Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8248 del 30/03/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 30/03/2017, (ud. 15/11/2016, dep.30/03/2017),  n. 8248

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAMMONE Giovanni – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – Consigliere –

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere –

Dott. DORONZO Adriana – rel. Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 19052-2011 proposto da:

L.G. C.F. (OMISSIS), L.C. c.f. (OMISSIS),

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA GERMANICO 55, presso lo

studio dell’avvocato GIACOMO CARFAGNA, che li rappresenta e difende,

giusta delega in atti;

– ricorrenti –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE C.F. (OMISSIS), in

persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso

l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli

Avvocati CLEMENTINA PULLI, MAURO RICCI, giusta delega in atti;

– controricorrente –

e contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE C.F. (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 1174/2011 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 01/03/2011 R.G.N. 9755/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/11/2016 dal Consigliere Dott. ADRIANA DORONZO;

udito l’Avvocato CARFAGNA GIACOMO;

udito l’Avvocato PULLI CLEMENTINA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SERVELLO GIANFRANCO che ha concluso per l’inammissibilità del

ricorso, in subordine rigetto.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. La Corte d’appello di Roma, con sentenza pubblicata in data 1/3/2011, ha rigettato l’appello proposto da L.G. e L.C. contro la sentenza resa dai Tribunale di Tivoli che aveva riconosciuto alla loro dante causa, C.I., deceduta nel corso del giudizio di primo grado, il diritto all’indennità di accompagnamento con decorrenza dal giugno 2006, successiva alla data di presentazione della domanda amministrativa.

2. La Corte ha ritenuto che i motivi di appello non fossero specifici come previsto dall’art. 434 c.p.c. (nel testo precedente alla modifica introdotta con D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni nella L. 7 agosto 2012, n. 134), poichè l’atto di impugnazione trascurava le motivazioni addotte dai giudice di prime cure e, in particolare, le risultanze della consulenza tecnica d’ufficio, limitandosi la parte appellante a descrivere la diagnosi e a lamentare l’omessa valutazione di malattie riscontrabili dalla documentazione acquisita, senza tuttavia precisare quali affezioni sarebbero state sottovalutate e quali esami e certificazioni sarebbero stati trascurati. Ciò a fronte di una consulenza tecnica d’ufficio che aveva esaminato tutta la documentazione versata in atti.

3. Contro la sentenza i L. propongono ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo, cui resiste con controricorso l’Inps mentre il Ministero intimato non svolge attività difensiva.

4. Il collegio dispone, come da decreto del Primo presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della motivazione in forma semplificata.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Il motivo di ricorso è fondato sulla violazione e falsa applicazione dell’art. 434 c.p.c. e con esso la parte censura la sentenza nella parte in cui ha ritenuto generico il motivo di appello laddove, con esso, si era dedotta una devianza della consulenza tecnica d’ufficio dalle comuni nozioni della scienza medica.

2. Il motivo è inammissibile.

La parte non ha trascritto, neppure per stralcio, il contenuto del ricorso in appello che la corte territoriale ha ritenuto non redatto secondo i criteri previsti a pena di inammissibilità dall’art. 434 c.p.c. e l’atto non è stato depositato unitamente al ricorso per cassazione. Con ciò la parte non rispetta il duplice onere imposto, a pena di inammissibilità del ricorso, dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e, a pena di improcedibilità, dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, norme volte a consentire al giudice di legittimità, nel rispetto del principio di strumentalità delle forme, di valutare la fondatezza del motivo, senza dover procedere all’esame dei fascicoli d’ufficio o di parte (v. da ultimo, Cass., 12 dicembre 2014, n. 26174; Cass., 7 febbraio 2011, n. 2966).

Deve aggiungersi che il vizio motivazionale per avere il giudice del merito aderito acriticamente alle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio è ravvisabile solo in caso di palese devianza dalle nozioni correnti della scienza medica, la cui fonte va indicata, o nell’omissione degli accertamenti strumentali dai quali, secondo le predette nozioni, non può prescindersi per la formulazione di una corretta diagnosi, mentre al di fuori di tale ambito la censura costituisce mero dissenso diagnostico che si traduce in un’inammissibile critica del convincimento del giudice, e ciò anche con riguardo alla data di decorrenza della richiesta prestazione (cfr. ex multis Cass. 3 febbraio 2012, n. 1652; Cass. n. 569 del 2011; n. 9988 del 2009).

Anche rispetto a tale vizio, tuttavia, il ricorso difetta di autosufficienza non avendo la parte riportato in ricorso, neppure per sintesi, il contenuto della relazione di consulenza tecnica nè ha precisato dove e quando i rilievi sono stati sottoposti all’esame del giudice del merito (con ulteriore violazione del suddetto principio).

3. Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile. In applicazione del criterio della soccombenza le spese del giudizio devono essere poste a carico dei ricorrenti, non avendo la parte ricorrente dichiarato di aver assolto in primo grado l’onere autocertificativo previsto dall’art. 152 disp. att. c.p.c., a nulla rilevando a tal fine la dichiarazione resa dal solo difensore circa il valore della prestazione dedotta in giudizio.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento in favore del controricorrente delle spese del presente giudizio, liquidate in Euro 1700, di cui Euro 100 per esborsi, oltre al 15% di spese generali e altri accessori di legge. Nulla sulle spese nei confronti della parte rimasta intimata.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 15 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 30 marzo 2017

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