Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8351 del 29/04/2020

Cassazione civile sez. trib., 29/04/2020, (ud. 27/01/2020, dep. 29/04/2020), n.8351

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina A.P. – Consigliere –

Dott. FRAULINI Paolo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 29082/2012 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma via dei Portoghesi 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato che la rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

Contro

Rexel Italia s.p.a., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, viale Castro Pretorio n.

122, presso lo studio dell’avv. Andrea Russo, che la rappresenta e

difende giusta procura speciale per notar T.E., n. rep.

(OMISSIS), del 14 gennaio 2013;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 37/50/12 della Commissione tributaria

regionale della Lombardia, depositata in data 23 aprile 2012;

udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 27 gennaio

2020 dal Consigliere Fraulini Paolo.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Commissione tributaria regionale per la Lombardia ha confermato la sentenza di primo grado che aveva accolto il ricorso proposto dalla Rexel Italia s.p.a. avverso la cartella di pagamento n. (OMISSIS) contenente recupero a tassazione di crediti di imposta di cui l’Ufficio disconosceva l’utilizzabilità nell’ambito di un procedimento di fusione societaria in relazione all’anno di imposta 2006.

2. Il giudice di appello ha confermato totalmente la motivazione espressa dalla sentenza di primo grado, rilevando che dagli atti emergeva che la fusione aveva avuto effetti giuridici dal 31 dicembre 2006 ed effetti fiscali dal 1 gennaio 2006 e che, sulla base della dichiarazione integrativa dei redditi presentata il 29 settembre 2007 e giudicata tempestiva, si evinceva la piena legittimità dell’utilizzo dei crediti di imposta, come conseguenza della parimenti legittima variazione del termine di chiusura dell’esercizio sociale adottata dalla incorporata Elfin s.r.l. dal 30 novembre al 31 dicembre dell’anno.

3. Per la cassazione della citata sentenza l’Agenzia delle Entrate ricorre con due motivi; Rexel Italia s.p.a. resiste con controricorso.

4. La controricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380bis1 c.p.c.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso lamenta:

a. Primo motivo: “Violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 36, comma 2, n. 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4” deducendo la nullità della sentenza per omissione totale di motivazione in relazione alle deduzioni avanzate dall’Ufficio con l’atto di appello.

b. Secondo motivo: “Violazione e falsa applicazione del D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322, art. 5 bis e art. 2, comma 7, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3” deducendo la falsa applicazione di legge in relazione alla ritenuta impossibilità per la società incorporata Elfin s.r.l. di presentare la dichiarazione integrativa dei propri redditi a valere per l’anno di imposta 2006.

2. Rexel Italia s.p.a. eccepisce l’inammissibilità del ricorso, di cui chiede comunque il rigetto.

3. Il ricorso va respinto.

4. Oggetto di lite è la utilizzabilità da parte della incorporante Rexel nell’esercizio fiscale 2006 – epoca della approvazione del progetto di fusione – dei crediti di imposta dell’incorporata Elfin maturati da quest’ultima nel corso dell’esercizio 2005.

5. Le Sezioni Unite di questa Corte, con la sentenza n. 13378 del 30/06/2016 hanno affermato che gli errori e le omissioni in danno del contribuente possono essere emendati non oltre il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo a quello in cui sono maturati. Nel caso di specie il credito derivante dalla fusione, che nella sua legittimità non risulta contestato dall’Amministrazione, ben poteva essere fatto valere dalla contribuente incorporante, per opporsi alla pretesa di pagamento fatta valere con la cartella D.P.R. n. 600 del 1973 ex art. 36. Tale facoltà è infatti riconosciuta in via generale al contribuente, e ciò indipendentemente dalle modalità e dai termini di cui alla dichiarazione integrativa prevista dal D.P.R. n. 322 del 1998, art. 2, e dall’istanza di rimborso di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38.

6. Ne deriva che entrambi i motivi di ricorso dell’Amministrazione, laddove contengono contestazioni sulla sola omessa o tardiva dichiarazione da parte della controricorrente, non appaiono fondati, alla luce del citato insegnamento delle Sezioni Unite e delle successive conformi sentenze di questa Sezione (Sez. 5, Ordinanza n. 11507 del 11/05/2018; id, Sentenza n. 27583 del 30/10/2018; id, Ordinanza n. 30796 del 28/11/2018).

7. La circostanza che la pronuncia delle Sezioni Unite è successiva al deposito del ricorso consente di rinvenire giusti motivi per disporre l’integrale compensazione tra le parti delle spese di lite del presente grado.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e compensa tra le parti le spese del presente grado di giudizio.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 27 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 29 aprile 2020

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