Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8265 del 11/04/2011

Cassazione civile sez. II, 11/04/2011, (ud. 03/12/2010, dep. 11/04/2011), n.8265

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – rel. Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 23894-2009 proposto da:

COMUNE DI RIACE (OMISSIS) in persona del Sindaco pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ANTONIO BERTOLONI 26/B, presso

lo studio dell’avvocato MARIA GRAZIA RULLI, rappresentato e difeso

dall’avvocato ALVARO PIETRO, giusta Delib. Giunta Municipale del

Comune di Riace 5 ottobre 2009, n. 87 come modificata dalla Delib.

Giunta Municipale Comune di Riace 12 ottobre 2009, n. 89 e giusta

mandato speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

N.S.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 364/2008 del TRIBUNALE di LOCRI Sezione

Distaccata di SIDERNO, depositata il 17/09/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

03/12/2010 dal Consigliere Relatore Dott. PASQUALE D’ASCOLA.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. PIERFELICE

PRATIS.

Fatto

FATTO E DIRITTO

1) Il Tribunale di Locri – Siderno in data 17 settembre 2008 ha rigettato l’appello dal Comune di Riace avverso la sentenza del Giudice di pace di Stilo, depositata in data 20 novembre 2006, con la quale era stata accolta l’opposizione proposta, della L. n. 689 del 1981, ex art. 22 da N.S. avverso il verbale di accertamento e contestazione, da parte della Polizia municipale di Riace, dell’avvenuta violazione dell’art. 142 C.d.S., comma 8, verificatasi in data (OMISSIS).

2) Il Comune ha proposto ricorso per cassazione, notificato il 26 ottobre 2009. Ha dedotto un primo motivo di ricorso, con il quale lamenta violazione e falsa applicazione del D.L. n. 121 del 2002, art. 4 convertito, con modificazioni, dalla L. n. 168 del 2002, e degli artt. 142, 200 e 201 C.d.S., 384 reg. C.d.S. in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.

Con esso afferma che la contestazione differita dell’infrazione de qua, ove ovviamente ne ricorrano le condizioni e siano osservate le prescrizioni di cui al citato art. 201, possa essere effettuata a seguito della utilizzazione diretta da parte degli agenti accertatori delle apparecchiature elettroniche di rilevazione della velocità anche su strade diverse da quelle indicate nel citato D.L. n. 121 del 2002, art. 4 o nel decreto prefettizio di cui al medesimo art. 4.

3) Con il secondo motivo, che denuncia violazione degli artt. 112 e 345 c.p.c. e art. 2697 c.c., nonchè contraddittorietà della motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, parte ricorrente espone tre profili di doglianza.

In primo luogo si duole dell’errore processuale commesso dalla sentenza per aver pronunciato ultra petita, posto che nell’atto di opposizione, nè ovviamente in sede di appello incidentale, era stato fatto valere il motivo di annullamento della sanzione relativo alla pretesa mancanza di idonea informazione agli automobilisti della installazione di un autovelox sulla (OMISSIS).

Lamenta poi violazione di legge in ordine al riparto dell’onere della prova (art. 2697 c.c.), e deduce genericamente che doveva essere l’opponente a dimostrare l’assenza dei cartelloni di segnalazione delle apparecchiature di controllo della velocità,’ è viziata dall’inidoneità del quesito di diritto.

Infine quanto alla doglianza relativa al vizio di motivazione, sembra denunciare il contrasto tra l’affermazione in sentenza della presenza nel verbale di accertamento dell’attestazione dei vigili urbani circa la regolare ubicazione della cartellonistica e la singolare tesi del tribunale, secondo il quale tale risultanza “non assume rilevanza”.

4) La parte intimata non ha svolto attività difensiva.

Il Collegio rileva la inammissibilità del ricorso.

La sentenza impugnata ha ritenuto sussistenti più ragioni di illegittimità del provvedimento amministrativo (verbale della Polizia Municipale del Comune di Riace): a) la prima in ordine di esposizone, consistente nella ritenuta violazione del D.L. n. 121 del 2002, art. 4 è stata impugnata con il primo motivo, b) la terza, che presenta due aspetti, consiste nella mancata installazione di strumenti informativi della presenza, sulla (OMISSIS), della apparecchiatura elettronica autovelox e del cartello stradale indicante il limite di velocità. Essa è stata censurata con il secondo motivo di ricorso.

c) La seconda ratio che regge la decisione è stata esplicitata dal tribunale a pag. 10 della sentenza, ove è stato affermato che gli agenti di polizia municipale non avevano il potere di accertare le violazioni in materia di circolazione stradale sul tratto stradale in questione, poichè, essendo enti proprietari della strada la Provincia di Reggio Calabria e l’ANAS, e non il comune, detto ente locale avrebbe dovuto produrre prova della fonte del potere di accertare le violazioni su tale strada. Questa autonoma ratio decidendi non risulta oggetto di impugnazione.

Trova quindi applicazione il principio secondo cui; “nel caso in cui venga impugnata con ricorso per cassazione una sentenza (o un capo di questa) che si fondi su più ragioni, tutte autonomamente idonee a sorreggerla, è necessario, per giungere alla cassazione della pronuncia, non solo che ciascuna di esse abbia formato oggetto di specifica censura, ma anche che il ricorso abbia esito positivo nella sua interezza con l’accoglimento di tutte le censure, affinchè si realizzi lo scopo proprio di tale mezzo di impugnazione, il quale deve mirare alla cassazione della sentenza, in toto o nel suo singolo capo, per tutte le ragioni che autonomamente l’una o l’altro sorreggano. Ne consegue che è sufficiente che anche una sola delle dette ragioni non abbia formato oggetto di censura, ovvero, pur essendo stata impugnata, sia respinta, perchè il ricorso o il motivo di impugnazione avverso il singolo capo di essa, debba essere respinto nella sua interezza, divenendo inammissibili, per difetto di interesse, le censure avverso le altre ragioni poste a base della sentenza o del capo impugnato (Cass., S.U., n. 16602 del 2005; Cass., n. 2811 del 2006; Cass., n. 21431 del 2007)”.

Il Collegio può disattendere la relazione comunicata ex art. 380 bis c.p.c. e, ravvisata una ragione di inammissibilità del ricorso, pronunciare la relativa declaratoria. (Sez Un n. 8999/09) Discende da quanto esposto l’inammissibilità del ricorso, senza la pronuncia sulla refusione delle spese di lite, in mancanza di attività difensiva dell’intimato.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della seconda sezione civile tenuta, il 3 dicembre 2010.

Depositato in Cancelleria il 11 aprile 2011

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