Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8204 del 27/04/2020

Cassazione civile sez. I, 27/04/2020, (ud. 05/11/2019, dep. 27/04/2020), n.8204

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 34168/2018 proposto da:

J.K., elettivamente domiciliato in Rimini, Corso d’Augusto n.

81, presso lo studio dell’avv. L. Valenti che lo rappresenta e

difende per procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’Interno, (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 2093/2018 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 03/08/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

05/11/2019 da Dott. SOLAINI LUCA.

Fatto

RILEVATO

che:

La Corte d’Appello di Bologna ha respinto il gravame proposto da J.K. cittadino (OMISSIS), avverso l’ordinanza del tribunale di Bologna che, confermando il provvedimento della competente Commissione territoriale, aveva negato al richiedente asilo il riconoscimento della protezione internazionale anche nella forma sussidiaria e di quella umanitaria.

Il ricorrente ha riferito di essere rimasto coinvolto in una lotta tra fazioni per la nomina del re del villaggio, ed essendo il padre sostenitore di D.K. avverso l’altro candidato di nome U.O., a causa di ciò, fu ucciso dalla fazione rivale che bruciò anche le case dei simpatizzanti del primo. Allora il ricorrente organizzò violente ritorsioni contro gli abitanti del villaggio, ma poi dovette scappare per sfuggire alle rappresaglie anche nei suoi confronti. Fu, comunque, rintracciato a (OMISSIS) da alcuni appartenenti alla fazione rivale, membri di un culto segreto, sfuggendo a colpi d’arma da fuoco.

Contro la sentenza della medesima Corte d’Appello è ora proposto ricorso per cassazione sulla base di tre motivi.

Il Ministero dell’Interno non ha spiegato difese scritte.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Il ricorrente censura la decisione della Corte d’appello: (i) sotto un primo profilo, per il vizio di omessa, insufficiente, contraddittoria motivazione in merito alle supposte dichiarazioni scarsamente plausibili fatte dal richiedente; (ii) sotto un secondo profilo, sia per il vizio di difetto di motivazione, in merito al riconoscimento della protezione sussidiaria che per violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14; (iii) sotto un terzo profilo, per il vizio di difetto di motivazione dell’ordinanza impugnata sulla richiesta di protezione umanitaria.

Il primo motivo, in disparte i profili correlati alla nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ed anche a quelli correlati all’art. 348 ter c.p.c., è inammissibile, perchè le censure mirano a una nuova valutazione del racconto del richiedente asilo e, quindi, al merito della decisione, finalità non consentita nel presente giudizio di legittimità.

Il secondo motivo è inammissibile, perchè anch’esso attiene al merito dell’accertamento della Corte d’appello, in particolare, all’accertamento della situazione in Nigeria, venendo contestate, inammissibilmente nella presente sede, le fonti informative sulle quali si è basato il decisum (rapporto EASO-COI Nigeria giugno 2017), in presenza di una narrazione ritenuta inattendibile (Cass. n. 16925/18, 27503/18).

Il terzo motivo è infondato in quanto la valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al paese d’origine, per verificare se il rimpatrio possa determinare la privazione della titolarità e dell’esercizio dei diritti fondamentali (Cass. n. 4455/18), è stata effettuata dalla Corte d’appello che ha accertato, con giudizio di fatto, l’insussistenza di situazioni di vulnerabilità meritevoli di tale protezione.

La mancata costituzione dell’amministrazione statale esonera il collegio dal provvedere sulle spese.

P.Q.M.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto,

da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 5 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 27 aprile 2020

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