Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8325 del 08/04/2010

Cassazione civile sez. un., 08/04/2010, (ud. 02/03/2010, dep. 08/04/2010), n.8325

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CARBONE Vincenzo – Primo Presidente –

Dott. PAPA Enrico – Presidente di Sezione –

Dott. DE LUCA Michele – Presidente di Sezione –

Dott. MERONE Antonio – Consigliere –

Dott. MAZZIOTTI DI CELSO Lucio – Consigliere –

Dott. MACIOCE Luigi – Consigliere –

Dott. LA TERZA Maura – rel. Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. SPIRITO Angelo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 5427-2009 proposto da:

P.L. ((OMISSIS)), elettivamente domiciliato in

ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato

e difeso dall’avvocato MARINO MARIO, per delega a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente –

avverso la decisione n. 86/2008 del CONSIGLIO DI GIUSTIZIA

AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA di PALERMO, depositata il

18/02/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

02/03/2010 dal Consigliere Dott. MAURA LA TERZA.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

1. P.L., dipendente del Ministero della Giustizia, adiva il Tar Sicilia per il riconoscimento delle differenze retributive connesse allo svolgimento delle superiori mansioni di funzionario di cancelleria, in luogo di quelle di collaboratore di cancelleria, corrispondenti alla qualifica ricoperta; nel contraddittorio il Ministero della Giustizia, il Tar adito rigettava la domanda e la statuizione veniva confermata dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, che, con la sentenza in epigrafe indicata, del 18 febbraio 2008, affermava non essere necessario verificare nè l’effettivo svolgimento delle mansioni superiori, nè l’esistenza di un formale provvedimento di conferimento dell’incarico, perchè, secondo la giurisprudenza del Consiglio di Stato, in relazione al periodo antecedente all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 387 del 1998, nessuna disposizione consentiva il pagamento di differenze retributive per lo svolgimento di fatto di mansioni superiori;

2. Avverso detta sentenza il P. propone ricorso ex art. 111 Cost. notificato il 16 febbraio 2009, con due motivi;

L’Avvocatura dello Stato si è costituita con controricorso, eccependo preliminarmente la tardività del ricorso notificato il 16 febbraio 2009, e quindi non già nel termine breve, in quanto la sentenza impugnata era stata notificata il 3 marzo 2008;

3. Letta la relazione, resa ex art. 380 bis cod. proc. civ., di inammissibilità del ricorso;

Ritenuto che i rilievi di cui alla relazione appaiono condivisibili, perchè, in primo luogo, essendo stata la sentenza notificata il 3 marzo 2008, risulta tardivo il ricorso notificato il 16 febbraio 2009. Dalla relata risulta che la notifica della sentenza era stata effettuata, non già ai difensori, ma al P. nel domicilio eletto presso i difensori nel giudizio di secondo grado, ma si è affermato più volte (Cass. 21 novembre 2001 n. 14642, 24 novembre 2005 n. 24795, 11 maggio 2007 n. 10878) che “In tema di impugnazione, ai fini del decorso del termine breve previsto dall’art. 326 cod. proc. civ., la notifica della sentenza effettuata nel domicilio eletto presso il difensore è equivalente a quella effettuataci sensi degli artt. 170 e 285 cod. proc. civ., nei confronti del procuratore costituito della parte, atteso che entrambe le forme di notificazione soddisfano l’esigenza di assicurare che la sentenza sia portata a conoscenza della parte per il tramite del suo difensore tecnico, come tale professionalmente qualificato a valutare l’opportunità dell’impugnazione;

In ogni caso il ricorso è inammissibile in quanto le censure attengono al merito della pretesa e non ai limiti esterni della giurisdizione, dal momento che, con entrambe le censure, si lamenta che la sentenza impugnata avrebbe errato nel non applicare la norma sostanziale di cui al D.Lgs. n. 387 del 1998, art. 15 la quale avrebbe consentito il riconoscimento alle richieste differenze retributive. Si è infatti affermato (tra le tantissime Cass. Sez. U, Sentenza n. 9558 del primo luglio 2002) che “I motivi inerenti alla giurisdizione, in relazione ai quali soltanto è ammesso il sindacato della Corte di cassazione sulle decisioni del Consiglio di Stato, vanno identificati o nell’ipotesi in cui la sentenza del Consiglio di Stato abbia violato, in positivo o in negativo, l’ambito della giurisdizione in generale (come quando abbia esercitato la giurisdizione nella sfera riservata al legislatore o alla discrezionalità amministrativa, oppure, al contrario, quando abbia negato la giurisdizione sull’erroneo presupposto che la domanda non possa formare oggetto in modo assoluto di funzione giurisdizionale), o nell’ipotesi in cui abbia violato i cosiddetti limiti esterni della propria giurisdizione (ipotesi, questa, che ricorre quando il Consiglio di Stato abbia giudicato su materia attribuita alla giurisdizione ordinaria o ad un’altra giurisdizione speciale, oppure abbia negato la propria giurisdizione nell’erroneo convincimento che essa appartenga ad altro giudice, ovvero ancora quando, in materia attribuita alla propria giurisdizione limitatamente al solo sindacato sulla legittimità degli atti amministrativi, abbia compiuto un sindacato di merito). E’ pertanto inammissibile il ricorso con il quale si denunci un cattivo esercizio da parte del Consiglio di Stato della propria giurisdizione, vizio che, attenendo all’esplicazione interna del potere giurisdizionale conferito dalla legge al giudice amministrativo, non è deducibile dinanzi alle Sezioni Unite”;

Ritenuto che pertanto il ricorso deve essere dichiarato inammissibile e che le spese, liquidate come da dispositivo, devono seguire la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese liquidate in Euro tremila per onorari ed in Euro duecento per spese, oltre alle spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 2 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 8 aprile 2010

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