Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8215 del 06/04/2010

Cassazione civile sez. trib., 06/04/2010, (ud. 23/02/2010, dep. 06/04/2010), n.8215

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

I.G.C.;

– intimato –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Campania n. 243/48/06, depositata il 5 marzo 2007.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23 febbraio 2010 dal Relatore Cons. Biagio Virgilio.

La Corte:

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

ritenuto che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“1. L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania n. 243/48/06, depositata il 5 marzo 2007, con la quale, rigettando l’appello dell’Ufficio, è stata confermata l’illegittimità dell’avviso di accertamento con cui era stato rettificato il reddito di impresa di G.C. annotta per l’anno 1997.

Il contribuente non si è costituito.

2. Il primo motivo di ricorso, con il quale si denuncia la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, in tema di specificità dei motivi di appello, appare inammissibile, in quanto del tutto estraneo alla ratio decidendi della sentenza impugnata, con la quale l’appello dell’Ufficio è stato rigettato nel merito.

3. Il secondo motivo – con il quale si pone il seguente quesito di diritto: “atteso quanto stabilito dall’art. 2697 c.c., comma 2, artt. 2702 e 2709 c.c., in relazione alla efficacia probatoria delle scritture contabili nei confronti dell’imprenditore ed in generale della scrittura privata, dica la Suprema Corte se il contribuente che intenda confutare i dati ed i valori riportati in quelle scritture debba fornire una prova contraria specifica e completa” – appare anch’esso inammissibile per la assoluta genericità del riportato quesito, privo di qualsiasi riferimento alla fattispecie concreta.

4. In conclusione, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio, in quanto inammissibile”;

che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata all’Avvocatura Generale dello Stato;

che non sono state presentate conclusioni scritte da parte del p.m., mentre ha depositato memoria la ricorrente.

Considerato che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione (senza che a diversa conclusione siano idonee ad indurre le argomentazioni contenute nell’anzidetta memoria, a fronte della evidente carenza, nel quesito, dei requisiti stabiliti dalla consolidata giurisprudenza di questa Corte: per tutte, cfr. Cass., Sez. un., n. 26020 del 2008) e, pertanto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile;

che non v’è luogo a provvedere in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità, in assenza di svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimato.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, il 23 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 6 aprile 2010

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