Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8193 del 29/03/2017

Cassazione civile, sez. VI, 29/03/2017, (ud. 10/11/2016, dep.29/03/2017),  n. 8193

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24531/2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

M.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEGLI

SCIPIONI 268/A, presso lo studio dell’avvocato ALESSIO PETRETTI,

rappresentato e difeso dall’avvocato DANILO LOMBARDI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3848/35/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di ROMA del 10/06/2015, depositata il 07/07/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

10/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. GIULIA IOFRIDA.

Fatto

IN FATTO

L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, nei confronti di M.F. (che resiste con controricorso), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio n. 3848/35/2015, depositata in data 7/7/2015, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di un avviso di accertamento emesso per maggiore IRPEF (ed addizionali regionali) dovuta in relazione all’anno di imposta 2007, a seguito di contestazione di costi indeducibili e di maggiori compensi determinati ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32 – è stata confermata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso del contribuente, sotto il profilo della nullità dell’atto impositivo, stante il mancato rispetto da parte dell’Amministrazione finanziaria del termine dilatorio di gg. 60, di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, per la notifica dell’avviso di accertamento (avvenuta il 27/12/2012) dalla data di consegna (il 12/12/2012) del processo verbale di constatazione, all’esito di una verifica fiscale iniziata il 30/03/2012.

A seguito di deposito di relazione ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte in Camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti.

Si dà atto che il Collegio ha disposto la redazione della ordinanza con motivazione semplificata.

Diritto

IN DIRITTO

1. La ricorrente lamenta, con i tre motivi, sia la violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, anche in relazione al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32 e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, comma 1, n. 2, sia l’omesso esame, ex art. 360 c.p.c., n. 5, di fatto decisivo per il giudizio (rappresentato dalla ricorrenza delle ragioni di urgenza per derogare al disposto di cui all’art. 12, comma 7 citato), deducendo che i giudici della C.T.R. non avevano dato rilievo alle ragioni di urgenza addotte dall’Ufficio, conciate all’imminente scadenza dei termini di decadenza per l’esercizio della potestà accertativa, non imputabile all’Amministrazione finanziaria, nonchè al fatto che l’avviso di accertamento si fondava, “nella parte più consistente del recupero” (pag. 16 del ricorso sui dati ricavati dalle acquisire movimentazioni bancarie, senza dunque necessità di attivazione del c.d. contraddittorio endoprocedimentale, e rilevando che gli stessi giudici d’appello avrebbero dovuto vagliare “in concreto”, attraverso la c.d. prova di resistenza, il pregiudizio subito dal contribuente.

2. Le censure, da trattare unitariamente in quante) connesse, sono infondate e, con riguardo all’eccepita violazione dell’art. 32 citato, inammissibili.

Questa Corte, in sede di applicazione del principio di diritto espresso dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 18183/2013, ha chiarito che “la capacità paralizzante dell’urgenza rispetto alla nullità dell’atto notificato senza il rispetto del termine dilatorio deve rimanere agganciato a specifici elementi di fatto che esulano dalla sfera dell’ente impositore e fuoriescano dalla sua diretta responsabilità nell’accertamento delle pretese fiscali”, con conseguente esclusione della riconducibilità dell’urgenza “a valutazioni correlate all’imminenza della scadenza del termine dilatorio che, a ben considerare, non attengono a fatti specifici che esulano dalla volontà dell’amministrazione ma rappresentano, per converso, l’effetto dell’azione tardivamente esercitata dall’amministrazione proprio perchè da tale esercizio deriverebbe l’impossibilità di garantire al contribuente il termine dilatorio e le esigenze fondamentali di garanzia del contraddittorio ad esse connesse” (Cass. 22786/2015; cfr. anche Cass. 1869/2014; Cass. 3142/2014 e Cass. 9424/2014; Cass. 25759/2014).

Occorre osservare che, nel caso di specie, la C.T.R. ha escluso la ricorrenza della deroga prevista dalla L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, rilevando che l’urgenza invocata – per come risulta dalla esposizione, in fatto, della sentenza impugnata – era correlata solo all’imminente scadenza del termine di decadenza dell’azione accertativa, il che appare in linea con gli orientamenti sopra espressi di questa Corte.

Con riguardo poi alla ritenuta, da parte della ricorrente, non necessità del rispetto della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, essendovi stata comunque un’acquisizione delle movimentazioni bancarie, D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 32, con verifica c.d. “a tavolino” – mentre la C.T.R. afferma essersi trattato di controllo fiscale eseguito, per l’anno 2007, a seguito di verifica fiscale avviata dalla Guardia di Finanza, nel marzo 2012, presso il contribuente -, deve rilevarsi che la questione non risulta essere stata specificamente dedotta dall’Agenzia delle Entrate appellante come motivo di appello (esaminati gli atti) con sua conseguente inammissibilità in questa sede di legittimità.

3. Per tutto quanto sopra esposto, va respinto il ricorso.

Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

Non sussistono i presupposti per il versamento del doppio contributo unificato da parte della ricorrente, poichè il disposto del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, non si applica all’Agenzia delle Entrate (Cass., SSUU 9938/2014).

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al rimborso delle spese processuali, liquidate in complessivi Euro 3.500,00, a titolo di compensi, oltre accessori di legge e rimborso forfertario spese generali, nella misura del 15%.

Così deciso in Roma, il 10 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 29 marzo 2017

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