Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8227 del 24/03/2021

Cassazione civile sez. trib., 24/03/2021, (ud. 14/10/2020, dep. 24/03/2021), n.8227

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. ANTEZZA F – rel. est. Consigliere –

Dott. MELE Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 23063/2013 R.G. proposto da:

F.R.G. s.r.l. (C.F.: (OMISSIS)), con sede legale in (OMISSIS), in

persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e

difesa dagli Avv.ti Davide Druda e Stefano Ceon, con domicilio

eletto presso quest’ultimo in Roma in piazza di Priscilla n. 4;

– ricorrente –

nonchè da:

D.R. (C.F.: (OMISSIS)), nato a (OMISSIS) il (OMISSIS),

rappresentato e difeso dagli Avv.ti Davide Druda e Stefano Ceon, con

domicilio eletto presso quest’ultimo in Roma in piazza di Priscilla

n. 4;

– ricorrente –

e da:

M.F. (C.F.: M.), nata a (OMISSIS) il

(OMISSIS), rappresentata e difesa dagli Avv.ti Davide Druda e

Stefano Ceon, con domicilio eletto presso quest’ultimo in Roma in

piazza di Priscilla n. 4;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

i cui uffici in Roma, via dei Portoghesi n. 12, domicilia;

– controricorrente –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE – Direzione Provinciale di Roma, in persona del

Direttore pro tempore;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale per il

Veneto n. 35/05/2013, pronunciata il 21 gennaio 2013 e depositata il

25 febbraio 2013;

udita la relazione svolta nell’adunanza camerale del 14 ottobre 2020

dal Consigliere Fabio Antezza.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. F.R.G. s.r.l. ed i soci D.R. e M.F., ricorrono, con atto congiunto fondato su cinque motivi, per la cassazione della sentenza, indicata in epigrafe, di rigetto dell’appello dagli stessi proposto avverso la sentenza n. 124/01/2011 emessa dalla CTP di Padova.

2. Il Giudice di primo grado, a sua volta, per quanto ancora rileva in questa sede, aveva rigettato le impugnazioni esperite avverso avviso di accertamento per IVA ed imposte dirette relativo all’esercizio 2006, notificati alla società per maggior reddito d’impresa, con riferimento alla vendita di cinque unità immobiliari, nonchè contro due avvisi di accertamento per imposte dirette (sempre periodo d’imposta 2006), notificati ciascuno ai citati soci, per conseguente maggior reddito di partecipazione.

3. La CTR rigettò l’appello dei contribuenti con sentenza avverso la quale, come detto, gli stessi propongono ricorso congiunto fondato su cinque motivi, mentre la sola Agenzia delle Entrate (“A.E.”) si difende con controricorso (prospettando anche profili di inammissibilità delle censure).

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso non merita accoglimento.

2. Tutti i motivi di ricorso sono suscettibili di trattazione congiunta, in ragione della connessione delle questioni inerenti i relativi oggetti.

2.1 Con il motivo I, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 (nella sua formulazione, ratione temporis applicabile, successiva alla sostituzione del n. 5, ad opera del D.L. n. 83 del 2012), si deducono “omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia” con riferimento al motivo d’appello inerente l’omessa esibizione da parte dell’A.E. dell’autorizzazione per l’acquisizione dei conti correnti ed il dedotto difetto di motivazione dei provvedimenti impositivi per difetto della detta autorizzazione all’esecuzione delle indagini bancarie.

Con il motivo II, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 5 (ratione temporis applicabile), si deducono, rispettivamente, “violazione e/o falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., essendo la sentenza affetta dal vizio di “motivazione apparente””, nonchè “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio”. L’apparenza motivazionale emergerebbe dalla circostanza per la quale la CTR avrebbe affermato la possibilità della prova contraria da parte dei contribuenti per poi in concreto escludere il raggiungimento della stessa rispetto alla prova fornita dall’A.E. circa i reali prezzi di vendita basata sui contratti preliminari. L'”omesso esame” avrebbe poi ad oggetto proprio la documentazione agli atti del processo inerente i prezzi di vendita di altri immobili situati nella stessa zona PEEP.

Con il motivo III, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 5 (ratione temporis applicabile) e 4, si deducono, rispettivamente, “violazione e falsa applicazione di legge…”,”omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio” nonchè “nullità radicale della sentenza in relazione all’art. 112 c.p.c.”. La CTR, in sostanza, avrebbe omesso di decidere in merito al motivo d’appello inerente la dedotta illegittimità della sentenza di primo grado per aver integrato le motivazioni dei provvedimenti impugnati circa l’assoggettamento degli immobili a vincoli PEEP e quindi incidenti sui prezzi d’acquisto degli immobili. In merito al medesimo profilo, poi, i ricorrenti deducono vizi motivazionali per non essere esplicito l’iter logico-giuridico seguito dalla CTR in ordine al detto motivo oltre che per omessa ed allo stesso tempo carente motivazione in merito.

Con il motivo IV, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, si deducono “violazione e falsa applicazione degli artt. 2697,2727 e 2729 c.c.”. In sostanza, nonostante la tecnica redazionale utilizzata tanto per la rubrica quanto per l’articolazione della doglianza, si censura la violazione dei criteri regolanti l’onere probatorio in materia, oltre che la non correttezza del procedimento logico-inferenziale seguito dalla CTR ed avente alla base i prezzi di cui ai contratti preliminari.

Con il motivo V, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 5, 4 e 3, si deducono, ancora una volta contestualmente, “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio…; nullità radicale della sentenza… in relazione all’art. 112 c.p.c.; violazione e falsa applicazione degli artt. 2697,2727 e 2729 c.c.”. La CTR avrebbe omesso di pronunciare e, contestualmente, avrebbe omesso la motivazione in merito ai motivi d’appello aventi ad oggetto la legittimità degli atti impositivi per carenza di prova ed infondatezza e con riferimento alla dedotta illegittimità della ritenuta distribuzione ai soci degli utili extracontabili (anche con riferimento all’individuato periodo d’imposta), circa la quale, poi, avrebbe commesso violazioni e false applicazioni di legge.

2.2. Tutti i motivi di ricorso sono inammissibili, per plurimi profili.

In primo luogo, tutte le censure inerenti vizi di motivazione, compresa quella di cui al motivo I, che in ciò si sostanzia ad onta dell’art. 360 c.p.c., comma 1, mero indicato n. 4, sono inammissibilmente prospettate con riferimento alla formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, antecedente alla sua sostituzione ad opera del D.L. n. 83 del 2012, ed in particolare incentrate su pretesi vizi di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione e, quindi, non in relazione ad omesso esame circa fatto (storico) decisivo per il giudizio, che è stato oggetto di discussione tra le parti.

I motivi II, III e V si prospettano altresì in termini di censure complesse intrinsecamente incompatibili tra loro in quanto deducenti, peraltro con ricorrenti tentativi di sostituzione a quelle del Giudice delle proprie valutazioni di merito ed anche probatoria, profili insanabilmente inconciliabili tra loro non a cagione della mera complessità della doglianza bensì in quanto inerenti sostanzialmente le medesime questioni quali: apparenza motivazionale (ovvero omessa pronuncia) e contemporaneamente omessa motivazione e violazione o falsa applicazione di legge.

Nel motivo II, poi, si deduce, in maniera intrinsecamente ed insanabilmente contraddittoria, l’apparenza motivazionale emergente dalla circostanza per la quale la CTR avrebbe affermato la possibilità della prova contraria da parte dei contribuenti per poi in concreto escludere il raggiungimento della stessa rispetto alla prova fornita dall’A.E. circa i reali prezzi di vendita basata sui contratti preliminari. Il prospettato “omesso esame”, come detto comunque non in linea con l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ratione temporis applicabile, avrebbe poi ad oggetto la documentazione inerente i prezzi di vendita di altri immobili situati nella stessa zona PEEP, assunta come essere agli atti del processo ma non riprodotta in ricorso (neanche indirettamente) nelle parti essenziali per la comprensione della doglianza, così integrando difetto di specificità, anche in termini di autosufficienza (ex plurimis, per l’inammissibilità dovuta a difetto di specificità del motivo di ricorso, in termini di autosufficienza, si vedano altresì, ex plurimis, limitando i riferimenti solo a talune decisioni più recenti, oltre a Cass. sez. U, 27/12/2019, n. 34469, e Cass. sez. U, 19/04/2016, n. 7701: Cass. sez. 5, 30/09/2020, n. 20858, in motivazione; Cass. sez. 3, 27/05/2019, n. 14357, in motivazione; Cass. sez. 6-3, 24/05/2019, n. 14161, in motivazione; Cass. sez. 5, 13/11/2018, n. 29092, Rv. 651277-01; Cass. sez. 6-1, 27/07/2017, n. 18679, Rv. 645334-01; Cass. sez. 5, 12/04/2017, n. 9499, Rv. 643920-01, in motivazione; Cass. sez. 5, 15/07/2015, n. 14784, Rv. 636120-01; Cass. sez. 3, 09/04/2013, n. 8569, Rv. 625839-01, oltre che Cass. sez. 3, 03/07/2009, n. 15628, Rv. 609583-01).

Con riferimento al motivo III la contraddittorietà è altresì intrinseca alla stessa articolazione della censura ed in merito al profilo, di per sè considerato, inerente l’assunta omessa pronuncia in ordine al motivo d’appello deducente l’illegittimità della sentenza di primo grado per aver integrato le motivazioni dei provvedimenti impugnati circa l’assoggettamento degli immobili a vincoli PEEP e quindi incidenti sui prezzi d’acquisto degli immobili. In merito, difatti, lo stesso ricorso è contraddittorio ove, in più punti, per converso fa proprio riferimento alle argomentazioni spese dalla CTR in ordine alla doglianza di cui innanzi. Cosi confermando esso stesso l’assenza dell’omessa pronuncia in merito.

A quanto innanzi, circa i motivi III e V nonchè in merito al motivo IV, deve altresì aggiungersi l’inammissibilità derivante dalla mancata considerazione della reale ratio decidendi” quindi non sindacata, che si fonda sulla ritenuta raggiunta prova dei maggiori importi di vendita, oltre che sull’operatività della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili tra i soci di società di capitali a ristretta base azionaria, e non sul mancato assolvimento da parte dei contribuenti ai relativi oneri probatori (per il detto profilo di inammissibilità inerente la ratio decidendi si vedano, ex plurimis, tra le più recenti: Cass. Sez. U, 15/09/2020, n. 19169, Rv. 658633-01, in motivazione; Cass. sez. 6-3, 15/10/2019, n. 26052, in motivazione; Cass. sez. 3, 15/10/2019, n. 25933, in motivazione, entrambe nel senso della considerazione della relativa censura alla stregua di un “non motivo”, inammissibile ex art. 366 c.p.c., n. 4; Cass. sez. 3, 11/12/2018, n. 31946, in motivazione; Cass. sez. 5, 07/11/2018, n. 28398 e Cass. n. 28391; Cass. sez. 1, 10/04/2018, n. 8755; Cass. sez. 6-5, 07/09/2017, n. 20910, Rv. 645744-01, per la quale la proposizione, con il ricorso per cassazione, di censure prive di specifiche attinenze al decisum della sentenza impugnata è assimilabile alla mancata enunciazione dei motivi richiesti dall’art. 366 c.p.c., n. 4, con conseguente inammissibilità del ricorso, rilevabile anche d’ufficio; Cass. sez. 4, 22/11/2010, n. 23635, Rv. 615017-01).

La dedotta violazione e falsa applicazione della disciplina inerente le prove per presunzioni, infine, si sostanzia in una mera proposizione di una diversa ricostruzione in fatto rispetto a quella operata dal Giudice di merito.

3. In conclusione, il ricorso non è accolto ed i ricorrenti sono condannati, in solido, al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese processuali inerenti il presente giudizio di legittimità, che si liquidano, in considerazione dei parametri ratione temporis applicabili, in Euro 5.600,00, oltre alle spese prenotate a debito.

3.1. Stante il tenore della pronuncia, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (aggiunto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17), deve darsi atto della sussistenza dei presupposti, processuali, per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto (circa i limiti di detta attestazione, da riferirsi esclusivamente al presupposto processuale della tipologia di pronuncia adottata e non al presupposto sostanziale della dedenza del contributo del cui raddoppio trattasi, si veda Cass. Sez. U, 20/02/20, n. 4315).

P.Q.M.

rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti, in solido, al pagamento delle spese processuali inerenti il presente giudizio di legittimità che si liquidano, in favore della controricorrente, in Euro 5.600,00, oltre alle spese prenotate a debito, dando atto, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti, processuali, per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 14 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 24 marzo 2021

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