Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8229 del 07/04/2010

Cassazione civile sez. III, 07/04/2010, (ud. 01/03/2010, dep. 07/04/2010), n.8229

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VARRONE Michele – Presidente –

Dott. FILADORO Camillo – Consigliere –

Dott. FEDERICO Giovanni – Consigliere –

Dott. MASSERA Maurizio – rel. Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

F.A. (OMISSIS), R.T.F., F.

M., elettivamente domiciliati in ROMA, LARGO DELLA GANCIA 5,

presso lo studio dell’avvocato USAI SERGIO, che li rappresenta e

difende unitamente all’avvocato TOSCANO ISIDORO con delega a margine

del ricorso;

– ricorrenti –

e contro

ANAS SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 807/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA, Terza

Sezione Civile, emessa il 01/02/2005, depositata il 22/02/2005;

R.G.N. 213/2001;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

01/03/2010 dal Consigliere Dott. MAURIZIO MASSERA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

DESTRO Carlo, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza in data 18 ottobre – 13 dicembre 1999 il Tribunale di Roma rigettava la domanda proposta da F.A., T.R. F. e F.M., che avevano chiesto la condanna dell’Arias al risarcimento dei danni conseguenti al sinistro stradale nel quale era deceduto il loro congiunto F.G. e che essi attribuivano alla difformità del guard-rail rispetto alla normativa vigente.

Con sentenza in data 1-22 febbraio 2005 la Corte d’Appello di Roma rigettava il gravame dei soccombenti.

La Corte territoriale osservava per quanto interessa: F. G. aveva perso il controllo dell’autovettura a causa di un probabile malore e aveva urtato contro il muretto in cemento armato esistente a margine della corsia di emergenza, procedendo lungo esso per circa 47 m. e poi finendo contro il guard-rail che delimitava la stessa corsia e che sporgeva dalla linea del muretto; il guardrail non costituiva un ostacolo imprevedibile e non era stato accertato un posizionamento irregolare della barriera metallica tale da costituire causa determinante del sinistro.

Avverso la suddetta sentenza i F. e la R.T. hanno proposto ricorso per Cassazione affidato a tre motivi trattati congiuntamente.

L’Anas non ha espletato attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

I ricorrenti denunciano: a) con la prima censura: violazione e falsa applicazione dell’art. 2051 c.c., nonchè dell’art. 1223 c.c. e dei principi che disciplinano il nesso di causalità tra il danno e/o l’evento lesivo e la cosa in custodia e del cosiddetto criterio della causalità specifica; b) con la seconda censura: violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., dell’art. 2051 c.c. e delle norme che disciplinano l’onere della prova, a carico del danneggiato, sulla sussistenza del nesso di causalità tra il danno e/o l’evento lesivo e la cosa in custodia; e) con la terza censura: omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in ordine ad un punto decisivo della controversia.

Il ricorso tratta congiuntamente le tre censure in palese violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 4, in forza del quale i motivi debbono essere specifici, mentre il modus censurandi adottato non consente di attribuire le argomentazioni a sostegno all’una o all’altra delle censure e, quindi, le rende aspecifiche.

Sotto diverso profilo, è agevole osservare che i principi giuridici che disciplinano la responsabilità da cosa in custodia possono così riassumersi: la responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia prevista dall’art. 2051 c.c., prescinde dall’accertamento del carattere colposo dell’attività o del comportamento del custode e ha natura oggettiva, necessitando, per la sua configurabilità, del mero rapporto eziologico tra cosa ed evento; tale responsabilità prescinde, altresì, dall’accertamento della pericolosità della cosa stessa e sussiste in relazione a tutti i danni da essa cagionati, sia per la sua intrinseca natura, sia per l’insorgenza in essa di agenti dannosi, essendo esclusa solo dal caso fortuito, che può essere rappresentato – con effetto liberatorio totale o parziale – anche dal fatto del danneggiato, avente un’efficacia causale tale da interrompere del tutto il nesso eziologico tra la cosa e l’evento dannoso o da affiancarsi come ulteriore contributo utile nella produzione del danno (Cass. Sez. 3^, n. 28811 del 2008).

La Corte territoriale ha accertato che il F., probabilmente a causa di un malore, ha perso il controllo della propria auto e, dopo avere urtato contro il muretto che delimitava la corsia di pertinenza e avere percorso 47 m., si è arrestato contro il guard-rail; ha valorizzato l’argomentazione del Tribunale, secondo cui inevitabilmente l’automobilista sarebbe finito contro un ostacolo fisso, idoneo a determinare un urto violento contro il veicolo; ha accertato che il guard-rail era posizionato correttamente ed era arrotondato verso l’internon in prossimità del muretto, da cui distava 50 – 60 cm.

I ricorrenti contestano quest’ultima a affermazione, ma i riferimenti alla L. n. 181 del 1962 e alla circolare ministeriale si rivelano generici e non dimostrano la non conformità ad esse del guard-rail in discussione, accertamento che, peraltro, non può prescindere dall’apprezzamento fattuale riservato al giudice di merito.

In definitiva, l’urto del F. contro il guard-rail è stato determinato da un uso improprio (anche se dovuto a malore) della sede stradale. La presenza di barriere che la delimitano non è contra legem ed è anzi necessaria per evitare pericoli e danni ulteriori.

Se la presenza dei guard-rail metallici, aventi le caratteristiche di quello di specie, non è contra legem ed è invece di uso comune, non può ricollegarsi alla loro mera presenza passiva valore di causa efficiente dei danni che l’urto contro di essi possa determinare ove tale urto sia del tutto indipendente da cause comunque addebitabili all’ente proprietario della strada. In altri termini, un evento mortale può verificarsi anche nell’ipotesi, ad esempio, che l’automobilista perda il controllo del mezzo e vada ad urtare contro il muro di una casa e non per ciò solo può affermarsi la responsabilità del proprietario. Analogamente non è configurabile la responsabilità dell’ente proprietario della strada, pur facendo applicazione dell’art. 2051 c.c., allorchè il guard-rail abbia una funzione protettiva e non sia in contrasto con la normativa che ne consente la collocazione.

Pertanto il ricorso va rigettato. Non luogo alla pronuncia sulle spese.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Nulla spese.

Così deciso in Roma, il 1 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 7 aprile 2010

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