Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8296 del 29/04/2020

Cassazione civile sez. VI, 29/04/2020, (ud. 16/01/2020, dep. 29/04/2020), n.8296

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 32035-2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

P.M., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato

PASQUALE CAPOBIANCO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3186/21/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della CAMPANIA, depositata il 06/04/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/01/2020 dal Consigliere Relatore Dott.ssa RUSSO

RITA.

Fatto

RILEVATO

CHE:

1.- P.M., esercente attività di farmacia ha impugnato l’avviso di accertamento per l’anno di imposta 2010 con il quale è stato rideterminato facendo ricorso a metodo induttivo ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, lett. D), il maggior reddito di impresa. Ha dedotto il difetto di motivazione dell’avviso, la mancanza di contraddittorio preventivo e la violazione dei principi posti in tema di onere della prova. Il ricorso della contribuente è stato accolto in primo grado. Propone appello l’agenzia e il CTR della Campania con sentenza del 6.4.2018 ha rigetto l’impugnazione ritendo illegittimo l’operato della Agenzia per non avere attivato un preventivo ed effettivo contraddittorio.

2. Avverso la predetta sentenza propone ricorso per cassazione la Agenzia affidandosi a un motivo. Si è costituita la contribuente presentando controricorso. Costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito dal D.L. n. 168 del 2016, art. 1-bis, comma 1, lett. e), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016, si osserva quanto segue.

Diritto

RITENUTO

CHE:

3.- Con il primo motivo del ricorso, la Agenzia lamenta la violazione e falsa applicazione di norme di diritto in relazione al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39 nonchè della L. n. 212 del 2000, artt. 6 e 19 e agli artt. 2697 e 2729 c.c..

L’Agenzia lamenta l’errore della CTR la quale ha ritenuto l’avviso fondato sugli studi di settore, utilizzati invece come ulteriori elementi confermativi della non veridicità delle scritture contabili.

L’accertamento, deduce l’Agenzia è fondato sulla rilevata antieconomicità dell’impresa, rispetto alla quale spetta al contribuente provare le ragioni sottese a tale comportamento. Osserva inoltre che l’obbligo di contraddittorio sussiste solo per i tributi armonizzati e non è generalizzato e che in ogni caso il contribuente deve fornire le ragioni che avrebbe fatto valere nel contraddittorio, mentre, di contro nè in fase di controllo nè in fase di giudizio il contribuente ha fornito “prova certa e convincente” a fondamento delle proprie ragioni.

Il motivo è infondato.

L’agenzia erra a ritenere che nella concreta fattispecie non vi fosse obbligo di contraddittorio; anche se l’accertamento è fondato sulla rilevata antieconomicità della gestione della impresa, esso riguarda anche l’IVA e pertanto l’amministrazione finanziaria è tenuta a rispettare, anche nell’ambito delle indagini cd. “a tavolino”, il contraddittorio endoprocedimentale ove l’accertamento attenga a tributi “armonizzati”. La violazione di tale obbligo comporta l’invalidità dell’atto purchè il contribuente abbia assolto all’onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere e non abbia proposto un’opposizione meramente pretestuosa. (Cass. 20036/2018; Cass. sez. un. 24823/2015).

L’Agenzia deduce che il contribuente non ha dato “prova certa e convincente” a fondamento delle proprie ragioni, ma deve rilevarsi che le sezioni unite di questa Corte, con la citata sentenza n. 24823/2015 hanno precisato la concreta portata del principio, secondo cui la violazione dell’obbligo del contraddittorio endoprocedimentale da parte dell’Amministrazione fiscale determina l’annullamento del provvedimento adottato al termine del procedimento. E’ stata in particolare esclusa la correttezza della interpretazione oggi sostenuta dalla Agenzia e cioè che ciò implichi l’effetto della nullità dell’accertamento soltanto se il contribuente fornisca in giudizio prova del fatto che l’omissione del contraddittorio gli ha impedito di far emergere circostanze e ragionamenti idonei ad attestare altri eventuali profili d’illegittimità o l’infondatezza (totale o parziale) della pretesa fiscale. La regola va invece intesa nel senso che l’effetto della nullità dell’accertamento si verifica allorchè, in sede giudiziale, risulti che il contraddittorio procedimentale, se vi fosse stato, non si sarebbe risolto in puro simulacro, ma avrebbe rivestito una sua ragion d’essere, consentendo al contribuente di addurre elementi difensivi non del tutto vacui e, dunque, non puramente fittizi o strumentali.

Ne consegue il rigetto del ricorso. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente alle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 3.200,00 oltre rimborso spese forfetarie ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 16 gennaio 2020.

Depositato in cancelleria il 29 aprile 2020

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