Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8204 del 04/04/2018


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Cassazione civile, sez. VI, 04/04/2018, (ud. 24/01/2018, dep.04/04/2018),  n. 8204

Fatto

RILEVATO

che M.M., premesso di aver intrattenuto con Mondial Casa s.p.a. un rapporto di agenzia, cessato per colpa della preponente, aveva chiesto al Tribunale di Catanzaro l’indennità di cui all’art. 1751 cod. civ., l’indennità di incasso e di istruttoria pratica e le provvigioni maturate e non versate per il periodo 2005-2010; nonchè l’accertamento della responsabilità della società per violazione dell’art. 2087 cod. civ., oltre alla condanna della medesima al risarcimento del danno biologico subito;

che la Mondial casa s.p.a., costituendosi, oltre a contrastare le avverse deduzioni e ad eccepire la prescrizione quinquennale in relazione alle provvigioni, aveva spiegato domanda riconvenzionale chiedendo la condanna del M. al pagamento di una somma di denaro ed alla restituzione del veicolo aziendale, talchè il M., in via di reconventio reconventionis, aveva chiesto accertarsi che aveva provveduto a custodire la merce e il furgone della Mondial casa s.p.a. nel proprio magazzino, con conseguente condanna al risarcimento dei danni;

che il giudice di primo grado ha rigettato la domanda principale per mancanza di forma scritta del contratto richiesta dall’art. 1742 cod. civ. e aveva accolto la domanda riconvenzionale diretta alla restituzione della merce e del furgone di proprietà aziendale, rigettando la reconventio reconventionis;

che la Corte d’appello ha ritenuto inammissibile il gravame con riferimento alla statuizione di rigetto della domanda principale ex art. 434 cod. proc. civ., confermando le ulteriori statuizioni;

che avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione il M. sulla base di tre motivi;

che la società non ha svolto attività difensiva;

che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio non partecipata;

che il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata.

Diritto

CONSIDERATO

Che con il primo motivo il ricorrente deduce violazione dell’art. 434 cod. proc. civ. e degli artt. 1362 e 1742 cod. civ., osservando che erroneamente la Corte territoriale aveva rilevato che l’impugnazione non contenesse alcuna coerente censura alla sentenza di primo grado, fondata sulla rilevata mancanza della forma scritta richiesta ad probationem per il contratto di agenzia, statuizione rispetto alla quale era stata ritenuta incoerente la denunciata mancata ammissione della prova orale. Rileva che, avendo allegato un contratto, ai fini dell’interpretazione del medesimo era rilevante la prova testimoniale richiesta;

che con il secondo motivo il ricorrente deduce, in ordine alla reconventio reconventionis, violazione degli artt. 1762,1766 e 1774 cod. civ., rilevando che la decisione era contraddittoria rispetto alle risultanze documentali, poichè ai giudici di merito era sfuggito che il ricorrente avesse più volte invitato la Mondial Casa s.p.a al ritiro della merce e del furgone, occupando così sine titulo il magazzino di proprietà del M.;

che con il terzo motivo deduce, con riferimento alla domanda di risarcimento del danno biologico, morale e esistenziale, l’esistenza di un nesso di causalità tra gli eventi maturati dopo il 2004 e la sindrome depressiva, rilevando che la corte territoriale, in violazione dell’art. 1751 c.c., comma 4 e art. 2697 cod. civ., non aveva dato riscontro alle deduzioni dell’attore sul punto;

che il primo motivo di ricorso è inammissibile, poichè con esso il ricorrente, nel censurare la statuizione di inammissibilità dell’appello in termini, a sua volta, estremamente generici, si duole in realtà di una valutazione rimessa al giudice del merito, quale è quella di non pertinenza della denunciata mancata ammissione della prova orale rispetto ai fondamenti della decisione, senza peraltro neppure allegare le ragioni che avrebbero dovuto indurre ad ammettere la prova testimoniale, nè adempiere agli oneri di allegazione necessari a individuare la decisività del mezzo istruttorio richiesto e la tempestività e ritualità della relativa istanza di ammissione (Cass. n. 9748 del 23/04/2010);

che con il secondo motivo il ricorrente fa valere sub specie di violazione di legge censure attinenti alla valutazione dei mezzi istruttori compiuta dal giudice del merito, nella sostanza contestando l’accertamento operato da questi ultimi e proponendo una valutazione delle risultanze istruttorie alternativa rispetto a quella offerta in sentenza, in tal modo sottoponendo alla Corte di legittimità questioni di mero fatto atte a indurre a un preteso nuovo giudizio di merito precluso in questa sede (cfr. Cass. n. 25332 del 28/11/2014);

che allo stesso modo è inammissibile il terzo motivo, in ragione dell’estrema genericità della formulazione rispetto agli enunciati posti dalla Corte territoriale a fondamento della decisione di merito, con la conseguenza che non è dato comprendere i termini della doglianza;

che in base alle svolte argomentazioni va dichiarato inammissibile il ricorso;

che nessun provvedimento deve essere adottato in ordine al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, in difetto di svolgimento di attività difensiva ad opera della parte intimata.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla sulle spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 24 gennaio 2018.

Depositato in Cancelleria il 4 aprile 2018

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