Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8307 del 07/04/2010

Cassazione civile sez. trib., 07/04/2010, (ud. 02/12/2009, dep. 07/04/2010), n.8307

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

R.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G.

AVEZZANA 31, presso lo studio dell’avvocato DE DOMINICIS TOMMASO, che

lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato BOZZI ITALO, giusta

procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (UFFICIO LOCALE DI (OMISSIS)), in persona

del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

la rappresenta e difende, ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3/2006 della COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE

di MILANO DEL 23/01/06, depositata il 06/02/2006;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

02/12/2009 dal Consigliere Relatore Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO;

è presente il P.G. in persona del Dott. WLADIMIRO DE NUNZIO.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 6/2/2006 la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia accoglieva il gravame interposto dall’Agenzia delle entrate di (OMISSIS) nei confronti della pronunzia della Commissione Tributaria Provinciale di Pavia di accoglimento dell’impugnazione proposta dal contribuente sig. R.F. del silenzio rifiuto formatosi sull’istanza di rimborso dell’IRAP versata per gli anni d’imposta 1998 al 2001, in qualità di avvocato.

Avverso la suindicata sentenza del giudice dell’appello il R. propone ora ricorso per cassazione, affidato ad unico complesso motivo.

Resiste con controricorso l’Agenzia delle entrate.

Con requisitoria scritta il P.G. ha richiesto emettersi pronunzia ex art. 375 c.p.c., di accoglimento del ricorso per manifesta fondatezza.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con unico complesso il ricorrente denunzia violazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2, 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su punto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Il motivo è fondato e va accolto nei termini di seguito indicati.

Come questa Corte ha già avuto modo di affermare in tema di IRAP l’esercizio per professione abituale, ancorchè non esclusivo, di attività di lavoro autonomo diversa dall’impresa commerciale costituisce, secondo l’interpretazione costituzionalmente orientata fornita dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 156 del 2 001, presupposto dell’imposta soltanto qualora si tratti di attività autonomamente organizzata.

Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente che eserciti attività di lavoro autonomo: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti le quantità che, secondo l’id quod plerumque accidit, costituiscono nell’attualità il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività anche in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.

Costituisce onere del contribuente che chiede il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta dare la prova dell’assenza delle predette condizioni (v. Cass., 16/2/2007, n. 3678).

Orbene, nell’affermare che “appare arbitrario condizionare la tassazione all’elencazione materiale dei beni posseduti, all’enunciazione dei collaboratori, all’importo del capitale impiegato” e che “sia per gli importi di ricavi evidenziati negli anni in lite, sia per i costi esposti in dichiarazione siccome enunciati puntualmente dall’ufficio nell’impugnativa, è chiaro che il professionista, pur esplicando l’attività presso lo studio Bozzi di Pavia, ne era del tutto autonomo, poichè disponeva di propria partita iva per cui fatturava in proprio i compensi spettantigli” il giudice dell’appello ha nell’impugnata sentenza invero sostanzialmente disatteso il suindicato principio.

Della medesima s’impone pertanto la cassazione. Non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa può essere decisa nel merito ex art. 384 c.p.c., comma 2, con l’accoglimento del ricorso introduttivo del contribuente.

Le ragioni della decisione costituiscono giusti motivi legittimanti la compensazione tra le parti delle spese dell’intero giudizio.

PQM

La Corte accoglie il ricorso. Cassa l’impugnata sentenza e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo del contribuente.

Compensa tra le parti le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, il 2 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 7 aprile 2010

 

 

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