Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8301 del 30/03/2017

Cassazione civile, sez. VI, 30/03/2017, (ud. 23/02/2017, dep.30/03/2017),  n. 8301

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARIENZO Rosa – Presidente –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13001/2015 proposto da:

ENTE AUTONOMO VOLTURNO SRL, quale società incorporante la

Circumvesuviana Srl, la Metrocampania Nordest Srl, la Sepsa Spa, in

persona del legale rappresentante, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA DEGLI AVIGNONESI 5, presso lo studio dell’avvocato ENRICO

SOPRANO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

V.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CAVOUR 221,

presso lo studio dell’avvocato FABIO FABBRINI, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato LEOPOLDO SPEDALIERE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4001/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 21/05/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 23/02/2017 dal Consigliere Dott. ROSSANA MANCINO.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. il lavoratore attualmente intimato, dipendente della s.r.l. Circumvesuviana, azienda concessionaria del servizio di trasporto regionale, con mansioni di conducente di autobus addetto sia alla guida che al rilascio dei biglietti con incasso (agente unico) ha agito per il riconoscimento del diritto alle differenze economiche per il mancato adeguamento della predetta indennità nel tempo;

2. il datore di lavoro sostiene la correttezza del proprio comportamento alla stregua degli accordi aziendali in materia e della contrattazione collettiva nazionale che ne ha sancito il congelamento;

3. la tesi del lavoratore ravvisa nelle fonti regionali, normative e deliberative, che hanno proposto il sistema dell’agente unico, il riferimento normativo dal quale evincere il sistema di contabilizzazione dell’emolumento del quale, con accordo aziendale del 18.11.1988, le OO.SS. e la Circumvesuviana avevano espressamente stabilito l’adeguamento a quanto previsto dalla normativa regionale secondo le date dalla stessa previste;

4. la Corte territoriale, per quanto qui rileva, riformando la sentenza di prime cure ha riconosciuto il diritto al preteso adeguamento;

5. avverso tale sentenza la EAV s.r.l. (società incorporante la Circumvesuviana s.r.l.) ha proposto ricorso per Cassazione, affidato a due motivi;

6. il lavoratore ha resistito con controricorso;

7. il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

8. con i motivi di ricorso la società, denunciando violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1363 c.c., in riferimento all’interpretazione degli accordi aziendali del 15 marzo 1988 e del 18 novembre 1988 (art. 360 c.p.c., n. 3), assume che, contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte territoriale, dagli indicati accordi non emergeva la volontà delle parti contrattuali di volere determinare un meccanismo di adeguamento automatico per il futuro, agganciando l’indennità alle dinamiche salariali ovvero agli incrementi che avrebbero interessato la retribuzione di base; che il rinvio ricettiziamente operato dagli accordi alla Delib. Giunta del 1986 costituiva l’esternazione della volontà di corrispondere la predetta indennità tenuto conto dei soli adeguamenti intervenuti nel tempo attraverso l’adozione di specifiche delibere della giunta regionale; denuncia, infine, violazione del punto 18 dell’accordo nazionale del 2 ottobre 1989 e dell’art. 13 dell’accordo nazionale 11 aprile 1995, a suffragio dell’insussistenza del preteso diritto all’incremento dell’indennità per essere stato l’emolumento oggetto di rivendicazione “cristallizzato” in cifra fissa;

9. numerose decisioni di questa Corte sono intervenute sulla questione posta con il ricorso e con i mezzi adeguatamente devoluti in questa sede di legittimità (v., ex multis, Cass., sez. sesta-L n. 8434/2016, alla cui ampia motivazione e a tutti i precedenti richiamati si rinvia).

10. il punto 18 dell’accordo nazionale del 2 ottobre 1989 recita: “Per effetto degli aumenti degli elementi retributivi di cui alla presente ipotesi di accordo rientranti nella “retribuzione normale”, sono soggetti a rivalutazione esclusivamente i seguenti istituti: A.P.A. (per effetto degli aumenti delle retribuzioni conglobate dall’1-9-1989 e dall’1-1-1991), lavoro straordinario, lavoro festivo, lavoro notturno, indennità di trasferta, indennità di diaria ridotta, trattamento di fine rapporto. Ogni altro compenso nazionale e aziendale eventualmente espresso in misura percentuale, resta confermato in cifra con il conseguente riproporzionamento della percentuale medesima sulla relativa base di calcolo”;

11. del pari non emergono ambiguità nel testo dell’art. 13 dell’Accordo nazionale 11 aprile 1995, sottoscritto dalla FEDERTRASPORTI, l’ANAC, la FENIT e la FILT-CGII” la FIT-CISL, la UILTRASPORTI settore autoferrotranviari ed internavigatori, che recita: “Per effetto degli aumenti degli elementi retributivi di cui al presente accordo rientranti nella retribuzione normale, sono soggetti a rivalutazione esclusivamente i seguenti istituti: APA, lavoro straordinario, e festivo, notturno, indennità di trasferta e di diaria ridotta, TFR. Ogni altro compenso nazionale ed aziendale, eventualmente espresso in percentuale, resta confermato in cifra fissa con il riproporzionamento della percentuale medesima sulla relativa base di calcolo”;

12. gli accordi nazionali distinguono, quindi, le voci retributive in due gruppi;

13. il primo riguarda voci nominativamente indicate (APA, lavoro straordinario, festivo, notturno, indennità di trasferta e di diaria ridotta e TFR) e non include l’indennità di agente unico che rientra, pertanto, nel secondo gruppo, sul quale la norma collettiva così si esprime: “ogni altro compenso nazionale ed aziendale, eventualmente espresso in percentuale, resta confermato in cifra fissa…”;

14. le previsioni, con le quali le parti stipulanti hanno inteso distinguere tra retribuzione normale, rivalutabile, e altri compensi, nazionali o aziendali, congelati, non palesano ambiguità: dalla possibilità di rivalutazione, o adeguamento, viene escluso ogni altro compenso, nazionale e aziendale, eventualmente espresso in misura percentuale, congelato in cifra fissa, quella ormai cristallizzata; il riproporzionamento in termini percentuali risulta necessitato dal fatto che restando fissa la somma erogata per il compenso, per legittimarla doveva operarsi la riduzione in misura corrispondente della percentuale che ne determinava l’ammontare;

15. appare evidente che la cristallizzazione disposta dalla norma riguarda tutti i compensi che non siano stati elencati nella prima parte della previsione, “eventualmente”, e quindi non necessariamente, espressi in percentuale e sicuramente vi rientra l’indennità di agente unico, il cui importo veniva rivalutato in forma parametrica;

16. l’affermazione critica, in ordine alla non inquadrabilità dell’indennità in esame tra quelle che si incrementano in percentuale, non ha rilievo, perchè la previsione dell’autonomia collettiva fa riferimento ad un concetto più ampio, nel cui ambito la crescita in percentuale è solo una delle possibili eventualità e include forme affini di crescita, come quella parametrica e neanche appare condivisibile l’obiezione del lavoratore incentrata sull’estraneità, alle predette previsioni collettive nazionali, dell’indennità della quale si discute, in virtù di un preteso carattere meramente locale del sistema agente unico, e dunque nè nazionale nè aziendale;

17. come già ribadito da questa Corte (arg. ex. Cass. 4257/2004) la contrattazione collettiva nazionale ha avocato a sè la determinazione dei livelli retributivi, al fine di risanare i bilanci aziendali e ridurre, così, l’onere del loro ripianamento a carico della finanza pubblica; ha, al contempo, demandato alla contrattazione aziendale di realizzare interventi per ottenere incrementi di produttività, da destinare al risanamento del bilancio, agli investimenti, nonchè, per la restante quota, al trattamento dei dipendenti;

18. l’evidenza che la sostituzione della coppia autista-bigliettaio con agente unico si iscrive nelle misure devolute alla contrattazione aziendale, per ottenere incrementi di produttività (così Cass. 4257/2004), non toglie che il sistema agente unico, e il relativo

compenso, rivesta una dimensione trascendente l’ambito locale, e regionale, nel quale si colloca la vicenda in esame, come del resto comprovano le disposizioni dei contratti collettivi di settore per le aziende che intendessero procedere all’istituzione del sistema ad agente unico (v. artt. 48A, 48B, 48C C.C.N.L. autoferrotranvieri 23 luglio 1976);

19. l’ambito locale dell’indennità in questione risulta, peraltro, smentito dal ridetto fondamento negoziale collettivo, e non normativo regionale, dell’emolumento per il quale la normativa regionale di riferimento esplica la sua efficacia nella regolamentazione del rapporto fra ente concedente (la Regione) e l’azienda di trasporto (concessionaria), limitandosi a fissare i criteri di quantificazione dei contributi annualmente riconosciuti dall’ente concedente alla società concessionaria senza in alcun modo incidere sulla disciplina del rapporto di lavoro, regolamentato dalla contrattazione, nazionale ed aziendale, di primo e secondo livello;

20. alla stregua del richiamato accordo nazionale, deve essere cassata la decisione della Corte territoriale che ha accolto la domanda volta ad ottenere adeguamenti ulteriori rispetto a quelli già adottati in ambito aziendale;

21. il ricorso va accolto, la sentenza cassata nel capo in cui ha riconosciuto all’attuale parte intimata il diritto all’adeguamento dell’indennità di agente unico e, per non essere necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa va decisa con il rigetto dell’originaria domanda;

22. L’esito alterno dei giudizi di merito consiglia la compensazione delle spese dei gradi di merito; la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità segue il criterio della soccombenza.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito, rigetta l’originaria domanda di adeguamento dell’indennità di agente unico; compensa le spese dei gradi di merito; condanna la parte intimata al pagamento delle spese liquidate in Euro 200,00 per esborsi, Euro 2.000,00 per compensi professionali, oltre accessori di legge e rimborso forfetario del 15 per cento.

Così deciso in Roma, il 23 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 30 marzo 2017

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