Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 833 del 16/01/2017

Cassazione civile, sez. VI, 16/01/2017, (ud. 15/09/2016, dep.16/01/2017),  n. 833

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. LOMBNARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – rel. Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6132-2014 proposto da:

A.E., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA BANCO DI

SANTO SPIRITO 48, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI

BARDANZELLU, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

MASSIMO MARTELLI giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

A.A., A.G., elettivamente domiciliati in ROMA,

VIA GIUSEPPE GIOACCHINO BELLI 27, presso lo studio dell’avvocato

GIAN MICHELE GENTILE, che li rappresenta e difende unitamente

all’avvocato MARA COTI ZIMATI giusta procura a margine del

controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 106/2013 del TRIBUNALE di CREMA, emessa il

13/11/2013 e depositata il 04/04/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/09/2016 dal Consigliere Relatore Dott. PASQUALE D’ASCOLA.

Fatto

ESPOSIZIONE DEL FATTO

1) Nel 2011, A.A. e A.G. convenivano in giudizio, davanti al Tribunale di Crema, il fratello A.E., per vedere dichiarata la nullità del testamento di Ai.Gi., sorella delle parti in causa, deceduta il (OMISSIS). Nel testamento, il de cuius, in assenza di discendenti e/o ascendenti in linea retta, nominava quale unico erede il fratello E..

2) Il Tribunale, con sentenza n. 106 del 3.12.2012, rilevando l’avvenuto disconoscimento da parte degli attori del testamento olografo di cui è causa e la mancata proposizione dell’istanza di verificazione da parte del convenuto, rimasto contumace, accoglieva la domanda.

A.E. proponeva appello.

3) La Corte di appello di Brescia, con ordinanza ex art. 348 bis c.p.c., n. 610 del 13.11.2013, dichiarava l’inammissibilità dell’appello per mancanza di ragionevole probabilità di accoglimento.

4) Il soccombente ha proposto ricorso per cassazione, articolato su un unico motivo.

Gli intimati hanno resistito con controricorso.

Il giudice relatore ha avviato la causa a decisione con il rito previsto per il procedimento in camera di consiglio.

Ha rilevato l’inammissibilità del ricorso per tardività.

Il Collegio condivide la relazione preliminare, comunicata alle parti costituite.

5) In applicazione delle modifiche introdotte dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 agli artt. 348 bis e 348 ter c.p.c., la relazione ha osservato che quando è pronunciata l’ordinanza di inammissibilità dell’appello per mancanza di ragionevole probabilità di accoglimento, “contro il provvedimento di primo grado può essere proposto, a norma dell’art. 360, ricorso per cassazione”.

La parte che intenda esercitare il diritto di ricorrere in cassazione ex art. 348 ter c.p.c., comma 3, deve rispettare il termine di sessanta giorni, di cui all’art. 325 c.p.c., comma 2.

In tal caso il termine per il ricorso per cassazione avverso il provvedimento di primo grado decorre dalla comunicazione o notificazione, se anteriore, dell’ordinanza che dichiara l’inammissibilità” (ex multis Cass. 25208/2015; 13622/2015; 25115/2015; 15235/2015).

Nel caso in esame, l’ordinanza della Corte di appello di Brescia è stata comunicata telematicamente dalla cancelleria il 22.11.2013, come risulta da annotazione manoscritta dal cancelliere in calce all’ordinanza.

Il ricorso per cassazione è stato notificato dal ricorrente il 24.2.2014, e dunque oltre il termine massimo, che scadeva il 21 gennaio precedente.

6) Sulla base di tali considerazioni, il ricorso va dichiarato inammissibile. Discende da quanto esposto anche la condanna alla refusione delle spese di lite, liquidate in dispositivo, in relazione al valore della controversia.

Va dato atto della sussistenza delle condizioni per il raddoppio del contributo unificato.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Condanna parte ricorrente alla refusione a controparte delle spese di lite liquidate in Euro 4.000 per compenso, 200 per esborsi, oltre accessori di legge. Dà atto della sussistenza delle condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 per il versamento di ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione sesta civile – 2, il 15 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 16 gennaio 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA