiede espressamente che la sentenza contenga per converso una “concisa esposizione” dei motivi in fatto ed in diritto (art. 132 cod. proc. civ., comma 4, n. 4), essendo al riguardo pertanto necessario e sufficiente che nella motivazione del provvedimento risulti esplicitato, ancorchè’ sinteticamente, l'”iter” logico-giuridico seguito dal giudice per pervenire alla decisione.

Va, inoltre, rilevato che la sentenza della Corte di appello di Venezia è stata depositata in data 5 maggio 2006.

Ad essa si applicano, pertanto, le disposizioni di cui all’art. 366 bis c.p.c., introdotto dalla riforma del 2006, in tema di formulazione dei motivi del ricorso per cassazione avverso i provvedimenti pubblicati dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, ed impugnati per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione.

Il requisito concernente il motivo di cui al n. 5 del precedente art. 360 c.p.c., – cioè la “chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero delle ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione della sentenza impugnata la rende inidonea a giustificare la decisione” secondo la giurisprudenza di questa Corte – deve consistere in una parte del motivo che si presenti a ciò specificamente e riassuntivamente destinata, di modo che non è possibile ritenerlo rispettato allorquando solo la completa lettura della complessiva illustrazione del motivo riveli, all’esito di un’attività di interpretazione svolta dal lettore e non di una indicazione da parte del ricorrente, deputata all’osservanza del requisito del citato art. 366 bis c.p.c., che il motivo stesso concerne un determinato fatto controverso, riguardo al quale si assuma omessa, contraddittoria od insufficiente la motivazione e si indichino quali sono le ragioni per cui la motivazione è conseguentemente inidonea sorreggere la decisione.

Pertanto, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione, la relativa censura deve contenere, un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità (Cass. S.U. n., 20603 del 1 ottobre 2007).

Nello stesso senso cfr. Cass. S.U. 11652 del 12 maggio 208; cfr.

Cass. S.U. 25117 del 14 ottobre 2008.

Nel caso di specie è mancato il momento di sintesi richiesto dalla giurisprudenza delle Sezioni Unite.

Sotto altro profilo si rileva che, nell’ampio ricorso – articolato in 22 paragrafi e circa novanta pagine – è contenuta tutta una serie di critiche alla lettura che la Corte territoriale ha effettuato delle dichiarazioni testimoniali e delle consulenze tecniche di ufficio.

Secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, tuttavia: “Il vizio di omessa o insufficiente motivazione, deducibile in sede di legittimità’ ex art. 360 cod. proc. civ., n. 5, sussiste solo se nel ragionamento del giudice di merito, quale risulta dalla sentenza, sia riscontrabile il mancato o deficiente esame di punti decisivi della controversia, e non può invece consistere in un apprezzamento dei fatti e delle prove in senso difforme da quello preteso dalla parte perchè la citata norma non conferisce alla Corte di Cassazione il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, ma solo quello di controllare, sotto il profilo logico – formale e della correttezza giuridica, l’esame e la valutazione fatta dal giudice del merito al quale soltanto spetta individuare le fonti del proprio convincimento, e, all’uopo, valutarne le prove, controllarne l’attendibilità e la concludenza, e scegliere, tra le risultanze probatorie, quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione” (Cass. S.U. 5802 dell’11 giugno 1998).

Conclusivamente il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

Sussistono giusti motivi, in considerazione dell’esiguo periodo di tempo trascorso tra la data di entrata in vigore delle disposizioni di cui al D.Lgs. n. 40 del 2006, e la data di presentazione del ricorso per cassazione, per disporre la integrale compensazione delle spese del giudizio.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Compensa le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 22 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 8 aprile 2010

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