Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8214 del 30/03/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 30/03/2017, (ud. 11/01/2017, dep.30/03/2017),  n. 8214

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – rel. Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5227-2016 proposto da:

G.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA NAZAURO

SAURO 16, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO FYRIGOS,

rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPE CRISTIANO, giusta

procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE;

– intimata –

avverso la sentenza n. 3020/34/2015, emessa il 29/04/2015, della

COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE di PALERMO, DISTACCATA di CATANIA,

depositata il 13/07/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’11/01/2017 dal Consigliere Relatore Dott. ENRICO

MANZON;

disposta la motivazione semplificata su concorde indicazione del

Presidente e del Relatore.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

Con sentenza in data 29 aprile 2015 la Commissione tributaria regionale della Sicilia, sezione distaccata di Catania, respingeva l’appello proposto da G.P. avverso la sentenza n. 450/1/11 della Commissione tributaria provinciale di Ragusa che ne aveva solo parzialmente accolto il ricorso contro l’avviso di accertamento IVA ed altro 2002. La CTR in particolare osservava che gli studi di settore fondavano una presunzione legale di maggior redditività rispetto alla quale il contribuente non aveva adeguatamente controprovato e che la riduzione della pretesa fiscale operata dalla CTP poteva considerarsi congruamente motivata.

Avverso tale decisione ha proposto ricorso per cassazione il contribuente deducendo due motivi.

L’intimata Agenzia delle entrate non si è difesa.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

Con il primo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, – il ricorrente lamenta violazione/falsa applicazione di plurime disposizioni legislative procedurali, censurandone la sentenza impugnata per motivazione mancante ovvero meramente apparente. Con il secondo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3-4, – si duole di violazione/falsa applicazione di disposizioni legislative sia processuali sia sostanziali circa la natura di presunzione legale degli studi di settore.

Le censure, da esaminarsi congiuntamente stante la stretta connessione, sono fondate.

Va infatti ribadito che “In tema di “accertamento standardizzato” mediante parametri o studi di settore, il contraddittorio con il contribuente costituisce elemento essenziale e imprescindibile del giusto procedimento che legittima l’azione amministrativa, in ispecie quando si faccia riferimento ad una elaborazione statistica su specifici parametri, di per sè soggetta alle approssimazioni proprie dello strumento statistico, e sia necessario adeguarle alla realtà reddituale del singolo contribuente, potendo solo così emergere gli elementi idonei a commisurare la “presunzione” alla concreta realtà economica dell’impresa. Ne consegue che la motivazione dell’atto di accertamento non può esaurirsi nel mero rilievo dello scostamento dai parametri, ma deve essere integrata (anche sotto il profilo probatorio) con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente in sede di contraddittorio, solo così emergendo la gravità, precisione e concordanza attribuibile alla presunzione basata sui suddetti parametri e la giustificabilità di un onere della prova contraria (ma senza alcuna limitazione di mezzi e di contenuto) a carico del contribuente” (Sez. 5, Sentenza n. 27822 del 12/12/2013, Rv. 629568).

Deve quindi anzitutto considerarsi erronea in jure la pronuncia della CTR laddove afferma che si tratti invece di una presunzione legale.

In secondo luogo, seguendo tale errata tesi giuridica il giudice di appello ha quindi gravato il contribuente di un onere probatorio che non gli incombeva, essendo pacifico in fatto che egli aveva rappresentato in sede di contraddittorio endoprocedimentale preprocessuale la ragione di salute che giustificava lo scostamento dallo studio di settore.

Conseguentemente la CTR ha male applicato le disposizioni codicistiche sulle presunzioni semplici e comunque ha sostanzialmente omesso una valutazione approfondita delle censure mosse dal contribuente appellante alla sentenza di primo grado in punto accoglimento parziale del suo ricorso con relativa riduzione della pretesa fiscale.

Il ricorso va dunque accolto, con cassazione della sentenza impugnata e rinvio al giudice a quo per nuovo esame.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Sicilia, sezione distaccata di Catania, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 11 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 30 marzo 2017

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