Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8230 del 24/03/2021

Cassazione civile sez. trib., 24/03/2021, (ud. 14/10/2020, dep. 24/03/2021), n.8230

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. ANTEZZA F – rel. est. Consigliere –

Dott. MELE Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 21922/2016 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

i cui uffici in Roma, via dei Portoghesi n. 12, domicilia;

– ricorrente –

contro

CLOSE UP s.r.l. (C.F.: (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale per il

Lazio n. 993/06/2016, pronunciata l’1 febbraio 2016 e depositata il

23 febbraio 2016;

udita la relazione svolta nell’adunanza camerale del 14 ottobre 2020

dal Consigliere Fabio Antezza;

Lette le conclusioni scritte del P.M., in persona del Sostituto

Procuratore Generale De Matteis Stanislao, per l’accoglimento del

ricorso.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. l’Agenzia delle Entrate (“A.E.”) ricorre, con 2 motivi, per la cassazione della sentenza, indicata in epigrafe, di rigetto dell’appello dalla stessa proposto avverso la sentenza n. 2739/01/2015 emessa dalla CTP di Roma cha, a sua volta, aveva accolto l’impugnazione di avviso di accertamento IVA, IRES, IRAP (n. (OMISSIS)), relativo all’esercizio 2006, emesso per il recupero a tassazione di costi indeducibili ed IVA indetraibile con riferimento a fatturazioni per operazioni inesistenti.

2. Per quanto ancora rileva nel presente giudizio, la CTR rigettò l’appello ritenendo il quadro indiziario fornito dall’A.E. di “rilevante gravità” ma “pur tuttavia” i relativi “indizi non sufficienti a comprovare la pretesa erariale” (in quanto necessitante di “ulteriori accertamenti e verifiche nei confronti della società capolista Volkswagen Group Italia s.p.a.”). A quanto innanzi, sempre esplicitamente riferendosi all’ipotesi di fatturazioni per “operazioni soggettivamente inesistenti”, il Giudice d’appello aggiunse quanto segue. “Le argomentazioni dell’Ufficio a sostegno dell’impugnato accertamento, benchè estremamente articolare e sinanche parzialmente condivisibili, non sono, tuttavia, idonee a soddisfare l’onere della prova incombente sull’Agenzia, non essendo corroborate da motivazioni adeguate e da annessa documentazione a supporto. L’elemento soggettivo, quantomeno in termini di cosciente e volontaria intenzionalità (e ciò a prescindere dalla sussistenza o menai, di dolo penale), andava comunque comprovato dall’Ufficio. Il che non è. Il quadro indiziario desumibile dalle produzioni attizie induce ragionevolmente a ritenere che la Close-Up s.r.l. non abbia affatto assolto il ruolo di soggetto interposto, bensì piuttosto quello di intermediario, sicchè le responsabilità erariali alla medesima ascritte non pare possano fondatamente ravvisarsi”.

3. Contro la sentenza d’appello l’A.E. ricorre con due motivi mentre la contribuente, correttamente intimata, non si difende.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. il ricorso merita accoglimento, nei termini che seguono.

2. I motivi di ricorso sono suscettibili di trattazione congiunta, in ragione della connessione delle questioni inerenti i relativi oggetti.

2.1. Con il motivo n. 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, si deducono “violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 55, nonchè dell’art. 2697 c.c.”. La ricorrente, in sostanza, prospetta l’errore di diritto della CTR nella considerazione dei presupposti legittimanti l’accertamento “analitico-induttivo” oltre che nell’applicazione dei principi governanti il riparto dell’onere probatorio in caso di contestazione di fatturazioni per operazioni inesistenti, con particolare riferimento all’idoneità della prova per presunzioni nella detta materia.

Con il motivo n. 2, sempre in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, al di là della tecnica utilizzata tanto nella redazione della rubrica quanto nella formulazione della censura, la ricorrente insiste nel secondo dei profili di cui al motivo n. 1. Essa, in particolare, prospetta l’errore di diritto nel quale sarebbe incorsa la CTR nel ritenere che “l’elemento soggettivo, quantomeno in termini di cosciente e volontaria intenzionalità…, andava comunque comprovato dall’Ufficio”, ancora una volta anche con riferimento all’idoneità della prova per presunzioni nella detta materia.

2.2. I motivi sono fondati, nei limiti dii seguito esplicitati in quanto il profilo censurante la statuizione circa i presupposti legittimanti l’accertamento in concreto effettuato (di cui al motivo n. 1) è inammissibile per non aver colto la ratio decidendi della statuizione impugnata che non si fonda sulla loro insussistenza (per il detto profilo di inammissibilità inerente la ratio decidendi si vedano, ex plurimis, tra le più recenti: Cass. Sez. U, 15/09/2020, n. 19169, Rv. 658633-01, in motivazione; Cass. sez. 6-3, 15/10/2019, n. 26052, in motivazione; Cass. sez. 3, 15/10/2019, n. 25933, in motivazione, entrambe nel senso della considerazione della relativa censura alla stregua di un “non motivo”, inammissibile ex art. 366 c.p.c., n. 4; Cass. sez. 3, 11/12/2018, n. 31946, in motivazione; Cass. sez. 5, 07/11/2018, n. 28398 e Cass. n. 28391; Cass. sez. 1, 10/04/2018, n. 8755; Cass. sez. 6-5, 07/09/2017, n. 20910, Rv. 645744-01, per la quale la proposizione, con il ricorso per cassazione, di censure prive di specifiche attinenze al decisum della sentenza impugnata è assimilabile alla mancata enunciazione dei motivi richiesti dall’art. 366 c.p.c., n. 4, con conseguente inammissibilità del ricorso, rilevabile anche d’ufficio; Cass. sez. 4, 22/11/2010, n. 23635, Rv. 615017-01).

2.3. Nel merito cassatorio, in particolare, la motivazione della sentenza impugnata, come riportata al paragrafo n. 2, della precedente esposizione dei fatti di causa, peraltro riferentesi alla sola ipotesi di fatturazioni per operazioni soggettivamente inesistenti, nella sua intrinseca contraddittorietà si discosta dai principi governanti la materia come sanciti da questa Corte (dai quali non vi sono motivi per discostarsi) circa il riparto dell’onere della prova, non individuandone correttamente il confine, ed in merito alla idoneità della prova per presunzioni, nonostante il ritenuto quadro indiziario di rilevante gravità.

E’ in merito sufficiente ricordare che qualora l’Amministrazione finanziaria contesti che la fatturazione attiene ad operazioni soggettivamente inesistenti, inserite o meno nell’ambito di una frode carosello, incombe sulla stessa l’onere di provare la consapevolezza del destinatario che l’operazione si inseriva in una evasione dell’imposta dimostrando, anche in via presuntiva, in base ad elementi oggettivi specifici, che il contribuente fosse a conoscenza, o avrebbe dovuto esserlo usando l’ordinaria diligenza in ragione della qualità professionale ricoperta, della sostanziale inesistenza del contraente. Ove l’Amministrazione assolva a detto incombente istruttorio, grava sul contribuente la prova contraria di avere adoperato, per non essere coinvolto in un’operazione volta ad evadere l’imposta, la diligenza massima esigibile da un operatore accorto, secondo criteri di ragionevolezza e di proporzionalità in rapporto alle circostanze del caso concreto (ex plurimis, limitando i riferimenti solo alle più recenti: Cass. sez. 5, 20/07/2020, n. 15369, Rv. 658429-01, oltre che Cass. sez. 6-5, 28/02/2019, n. 5873, Rv. 653071-01, con particolare riferimento tanto all’elemento soggettivo quanto alla rilevanza della prova per presunzioni).

3. In conclusione, in accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata deve essere cassata, in relazione ai motivi accolti, con rinvio alla Commissione tributaria regionale per il Lazio, in diversa composizione, che provvederà anche alle spese relative al presente grado di giudizio.

PQM

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata, in relazione a motivo accolto, e rinvia alla Commissione tributaria regionale per Lazio, in diversa composizione, che provvederà anche a regolarizzazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 14 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 24 marzo 2021

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