Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8322 del 29/04/2020

Cassazione civile sez. VI, 29/04/2020, (ud. 15/01/2020, dep. 29/04/2020), n.8322

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – rel. Presidente –

Dott. LEONE Maria Margherita – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29537-2017 proposto da:

B.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GIUSEPPE

GIOACCHINO BELLI 36, presso lo STUDIO LEGALE ASSOCIATO CLEMENZI

TRITTO, rappresentato e difeso dall’avvocato SALAMI GIULIA;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE (OMISSIS), in

persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la sede dell’AVVOCATURA

dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso dagli avvocati

MARITATO LELIO, SGROI ANTONINO, D’ALOISIO CARLA, DE ROSE EMANUELE,

MATANO GIUSEPPE, VITA SCIPLINO ESTER ADA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 318/2017 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 20/06/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 15/01/2020 dal Presidente Relatore Dott. DORONZO

ADRIANA.

Fatto

RILEVATO

Che:

con sentenza depositata il giorno 20/6/2017 la Corte d’appello di Brescia ha rigettato l’appello proposto da B.S.F. contro la sentenza resa dal Tribunale di Bergamo che, a sua volta, aveva rigettato la domanda proposta dal B. volta ad accertare l’insussistenza del suo obbligo di iscriversi e versare i contributi presso la Gestione degli esercenti attività commerciali, tenuta dall’INPS in relazione all’attività svolta di produttore diretto o libero di assicurazioni per conto di Assicurazione Alleanza s.p.a. (poi Alleanza Toro);

avverso tale pronuncia il B. ha proposto ricorso per cassazione, al quale l’INPS ha resistito con controricorso;

è stata depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

con l’unico motivo, la parte ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.L. n. 269 del 2003, art. 44, comma 2, (conv. con L. n. 326 del 2003), anche in relazione al c.c.n.l. del 25/5/1939, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3; in sostanza, lamenta l’erroneità della decisione della corte territoriale nella parte in cui ha ritenuto che le disposizioni del contratto collettivo del 1939 fossero riferibili sia ai produttori il cui rapporto si sia instaurato con un’agenzia di assicurazioni sia per coloro che svolgono l’attività in virtù di un rapporto costituito direttamente con la compagnia di assicurazioni;

il motivo è manifestamente fondato dovendosi dare continuità al principio secondo cui l’obbligo di iscrizione di cui al D.L. n. 269 del 2003, art. 44, comma 2, cit., non include la posizione dei produttori di assicurazione che svolgono la loro attività direttamente per conto delle imprese assicurative, ma solo quella dei produttori collegati ad agenti o subagenti, in quanto il richiamo della norma al contratto collettivo corporativo intercorrente tra produttori ed agenzie e sub-agenzie e la qualità dei soggetti collettivi contraenti è, per la precisione del rinvio, un elemento significativo utilizzato dal legislatore per strutturare la disposizione, che porta ad escludere la correttezza di interpretazioni analogiche (Cass. 24/1/2018 n. 1768; Cass. 27/11/2018, n. 30693; da ultimo, Cass. 24/5/2019, n. 14301);

il principio è stato ribadito anche a fronte delle perplessità sollevate da questa Sesta sezione con ordinanza interlocutoria n. 13049 del 2018, e si è precisato che, ai fini dell’inquadramento previdenziale dei produttori assicurativi diretti, rilevano le concrete modalità di esercizio dell’attività di ricerca del cliente assicurativo, con la conseguenza che l’iscrizione va effettuata presso la Gestione commercianti ordinaria ove tale attività sia svolta dal produttore in forma di impresa e presso la Gestione separata di cui alla L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26, ove l’attività in questione sia esercitata mediante apporto personale, coordinato e continuativo, privo di carattere imprenditoriale, o in forma autonoma occasionale da cui derivi un reddito annuo superiore ad Euro 5.000,00 (Cass. n. 30554 del 2018 e n. 130/2019);

la Corte di merito non si è attenuta all’anzidetto principio, con la conseguenza che la sentenza impugnata deve essere cassata e la causa, non essendo necessari accertamenti di fatto ulteriori, può essere decisa nel merito con il riconoscimento dell’insussistenza dell’obbligo del ricorrente di iscrizione nella gestione commercianti ai sensi della L. n. 326 del 2003, art. 44, comma 2;

l’assoluta novità delle questioni trattate unita alla complessità delle stesse, testimoniata dalla difformità delle soluzioni emerse nella giurisprudenza di merito, giustifica la compensazione delle spese dell’intero processo;

poichè la sentenza è di accoglimento, non sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore somma pari a quella versata a titolo di contributo unificato.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara il ricorrente non tenuta all’iscrizione nella gestione relativa agli esercenti attività commerciali ai sensi del D.L. n. 269 del 2003, art. 44 comma 2, conv. in L. n. 326 del 2003; dichiara compensate le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 15 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 29 aprile 2020

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