Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8209 del 27/04/2020

Cassazione civile sez. I, 27/04/2020, (ud. 15/11/2019, dep. 27/04/2020), n.8209

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23482/2014 proposto da:

Fallimento (OMISSIS) S.n.c., in persona del curatore Dott.

T.P., elettivamente domiciliato in Roma, Circonvallazione Clodia

n. 120, presso lo studio dell’avvocato Vetrella Fabio, rappresentato

e difeso dall’avvocato Gravina Antonio, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

Società per la Gestione di Attività – S.G.A. S.p.a., in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

Roma, Via Enrico Fermi n. 80, presso lo studio dell’avvocato Pesce

Salvatore, rappresentata e difesa dall’avvocato Sparano Ernesto,

giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2904/2013 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 16/07/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

15/11/2019 dal Cons. Dott. SOLAINI LUCA.

Fatto

RILEVATO

che:

La Corte territoriale di Napoli accoglieva l’appello della Società per la Gestione di Attività spa (in seguito S.G.A. spa, avente causa del Banco di Napoli) proposto avverso la sentenza con la quale il Tribunale di Napoli in accoglimento della domanda proposta dal Fallimento (OMISSIS) snc (in seguito il fallimento) dichiarava l’inefficacia, L. Fall., ex art. 44, di alcuni versamenti per complessivi Euro 61.974,83 effettuati dopo la dichiarazione di fallimento sul c/c bancario intrattenuto dalla società fallita e condannava, pertanto, la SGA spa alla restituzione di detta somma, oltre interessi legali e spese di lite (ciò, in quanto, ad avviso del Tribunale, detta somma costituiva sopravvenienza nel patrimonio della società fallita ed era costituita dal loro accredito sul conto corrente della stessa intrattenuto presso il Banco di Napoli e in tal modo il medesimo tribunale ne determinava la sua acquisizione alla massa, L. Fall., ex art. 44).

Osservava, invece, la Corte d’appello, che il conto corrente intestato alla società fallita era stato estinto già prima della dichiarazione di fallimento, dato che il banco di Napoli aveva ceduto il proprio credito in sofferenza alla S.G.A., la quale non aveva affatto conservato un rapporto di conto corrente con la società debitrice e il numero di conto (OMISSIS) indicava non un conto corrente, bensì esclusivamente la sua posizione creditoria verso la società fallita. Il pagamento era stato pacificamente eseguito da terzi non obbligati, ma non era stato effettuato in favore della fallita, dato che non vi era stata alcuna rimessa sul suo conto corrente (estinto come detto), bensì direttamente in favore della S.G.A.. Non essendovi stato alcun atto della società fallita o pagamento da essa eseguito o ricevuto, non vi era spazio per invocare la L. Fall., art. 44

Avverso la sentenza della Corte di Appello di Napoli, il Fallimento (OMISSIS) snc propone ricorso per cassazione affidato a un motivo, mentre resiste la SGA spa con controricorso, illustrato da memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con l’unico motivo, la curatela deduce la violazione della L. Fall., artt. 42 e 44, nonchè dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione del principio della par conditio creditorum, in quanto, erroneamente, la Corte distrettuale non aveva ritenuto pregiudizievole – una volta effettuato il versamento delle somme sul conto corrente della società fallita – l’utilizzo della somma versata per estinguere un debito della stessa fallita nei confronti della sola S.G.A. spa e non di tutto il ceto creditorio.

Il motivo è inammissibile, perchè la Corte territoriale ha accertato in fatto che il conto corrente intrattenuto dalla società fallita con la banca era estinto e il versamento dei terzi non obbligati non era affluito su di esso, bensì era stato effettuato direttamente in favore della creditrice, mentre la curatela ricorrente non si dà carico di questo decisivo accertamento in fatto, e argomenta il motivo di censura come se il versamento fosse stato fatto in favore della società fallita mediante versamento sul suo conto corrente. Dunque la censura non ha attinenza con la ratio decidendi.

Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Dichiara il ricorso inammissibile.

Condanna il Fallimento (OMISSIS) snc, in persona del curatore a pagare alla Società per la Gestione di Attività spa, in persona del legale rappresentante pt, le spese di lite del presente giudizio, che liquida nell’importo di Euro 5.000,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, oltre il 15% per spese generali, oltre accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente principale dell’ulteriore importo pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 15 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 27 aprile 2020

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